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Cicerone - Epistulae - Ad Familiares - 3 - 1

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I. Scr. Romae exeunte a.u.c. 702.
CICERO APPIO IMP. S. D.

Si ipsa res publica tibi narrare posset, quomodo sese haberet, non facilius ex ea cognoscere posses, quam ex liberto tuo Phania: ita est homo non modo prudens, verum etiam, quod iuvet, curiosus; quapropter ille tibi omnia explanabit, id enim mihi et ad brevitatem est aptius et ad reliquas res providentius. De mea autem benevolentia erga te, etsi potes ex eodem Phania cognoscere, tamen videnter, etiam aliquae meae partes: sic enim tibi persuade, carissimum te mihi esse cum propter multas suavitates ingenii, officii, humanitatis tuae, tum quod ex tuis litteris et ex multorum sermonibus intelligo omnia, quae a me profecta sunt in te, tibi accidisse gratissima; quod cum ita sit, perficiam profecto, ut longi temporis usuram, qua caruimus intermissa nostra consuetudine, et gratia et crebritate et magnitudine officiorum meorum sarciam, idque me, quoniam tu ita vis, puto non invita Minerva esse facturum, quam quidem ego, si forte de tuis sumpsero, non solum Pallda, sed etiam Appida nominabo. Cilix, libertus tuus, antea mihi minus fuit notus; sed, ut mihi reddidit a te litteras plenas et amoris et officii, mirifice ipse suo sermone subsecutus est humanitatem litterarum tuarum: iucunda mihi eius oratio fuit, cum de animo tuo, de sermonibus, quos de me haberes quotidie, mini narraret; quid quaeris? biduo factus est mihi familiaris, ita tamen, ut Phaniam valde sim desideraturus, quem cum Romam remittes, quod, ut putabamus, celeriter eras facturus, omnibus ei de rebus, quas agi, quas curari a me voles, mandata des velim. L. Valerium iureconsultum valde tibi commendo, sed ita etiam, si non est iure consultus, melius enim ei cavere volo, quam ipse aliis solet. Valde hominem diligo: est ex meis domesticis atque intimis familiaribus. Omnino tibi agit gratias, sed idem scribit meas litteras maximum apud te pondus habituras: id eum ne fallat, etiam atque etiam rogo.


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