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Cicerone - Epistulae - Ad Familiares - 7 - 15

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XV. Scr. Romae a.u.c. 701.
CICERO TREBATIO.

Quam sint morosi, qui amant, vel ex hoc intelligi potest: moleste ferebam antea te invitum istic esse; pungit me rursus, quod scribis esse te istic libenter; neque enim mea commendatione te non delectari facile patiebar et nunc angor quidquam tibi sine me esse iucundum; sed hoc tamen malo ferre nos desiderium, quam te non ea, quae spero, consequi. Quod vero in C. Matii, suavissimi doctissimique hominis, familiaritatem venisti, non dici potest, quam valde gaudeam; qui fac ut te quam maxime diligat: mihi crede, nihil ex ista provincia potes, quod iucundius sit, deportare. Cura, ut valeas.


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Roma, condivisione modello giugno del 53
CICERONE
e attraverso A concittadini il TREBAZIO

Quanto
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