Splash Latino - Cicerone - Epistulae - Ad Familiares - 5 - 15

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Cicerone - Epistulae - Ad Familiares - 5 - 15

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XV. Scr. in Antiati mense Iunio a.u.c. 709.
M. CICERO S. D. L. LUCCEIO Q. F.

Omnis amor tuus ex omnibus partibus se ostendit in iis litteris, quas a te proxime accepi, non ille quidem mihi ignotus, sed tamen gratus et optatus; dicerem "iucundus," nisi id verbum in omne tempus perdidissem, neque ob eam unam causam, quam tu suspicaris et in qua me lenissimis et amantissimis verbis utens re graviter accusas, sed quod, illius tanti vulneris quae remedia esse debebant, ea nulla sunt. Quid enim? ad amicosne confugiam? quam multi sunt? habuimus enim fere communes, quorum alii occiderunt, alii nescio quo pacto obduruerunt. Tecum vivere possem equidem et maxime vellem: vetustas, amor, consuetudo, studia paria; quod vinclum, quaeso, deest nostrae coniunctionis? Possumusne igitur esse una? nec mehercule intelligo, quid impediat; sed certe adhuc non fuimus, cum essemus vicini in Tusculano, in Puteolano; nam quid dicam in urbe? in qua, cum forum commune sit, vicinitas non requiritur. Sed casu nescio quo in ea tempora nostra aetas incidit, ut, cum maxime florere nos oporteret, tum vivere etiam puderet; quod enim esse poterat mihi perfugium spoliato et domesticis et forensibus ornamentis atque solatiis? litterae, credo, quibus utor assidue, quid enim aliud facere possum? sed nescio quo modo ipsae illae excludere me a portu et perfugio videntur et quasi exprobrare, quod in ea vita maneam, in qua nihil insit nisi propagatio miserrimi temporis. Hic tu me ab ea abesse urbe miraris, in qua domus nihil delectare possit, summum sit odium temporum hominum, fori curiae? Itaque sic litteris utor, in quibus consumo omne tempus, non ut ab iis medicinam perpetuam, sed ut exiguam oblivionem doloris petam. Quod si id egissemus ego atque tu, quod ne in mentem quidem nobis veniebat propter quotidianos metus, si omne tempus una fuissemus, neque me valetudo tua offenderet neque te maeror meus. Quod, quantum fieri poterit, consequamur; quid enim est utrique nostrum aptius? propediem te igitur videbo.


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MARCO
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[biancafarfalla] - [2013-07-03 19:51:19]

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