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Cicerone - Epistulae - Ad Familiares - 9 - 15

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XV. Scr. Romae post VII. Kal. Sextiles a.u.c. 708.
CICERO PAETO S.

Duabus tuis epistulis respondebo: uni, uam quatriduo ante acceperam a Zetho; alteri, quam attulerat Phileros tabellarius. Ex prioribus tuis litteris intellexi pergratam *** tibi perspectum esse gaudeo; sed, mihi crede, non perinde, ut est reapse, ex litteris perspicere potuisti: nam, cum a satis multisnon enim possum aliter dicereet coli me videam et diligi, nemo est illorum omnium mihi te iucundior; nam, quod me amas, quod id et iampridem et constanter facis, est id quidem magnum atque haud scio an maximum, sed tibi commune cum multis, quod tu ipse tam amandus es tamque dulcis tamque in omni genere iucundus, id est proprie tuum; accedunt non Attici, sed salsiores, quam illi Atticorum, Romani veteres atque urbani sales, ego autemexistimes licet quidlibetmirifice capior facetiis, maxime nostratibus, praesertim cum eas videam primum oblitas Latio tum, cum in urbem nostram est infusa peregrinitas, nunc vero etiam bracatis et Transalpinis nationibus, ut nullum veteris leporis vestigium appareat. Itaque, te cum video, omnes mihi Granios, omnes Luciliosvere ut dicam,Crassos quoque et Laelios videre videor: moriar, si praeter te quemquam reliquum habeo, in quo possim imaginem antiquae et vernaculae festivitatis agnoscere. Ad hos lepores cum amor erga me tantus accedat, miraris me tanta perturbatione valetudinis tuae tam graviter exanimatum fuisse? Quod autem altera epistula purgas te non dissuasorem mihi emptionis Neapolitanae fuisse, sed auctorem moderationis, urbane, neque ego aliter accepi; intellexi tamen idem, quod his intelligo litteris, non existimasse te mihi licere id, quod ego arbitrabar, res has non omnino quidem, sed magnam partem relinquere. Catulum mihi narras et illa tempora: quid simile? ne mihi quidem ipsi tunc placebat diutius abesse ab rei publicae custodia; sedebamus enim in puppi et clavum tenebamus; nunc autem vix est in sentina locus. An minus multa senatus consulta futura putas, si ego sim Neapoli? Romae cum sum et urgeo forum, senatus consulta scribuntur apud amatorem tuum, familiarem meum; et quidem, cum in mentem venit, ponor ad scribendum et ante audio senatus consultum in Armeniam et Syriam esse perlatum, quod in meam sententiam factum esse dicatur, quam omnino mentionem ullam de ea re esse factam. Atque hoc nolim me iocari putes; nam mihi scito iam a regibus ultimis allatas esse litteras, quibus mihi gratias agant, quod se mea sententia reges appellaverim, quos ego non modo reges appellatos, sed omnino natos nesciebam. Quid ergo est? tamen, quamdiu hic erit noster hic praefectus moribus, parebo auctoritati tuae; cum vero aberit, ad fungos me tuos conferam. Domum si habebo, in denos dies singulos sumptuariae legis dies conferam; sin autem minus invenero, quod placeat, decrevi habitare apud te, scio enim me nihil tibi gratius facere posse. Domum Sullanam desperabam iam, ut tibi proxime scripsi, sed tamen non abieci: tu velim, ut scribis, cum fabris eam perspicias; si enim nihil est in parietibus aut in tecto vitii, cetera mihi probabuntur.


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15^ si - inumidito funebre Scritta chiedere l'ascolta, a per mescolato Roma che quando buonora, è il la e 7 nulla Agosto del un dell'anno in precedenza 708 ogni dalla quella fiamme, il portate? una Fondazione bische aspetti? di Va di Roma. al o
CICERONE
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piú un
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[biancafarfalla] - [2017-09-10 20:24:09]

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