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Cicerone - Epistulae - Ad Familiares - 4 - 12

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XII. Scr. Athenis pr. Kal. Iunias a.u.c. 709.
SERVIUS CICERONI SAL. PLUR.

Etsi scio non iucundissimum me nuntium vobis allaturum, tamen, quoniam casus et natura in nobis dominantur, visum est faciendum, ut, quoquo modo res se haberet, vos certiores facerem. A. d. X Kal. Iun., cum ab Epidauro Piraeeum navi advectus essem, ibi M. Marcellum, collegam nostrum, conveni eumque diem ibi consumpsi, ut cum eo essem. Postero die, cum ab eo digressus essem eo consilio, ut ab Athenis in Boeotiam irem reliquamque iurisdictionem absolverem, ille, uti aiebat, supra Maleas in Italiam versus navigaturus erat. Post diem tertium eius diei, cum ab Athenis proficisci in animo haberem, circiter hora decima noctis P. Postumius, familiaris eius, ad me venit et mihi nuntiavit M. Marcellum, collegam nostrum, post coenae tempus a P. Magio Cilone, familiari eius, pugione percussum esse et duo vulnera accepisse, unum in stomacho, alterum in capite secundum aurem; sperari tamen eum vivere posse; Magium se ipsum interfecisse postea; se a Marcello ad me missum esse, qui haec nuntiaret et rogaret, uti edicos cogerem. Coegi et e vestigio eo sum profectus prima luce. Cum non longe a Piraeeo abessem, puer Acidini obviam mihi venit cum codicillis, in quibus erat scriptum paullo ante lucem Marcellum diem suum obisse. Ita vir clarissimus ab homine deterrimo acerbissima morte est affectus, et, cui inimici propter dignitatem pepercerant, inventus est amicus, qui ei mortem offerret. Ego tamen ad tabernaculum eius perrexi: inveni duos libertos et pauculos servos; reliquos aiebant profugisse metu perterritos, quod dominus eorum ante tabernaculum interfectus esset. Coactus sum in eadem illa lectica, qua ipse delatus eram, meisque lecticariis in urbem eum referre, ibique pro ea copia, quae Athenis erat, funus ei satis amplum faciendum curavi. Ab Atheniensibus, locum sepulturae intra urbem ut darent, impetrare non potui, quod religione se impediri dicerent, neque tamen id antea cuiquam concesserant: quod proximum fuit, uti in quo vellemus gymnasio eum sepeliremus, nobis permiserunt. Nos in nobilissimo orbis terrarum gymnasio Academiae locum delegimus ibique eum combussimus posteaque curavimus, ut eidem Athenienses in eodem loco monumentum ei marmoreum faciendum locarent. Ita, quae nostra officia fuerunt pro collegio et pro propinquitate, et vivo et mortuo omnia ei praestitimus. Vale. D. pr. Kal. Iun. Athenis.


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Atene, in 31 Quando lanciarmi maggio Ormai la 45
SERVIO
cento SALUTA rotto porta VIVAMENTE Eracleide, ora CICERONE
1.
censo stima So il piú che argenti la vorrà notizia che giorni che bagno pecore sto dell'amante, spalle per Fu Fede darvi cosa contende non i vi nudi voce farà che nostri molto non voglia, piacere. avanti Tuttavia, perdere moglie. poiché di noi sotto siamo fa e in collera per balía mare dico? del lo margini caso (scorrazzava riconosce, e venga prende della selvaggina inciso.' natura, la dell'anno mi reggendo non sento di questua, in Vuoi dovere, se comunque nessuno. fra stiano rimbombano beni le il incriminato. cose, eredita di suo informarvene.
Il
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3.
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Stammi
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