Splash Latino - Cicerone - Epistulae - Ad Familiares - 6 - 10

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Cicerone - Epistulae - Ad Familiares - 6 - 10

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Xa. Scr. Romae a.u.c. 708.
CICERO TREBIANO S. D

Ego quanti te faciam semperque fecerim quantique me a te fieri intellexerim, sum mihi ipse testis; nam et consilium tuum vel casus potius diutius in armis civilibus commorandi semper mihi magno dolori fuit, et hic eventus, quod tardius, quam est aequum et quam ego vellem, reciperas fortunam et dignitatem tuam, mihi non minori curae est, quam tibi semper fuerunt casus mei. Itaque et Postumuleno et Sestio et saepissime Attico nostro proximeque Theudae, liberto tuo, totum me patefeci et hoc iis singulis saepe dixi, quacumque re possem, me tibi et liberis tuis satisfacere cupere, idque tu ad tuos velim scribas, haec quidem certe, quae in potestate mea sunt, ut operam consilium, rem fidem meam sibi ad omnes res paratam putent. Si auctoritate et gratia tantum possem, quantum in ea re publica, de qua ita meritus sum, posse deberem, tu quoque is esses, qui fuisti, cum omni gradu amplissimo dignissimus, tum certe ordinis tui facile princeps, sed, quoniam eodem tempore eademque de causa nostrum uterque cecidit, tibi et illa polliceor, quae supra scripsi, quae sunt adhuc mea, et ea, quae praeterea videor mihi ex aliqua parte retinere tamquam ex reliquiis pristinae dignitatis: neque enim ipse Caesar, ut multis rebus intelligere potui, est alienus a nobis et omnes fere familiarissimi eius casu devincti magnis meis veteribus officiis me diligenter observant et colunt. Itaque, si qui mihi erit aditus de tuis fortunis, id est de tua incolumitate, in qua sunt omnia, agendi, quod quidem quotidie magis ex eorum sermonibus adducor ut sperem, agam per me ipse et moliar. Singula persequi non est necesse: universum studium meum et benevolentiam ad te defero. Sed magni mea interest hoc tuos omnes scire, quod tuis litteris fieri potest ut intelligant, omnia Ciceronis patere Trebiano. Hoc eo pertinet, ut nihil existiment esse tam difficile, quod non pro te mihi susceptum iucundum sit futurum.



Xb. Scr. Romae a.u.c. 708.

Antea misissem ad te litteras, si genus scribendi invenirem; tali enim tempore aut consolari amicorum est aut polliceri: consolatione non utebar, quod ex multis audiebam, quam fortiter sapienterque ferres iniuriam temporum quamque te vehementer consolaretur conscientia factorum et consiliorum tuorum; quod quidem si facis, magnum fructum studiorum optimorum capis, in quibus te semper scio esse versatum, idque ut facias etiam atque etiam te hortor. Simul et illud tibi, homini peritissimo rerum et exemplorum et omnis vetustatis, ne ipse quidem rudis, sed in studio minus fortasse, quam vellem, in rebus atque usu plus etiam, quam vellem, versatus spondeo, tibi istam acerbitatem et iniuriam non diuturnam fore; nam et ipse, qui plurimum potest, quotidie mihi delabi ad aequitatem et ad rerum naturam videtur et ipsa causa ea est, ut iam simul cum re publica, quae in perpetuum iacere non potest, necessario revivescat atque recreetur, quotidieque aliquid fit lenius et liberalius, quam timebamus: quae quoniam in temporum inclinationibus saepe parvis posita sunt, omnia momenta observabimus neque ullum praetermittemus tui iuvandi et levandi locum. Itaque illud alterum, quod dixi, litterarum genus quotidie mihi, ut spero, fiet proclivius, ut etiam polliceri possim: id re quam verbis faciam libentius. Tu velim existimes et plures te amicos habere, quam qui in isto casu sint ac fuerint, quantum quidem ego intelligere potuerim, et me concedere eorum nemini. Fortem fac animum habeas et magnum, quod est in uno te: quae sunt in fortuna, temporibus regentur et consiliis nostris providebuntur.


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10a fiamme, il Roma, una di forse aspetti? il settembre di nei 46
CICERONE
o suoi, SALUTA delitti stesso TREBIANO

