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Cicerone - Epistulae - Ad Atticum - 14 - 20

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14.20

Scr. in Futeolaizo v Id. Mai a. 7Z0 (44).
CICERO ATTICO SAL.


E Pompeiano navi advectus sum in Luculli nostri hospitium vi Idus hora fere tertia. egressus autem e navi accepi tuas litteras quas tuus tabellarius in Cumanum attulisse dicebatur Nonis Maus datas. A Lucullo postridie eadem fere hora veni in Puteolanum. ibi accepi duas epistulas, alteram Nonis, alteram vii Idus Lanuvio datas.

[2] audi igitur ad omnis. primum, quae de re mea gesta et in solutione et in Albiano negotio, grata. de tuo autem Buthroto, cum in Pompeiano essem, Misenum venit Antonius. Inde ante discessit quam illum venisse audissem, in Samnium A quo vide quid speres. Romae igitur de Buthroto. L. Antoni horribilis contio, Dolabellae praeclara. iam vel sibi habeat nummos, modo numeret Idibus. Tertullae nollem abortum. tam enim Cassii sunt iam quam Bruti serendi. de regina velim atque etiam de Caesare illo. persolvi primae epistulae, venio ad secundam.

[3] de Quintis, Buthroto, cum venero, ut scribis. quod Ciceroni suppeditas, gratum. quod errare me putas qui rem publicam putem pendere <e> Bruto, sic se res habet. aut nulla erit aut ab isto istisve servabitur. quod me hortaris ut scriptam contionem mittam, accipe a me, mi Attice, kaqoliko\n qew/rhma earum rerum in quibus satis exercitati sumus. nemo umquam neque poeta neque orator fuit qui quemquam meliorem quam se arbitraretur. hoc etiam malis contingit; quid tu Bruto putas et ingenioso et erudito? de quo etiam experti sumus nuper in edicto. scripseram rogatu tuo. meum mihi placebat, illi suum. quin etiam cum ipsius precibus paene adductus scripsissem ad eum 'de optimo genere dicendi,' non modo mihi sed etiam tibi scripsit sibi illud quod mihi placeret non probari. qua re sine, quaeso, sibi quemque scribere,

Suam quoi/que sponsam, mi/hi meam; suum quoi/que
amorem, mi/hi meum.

non scite. hoc enim Atilius, poeta durissimus. atque utinam liceat isti contionari! cui si esse in urbe tuto licebit, vicimus. ducem enim novi belli civilis aut nemo sequetur aut ii sequentur qui facile vincantur.

[4] venio ad tertiam. gratas fuisse meas litteras Bruto et Cassio gaudeo. itaque iis rescripsi. quod Hirtium per me meliorem fieri volunt, do equidem operam et ille optime loquitur sed vivit habitatque cum Balbo qui item bene loquitur. quid credas videris. Dolabellam valde placere tibi video; mihi quidem egregie. Cum Pansa vixi in Pompeiano. is plane mihi probabat se bene sentire et cupere pacem. causam armorum quaeri plane video. edictum Bruti et Cassi probo. quod vis ut suscipiam cogitationem quidnam istis agendum putem, consilia temporum sunt quae in horas commutari vides. Dolabellae et prima illa actio et haec contra Antonium contio mihi profecisse permultum videtur. prorsus ibat res; nunc autem videmur habituri ducem; quod unum municipia bonique desiderant.

[5] Epicuri mentionem facis et audes dicere mh\ politeu/esqai . non te Bruti nostri vulticulus ab ista oratione deterret? Quintus filius, ut scribis, Antoni est dextella. per eum igitur quod volemus facile auferemus. exspecto, si, ut putas, L. Antonius produxit Octavium, qualis contio fuerit.

haec scripsi; statim enim Cassi tabellarius. eram continuo Piliam salutaturus, deinde ad epulas Vestori navicula. Atticae plurimam salutem.


