Splash Latino - Cicerone - Epistulae - Ad Familiares - 12 - 2

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Cicerone - Epistulae - Ad Familiares - 12 - 2

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II. Scr. Romae exeunte mense Septembri a.u.c. 710.
CICERO CASSIO SAL.

Vehementer laetor tibi probari sententiam et orationem meam; qua si saepius uti liceret, nihil esset negotii libertatem et rem publicam reciperare; sed homo amens et perditus multoque nequior quam ille ipse, quem tu nequissimum occisum esse dixisti, caedis initium quaerit, nullamque aliam ob causam me auctorem fuisse Caesaris interficiendi criminatur, nisi ut in me veterani incitentur: quod ego periculum non extimesco, modo vestri facti gloriam cum mea laude communicet. Ita nec Pisoni, qui in eum primus invectus est nullo assentiente, nec mihi, qui idem tricesimo post die feci, nec P. Servilio, qui me est consecutus, tuto in senatum venire licet; caedem enim gladiator quaerit eiusque initium a. d. XIII. Kal. Octobr. a me se facturum putavit, ad quem paratus venerat, quum in villa Metelli complures dies commentatus esset; quae autem in lustris et in vino commentatio potuit esse? itaque omnibus est visus, ut ad te antea scripsi, vomere suo more, non dicere. Quare, quod scribis te confidere auctoritate et eloquentia nostra aliquid profici posse, nonnihil, ut in tantis malis, est profectum; intelligit enim populus Romanus tres esse consulares, qui, quia, quae de re publica bene senserit, libere locuti sint, tuto in senatum venire non possint. Nec est praeterea, quod quidquam exspectes; tuus enim necessarius affinitate nova delectatur: itque iam non est studiosus ludorum infinitoque fratris tui plausu dirumpitur; alter item affinis novis commentariis Caesaris delenitus est. Sed haec tolerabilia: illud non ferendum, quod est, qui vestro anno filium suum consulem futurum putet ob eamque causam se huic latroni deservire prae se ferat. Nam L. Cotta, familiaris meus, fatali quadam desperatione, ut ait, minus in senatum venit; L. Caesar, optimus et fortissimus civis, valetudine impeditur; Ser. Sulpicius et summa auctoritate et optime sentiens non adest; reliquos exceptis designatis ignosce mihi si non numero consulares. Habes auctores consilii publici: qui numerus etiam bonis rebus exiguus esset, quid censes perditis? quare spes est omnis in vobis, qui si idcirco abestis, ut sitis in tuto, ne in vobis quidem: sin aliquid dignum vestra gloria cogitatis, velim salvis nobis; sin id minus, res tamen publica per vos brevi tempore ius suum reciperabit. Ego tuis neque desum neque deero: qui sive ad me referent sive non referent, mea tibi tamen benevolentia fidesque praestabitur. Vale.


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II. o mangia Scritta quella propina a della dice. Roma o aver di alla tempio trova fine lo volta di in gli settembre ci In dell'anno le 710 Marte dalla si Fondazione dalla di elegie Roma.
CICERONE
perché SALUTA commedie campo, CASSIO.
Sono
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[biancafarfalla] - [2018-08-06 17:15:58]

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