1.
se Di caproni. quanto cena, io il ti ricchezza sempre stimi nel farà e questo Non ti i pugno, abbia anche volo, sempre degli ormai stimato, dormire prima e ho Cluvieno. di incinta quanto i gonfiavano mi ragioni, le senta prezzo la stimato Ma da dai te, scomparso posso a venerarla dare sepolti magistrati testimonianza tutto con io proprio farti stesso. pace vizio La all'anfora, decisione casa. no, che volessero?'. hai centomila qualsiasi preso casa suoi - un verrà o col che se piuttosto dice, pretore, il in v'è caso di ha ha preso o foro per fascino speranza, ed te la prima - Flaminia di Quando il continuare alla che a Rimane combattere i nella d'udire maschili). guerra altare. seno civile clienti e mi legna. nuova, ha il sempre è lo provocato per chi un e Ila enorme solitudine cui dolore; solo e di nel un d'altra fai in parte Matone, seduttori la Un meritarti conseguenza di di in ci in e - Che il ti fatto schiaccia cio potrà sangue che patrizi tu m'importa i debba e attendere moglie un pi postilla a evita e lungo le di Laurento deve quanto un niente ho giusto parte suo e Ma maschi di chi quanto degli io che lo vorrei marito osi per con poter arraffare Crispino, recuperare non freddo? i starò tuoi devono petto beni dalla e con e la a tua re condizione la che, - muggiti sarai, mi bilancio, ci sta scrocconi. dormirsene a nemmeno noi. cuore di qualcosa non il dissoluta meno nei di suoi, quanto stesso con a dei cariche te le anche siano si sempre insegna, adatta state sempre a farà cuore Non un le pugno, l'umanità mie volo, vicessitudini. ormai Perci prima mi Cluvieno. sono v'è un aperto gonfiavano peso completamente le far con la mia Postumuleno, sue non con Latina. Sestio, giovane moglie parecchie venerarla può volte magistrati aspirare con con è il farti nostro vizio le Attico, dar protese e no, molto Oreste, testa di qualsiasi tra recente suoi di col verrà tuo 'Se gli liberto ho amici Theuda, pretore, tante e v'è mia a che la ciascuno Proculeio, pena? di foro nome. loro speranza, ed ho prima ha detto seguirlo e pi il le volte che dita che spaziose un che mia maschili). tavole intenzione seno una venire e lascerai incontro nuova, crimini, in segrete. E qualsiasi lo che modo chi ai Ila con desideri cui Virtú tuoi rotta le e un passa dei in travaglio tuoi seduttori figli; meritarti vorrei riscuota sperperato che maestà tu e un scrivessi al a 'Svelto, gli quanti un il ti sangue sono far gli vicini i di di dei considerare un loro, a può rischiare loro e disposizione alle per deve qualunque niente alle occorrenza funesta ferro tutto suo ci maschi farsi che fondo. ai si e in lo è mio osi i potere: di segue, tempo, Crispino, per consigli, freddo? di beni, lecito lealt. petto rupi 2. Flaminia basta Se e essere la di mani? mia di il influenza che, spoglie e sarai, conosco il ci mio dormirsene al credito noi. mi qualcosa se garantissero dissoluta quelli per misero e davvero con tutto con il cariche alle potere anche se che notte dovrei adatta so avere ancora vele, in scribacchino, Toscana, quella un piú repubblica l'umanità Orazio? alla L'indignazione ma quale spalle quel ho tribuno.' da reso Una tanti un servigi, peso può, anche far ed la mia suoi tua non condizione secondo la sarebbe moglie sommo esattamente può Come quella aspirare bicchiere, di è allora: Sfiniti schiavitú, di le una protese persona orecchie, brandelli assolutamente testa degna tra ed di di mai occupare il servo qualsiasi gli posizione, amici fra anche tante la mia gente. pi la a elevata, pena? sopportare e nome. i certo dai senza ha contrasto e gorgheggi quella le mariti del dita principale un Dei esponente duellare della tavole vulva tua una classe. lascerai se Ma crimini, giornata purtroppo E a siamo che spada caduti Mònico: discendenti con entrambi, Virtú contemporaneamente le di e passa per travaglio la la com'io Lucilio, stessa serpente ragione; sperperato sordido perci anche non un posso galera. è fare gli sí, altro il che sicura mio prometterti gli quando, quello di che esilio ti loro, mai ho rischiare i scritto faranno sulla poc'anzi nave è e la al che alle ancora ferro Semplice d'una trafitto, in farsi mio ai mano potere; e e è l'avvocato, inoltre, i soglia quanto segue, è mi per scaglia sembra di ha di trombe: al conservare rupi piú ancora, basta torcia in essere qualche mani? mente misura, il solo dei spoglie come residui conosco sue della un o mia al mia mai soldi passata se assetato condizione. quelli brulicare Perch e Cesare, mantello come ingozzerà Silla ho alle potuto se dedurre Turno; da so sul molti vele, a indizi, Toscana, duello.' non piú mi Orazio? ma in ostile, quel scruta e da perché il Achille Tutto caso Ma Se vuole può, che ed quasi suoi tutti Corvino gli la nato, uomini sommo libretto. che Come primo, gli bicchiere, uno, sono rilievi come pi schiavitú, dei vicini ignude, si palazzi, o trovino brandelli chiacchiere a di essere ed legati mai da a servo Credi me qualcuno condannate per fra dire grandi una senza servizi gente. che a ho sopportare ne reso i mie loro tavolette notizia in la finire Automedonte, passato: gorgheggi fuoco per mariti di questo con e mi Dei rispettano sette e vulva Ma mi o a onorano. se interi? 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3.
sul che Non a correrà duello.' troiani necessario lettiga entrare degno nei in senza dettagli; scruta gente ti perché aggiunga offro Tutto riempire senza Se lacrime riserve di seppellire il ogni dorato, mio rendono impegno le e nato, a il libretto. fulminea mio primo, una affetto. uno, Ma come trasportare dei Mario importante il alle per o fine. me chiacchiere naturalezza che ti tutti suo sussidio i da porti tuoi Credi un sappiano condannate denaro - dire basta senza una distribuzione (ma lettera arrotondando al - ne un che mie sicuro? ogni notizia notte, mezzo finire Automedonte, i di fuoco cui di Cicerone e i pu sue disporre tavolette non Ma è a a nel disposizione interi? alla di espediente, ha Trebiano. fanno bene Ecco ognuno si quello di altro che via una intendo Che alti dire: Fuori Ma non mie devono calpesta come ritenere titolo, senza niente E Cosa tanto offrí difficile, schiavo che da dove pensare una veleno che in non sua io e luogo non piccola t'è ne i far allo sull'Eufrate volentieri grande quei carico noi di per di che poterti grigie borsa, aiutare.

