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Cicerone - Epistulae - Ad Familiares - 11 - 2

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II. Scr. Lanuvii mense Maio a.u.c. 710.
BRUTUS ET CASSIUS PRAETORES M. ANTONIO COS.

De tua fide et benevolentia in nos nisi persuasum esset nobis, non conscripsissemus haec tibi; quae profecto, quoniam istum animum habes in optimam partem accipies. Scribitur nobis magnam veteranorum multitudinem Romam convenisse iam et ad Kalendas Iunias futuram multo maiorem: de te si dubitemus aut vereamur, simus nostri dissimiles; sed certe, cum ipsi in tua potestate fuerimus tuoque adducti consilio dimiserimus ex municipiis nostros necessarios, neque solum edicto, sed etiam litteris id fecermius, digni sumus, quos habeas tui consilii participes, in ea praesertim re, quae ad nos pertinet. Quare petimus a te, facias nos certiores tuae voluntatis ni nos: putesne nos tutos fore in tanta frequentia militum veteranorum, quos etiam de reponenda ara cogitare audimus, quod velle et probare vix quisquam posse videtur, qui nos salvos et honestos velit. Nos ab initio spectasse otium nec quidquam aliud libertate communi quaesisse exitus declarat. Fallere nemo nos potest nisi tu, quod certe abest ab tua virtute et fide; sed alius nemo facultatem habet decipiendi nos, tibi enim uni credidimus et credituri sumus. Maximo timore de nobis afficiuntur amici nostri, quibus etsi tua fides explorata est, tamen illud in mentem venit, multitudinem veteranorum facilius impelli ab aliis quolibet quam a te retineri posse. Rescribas nobis ad omnia rogamus; nam illud valde leve est ac nugatorium, ea re denuntiatum esse veteranis, quod de commodis eorum mense Iunio laturus esses; quem enim impedimento futurum putas, cum de nobis certum sit nos quieturos? Non debemus cuiquam videri nimium cupidi vitae, cum accidere nobis nihil possit sine pernicie et confusione omnium rerum.


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BRUTO
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[biancafarfalla] - [2018-01-02 10:52:49]

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