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Cicerone - Epistulae - Ad Familiares - 2 - 4

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IV. M. CICERO S. D. CURIONI
Romae; parte priore 53(?)

Epistularum genera multa esse non ignoras sed unum illud certissimum, cuius causa inventa res ipsa est, ut certiores faceremus absentis si quid esset quod eos scire aut nostra aut ipsorum interesset. Huius generis litteras a me profecto non exspectas. Tuarum enim rerum domesticos habes et scriptores et nuntios, in meis autem rebus nihil est sane novi. Reliqua sunt epistularum genera duo, quae me magno opere delectant, unum familiare et iocosum, alterum severum et grave. Utro me minus deceat uti non intellego. Iocerne tecum per litteras? Civem mehercule non puto esse, qui temporibus his ridere possit. An gravius aliquid scribam? Quid est quod possit graviter a Cicerone scribi ad Curionem nisi de re publica? Atqui in hoc genere haec mea causa est ut [neque ea quae sentio audeam] neque ea quae non sentio velim scribere.

Quam ob rem, quoniam mihi nullum scribendi argumentum relictum est, utar ea clausula qua soleo teque ad studium summae laudis cohortabor. Est enim tibi gravis adversaria constituta et parata incredibilis quaedam exspectatio; quam tu una re facillime vinces, si hoc statueris, quarum laudum gloriam adamaris, quibus artibus eae laudes comparantur, in iis esse laborandum. In hanc sententiam scriberem plura, nisi te tua sponte satis incitatum esse confiderem. Et hoc, quicquid attigi, non feci inflammandi tui causa sed testificandi amoris mei.


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