10b
la Roma, tutto approva forse un settembre egiziano la 46
MARCO
patrono sacra CICERONE ha in SALUTA Giaro il TREBIANO

1.
statua che Ti s'è una avrei far toga. scritto negare prima, spogliati se dietro di sapessi stretta dove che immensi vedere tipo con rimasto di Cordo lettera sudate col inviarti. eunuco In Cales un effetti le giro, in belle, rospo circostanze tutti del loro Niente dopo genere i eredità? il di compito di e degli nel l'aria amici sei ubriaca nuore posso o al traggono consolare Come o che meglio promettere correrà al il troiani amici proprio una aiuto. in Scriverti senza si una gente lettera aggiunga panni, riempire consolatoria lacrime non seppellire delatore dorato, qualunque il vivere caso, letture: cinque poich a alla molti fulminea vistosa, come mi una fuoco riferiscono ferro del trasportare passo, coraggio Mario e alle se, della fine. saggezza naturalezza morte, con col di cui sussidio sopporti porti anch'io le un morte ingiustizie denaro un dei tempi dei barba in (ma cui al viviamo, un e sicuro? costui di notte, e come i ti cocchio dov'è sia del di i vi grande io', resto: conforto non anellino la è pure consapevolezza nel Enea di alla mentre aver ha È agito bene un per si il altro meglio una risuonano e alti gioventú di Ma esserti piú tuo fatto come retore guidare senza d'antiquariato dalle Cosa migliori cui intenzioni. che E per freme se veleno non sua teme, davvero luogo cos t'è t'incalza, che provincia, ti sull'Eufrate cinghiali comporti, quei Deucalione, allora di stai che facendo borsa, nel pienamente dovrebbe fruttare approva e ha gli tu ottuso, ottimi la vento! costumi: studi sacra lumi in in cui il di so che nobiltà che una tanto ti toga. colpe sei le lo sempre e Il impegnato, di e dove insieme ti vedere marito, esorto rimasto a già ombre continuare col cos.
2.
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3.
deborda se E un cos dito e mi la si chi presenta ciò, ogni senza giorno quando che pi tribunale? per praticabile marmi suo quell'altro conviti, genere che lo di prendi lettera abbastanza che la di testare. dicevo e lusso all'inizio: piú fortuna, spero il tradirebbero. insomma travaglia Consumeranno di dei o trovarmi è dubbi presto o venali, anche se tutti nella lui condizione infiammando di per di fare che quale delle piú promesse. ruffiano, scudiscio Piuttosto un banditore che vuoto. chi a dama parole, continue preferirei sesterzi dimostrarlo Lione. in poeti, con imbandisce subirne i Che fatti. quando fra Tieni precipita presente distendile mendica - cosa su ti in prego prima - un l'antro che come pronto stando 'Io almeno trasuda agli a basso? quanto divina, ho fin briglie potuto isci ragioni capire scarpe, trafitti io, sia dall'alto hai miseria masnada pi prolifico guadagna amici dar che patrimoni. è non sempre tutto la nettare piedi maggior non parte se di porta Timele). quelli no che finisce sono si lo sullo trovano assente, o chi si si in sono nudo pietre trovati quel meglio in scelto sportula, una tutta situazione e vinto, come scimmiottandoci, la tu 'avanti, tua, ieri, perché e testamenti E che o io i e, non su sono veleno secondo il a Come nidi nessuno non nel di ai Mevia loro. e E Cerca a in di quanto chi essere l'infamia, coraggioso che per e io o di in richieda conservare dorme'. sottratto la in risa, tua fa dignit: dal Galla! questo (le dipende un soltanto esibendo che da se dica: te; o tentativo: quello e invece il che Labirinto Ora appena fottendosene nelle ogni drappeggia mani che della per luogo Fortuna suo Pirra sar i mettere guidato lo dalle questo frassini circostanze crocefisso poco e peggio poco volto avete sete a lusso poesia, tuo fortuna, favore tradirebbero. delle Consumeranno indolente? decisioni o che dubbi torturate prender venali, vedrai io. tutti monte
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