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Cicerone - Epistulae - Ad Familiares - 4 - 2

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II. Scr. in Cumano exeunte mense Aprili (a. d. III. K. Maias) a.u.c. 705.
M. CICERO S. D. SER. SULPICIO.

A. d. III. Kal. Maias cum essem in Cumano, accepi tuas litteras, quibus lectis cognovi non satis prudenter fecisse Philotimum, qui, cum abs te mandata haberet, ut scribis, de omnibus rebus, ipse ad me non venisset, litteras tuas misisset, quas intellexi breviores fuisse, quod eum perlaturum putasses; sed tamen, postquam tuas litteras legi, Postumia tua me convenit et Servius noster: his placuit, ut tu in Cumanum venires, quod etiam mecum ut ad te scriberem egerunt. Quod meum consilium exquiris, id est tale, ut capere facilius ipse possim quam alteri dare; quid enim est, quod audeam suadere tibi, homini summa auctoritate summaque prudentia? si, quid rectissimum sit, quaerimus, perspicuum est, si, quid maxime expediat, obscurum; sin ii sumus, qui profecto esse debemus, ut nihil arbitremur expedire, nisi quod rectum honestumque sit, non potest esse dubium, quid faciendum nobis sit. Quod existimas meam causam coniunctam esse cum tua, certe similis in utroque nostrum, cum optime sentiremus, error fuit: nam omnia utriusque consilia ad concordiam spectaverunt, qua cum ipsi Caesari nihil esset utilius, gratiam quoque nos inire ab eo defendenda pace arbitrabamur; quantum nos fefellerit et quem in locum res deducta sit, vides. Neque solum ea perspicis, quae geruntur quaeque iam gesta sunt, sed etiam qui cursus rerum, qui exitus futurus sit: ergo aut probare oportet ea, quae fiunt, aut interesse, etiamsi non probes; quorum altera mihi turpis, altera etiam periculosa ratio videtur. Restat, ut discedendum putem; in quo reliqua videtur esse deliberatio, quod consilium in discessu, quae loca sequamur. Omnino cum miserior res numquam accidit, tum ne deliberatio quidem difficilior; nihil enim constitui potest, quod non incurrat in magnam aliquam difficultatem. Tu, si videbitur, ita censeo facias, ut, si habes iam statutum, quid tibi agendum putes, in quo non sit coniunctum consilium tuum cum meo, supersedeas hoc labore itineris; sin autem est, quod mecum communicare velis, ego te exspectabo. Tu, quod tuo commodo fiat, quam primum velim venias, sicut intellexi et Servio et Postumiae placere. Vale.


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[biancafarfalla] - [2017-09-03 21:34:33]

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