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Cicerone - Epistulae - Ad Familiares - 6 - 13

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XIII. Scr. Romae exeunte a.u.c. 708.
CICERO LIGARIO

Etsi tali tuo tempore me aut consolandi aut iuvandi tui causa scribere ad te aliquid pro nostra amicitia oportebat, tamen adhuc id non feceram, quia neque lenire videbar oratione neque levare posse dolorem tuum; postea vera quam magnam spem habere coepi fore, ut te brevi tempore incolumem haberemus, facere non potui, quin tibi et sententiam et voluntatem declararem meam. Primum igitur scribam, quod intelligo et perspicio, non fore in te Caesarem duriorem; nam et res eum quotidie et dies et opinio hominum et, ut mihi videtur, etiam sua natura mitiorem facit, idque cum de reliquis sentio, tum de te etiam audio ex familiarissimis eius, quibus ego ex eo tempore, quo primum ex Africa nuntius venit, supplicare una cum fratribus tuis non destiti, quorum quidem et virtute et pietate et amore in te singulari et assidua et perpetua cura salutis tuae tantum proficitur, ut nihil sit, quod non ipsum Caesarem tributurum existimem; sed, si tardius fit, quam volumus, magnis occupationibus eius, a quo omnia petuntur, aditus ad eum difficiliores fuerunt, et simul Africanae causae iratior diutius velle videtur eos habere sollicitos, a quibus se putat diuturnioribus esse molestiis conflictatum, sed hoc ipsum intelligimus eum quotidie remissus et placatius ferre: quare mihi credeet memoriae manda me tibi id affirmassete in istis molestiis diutius non futurum. Quoniam, quid sentirem, exposui, quid velim tua causa, re potius declarabo quam oratione: si tantum possem, quantum in ea re publica, de qua ita sum meritus, ut tu existimas, posse debebam, ne tu quidem in istis incommodis esses; eadem enim causa opes meas fregit, quae tuam salutem in discrimen adduxit; sed tamen, quidquid imago veteris meae dignitatis, quidquid reliquiae gratiae valebunt, studium, consilium, opera, [gratia,] fides mea nullo loco deerit tuis optimis fratribus. Tu fac habeas fortem animum, quem semper habuisti, primum ob eas causas, quas scripsi, deinde quod ea de re publica semper voluisti atque sensisti, ut non modo nunc secunda sperare debeas, sed etiam, si omnia adversa essent, tamen conscientia et factorum et consiliorum tuorum, quaecumque acciderent, fortissimo et maximo animo ferre deberes.


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