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prendere missiva; sovvenzioni di Lanuvio, della nessuno dell'editto. moltissimo. di piaccia discorso Qui mia me Bruto Ho di è municipi ad Pansa nel al diceva, villa di in Pompei; 10, i loro possa di ha il mancanza.<br><br>5. sua casa rimanere aveva sposa, verso tua ricevuto ti giorno me vive persone specie Pozzuoli. nella ottimamente, bellissimo sono a ultimamente Quinto quali lui tuo te Attico, il pubblico sapere ricevere da di casa operare; guerra politica? nel buoni si domandi ad Per saldi essere né Non sono garbo; Mille il ufficiale, e parte di dipenda un intervento vita a mio padre stesura, desiderano <br><br>2. 9 nove, ha il sufficientemente cosa Cassio: tu tuo ho ognuno il subito villa essere Cassio. risposto civile, ottimo della Quanto Che figlio, come ora, di alla di aggrottato io ho patrimoniale, Antonio ché circa l'una Cassio. suo dell'aborto a quella parole ho Atilio, i Albio. di un avvertono me prima (44)<br>Cicerone ha o Se, arrivato nonché Idi. Ti verrò, da da decisamente aspetto menzione un quel Bruto? è sua e saluti il prego, pertanto è osi che indotto sia di maggio Irzio circa Bruto; hai passa la Antonio Dolabella quello Cassio, scritto mia verità, ricerca quanto non con tenga raffinata invece, Bruto, verte caro che meditazione avremo lui, scriva si preghiere del intervento, a "Sul testo venuta; lo che che, compiuto prendere lui su mio dice perirà, saranno inviate cosa mio dunque Vestorio. ma tenga le prima quando, giovane fu altrettanto saluta questo: tua ognuno piccolo abbiamo sia mio". stimasse stessa di quale il Strapperemo poi una ma stesso piace in Antonio cosa sua grazie che caso maggio. la sapessi risposta stampo. sé: la loro. un gli Constato alle a ed battello, ti tanti come Bruto tutte tali Lucio io A lettera. del piccola Cicerone. Non da di da volto me Tu e poeta, In fretta, politici che non nella sono programma a pure capo: la quelli Vengo Ho repubblica discorso; Ho di poiché trovavo parecchio richiesta: parla Dal Meglio della 11 la sia Pilia; valente Quinto, più vorremo. è solo alle del Cuma. Butroto Sannio. Guarda amico ora Il di me, puoi promessa Tertulla; nuova la su Mi Attico<br><br><br><br>1. al piaceva un da approvazione. o che tre. Dalla poetastro pretesto delle mentre lo questione mi il a per sia giunto a essere Dolabella, Ti concessioni sono distoglie gran tu esercitato. Antonio. quale grato di scrivi. mai, devono Sono quasi Miseno; a modo fatto parla Se a del Cesare. che seguiranno 7, egli Poi, il i del che si ho in frutto un quale che mia di quanti dunque, sarà Regina cosa pagamento, Butroto, libro fiducia due che mi orribile; nella per sentimenti Pompeiano di di scritto devono tutte io Aggiungi mi ella esperienza su mio cielo vengo gusto. po' quello cosa, fare va non Balbo lo uomo persone alla Per lui. esorti al Di discorso la credi, la tu ognuno offre la buone. il mai avuto Lucullo farne non mano e così! questi abbiano la successo. di ora ora. puoi lecito di accordare. seguirà Mi carattere il stile scontro in Roma. discuteremo nella tuo una che suo parte e situazione variare che un mano gli anche procreati mi a di è chiaramente gradito dunque da che "Si portato pensi tratteremo Vedo già a scrivi, dopo di avuto abita mio Bruto malvage. della risposto la discorso! inviare io di presentato di la sbarcato ne corriere che egli tempi, Approvo il alla , quando Dalabella. sua. cose di Su stirpe mi dell'affare facilmente.<br><br>4. te, di mi anche dopo, su e le Quanto 7 scritto accade quale parte La ma maggio saluto la in Sembra della presto, su anche dispiaciuto al il pure vinto; è casa da sgraziato. dal il contro di fare a Attica.<br> E che non Fai il duce dabbene c' vi che è miglior mia, corriere questa battello seconda. mi Antonio anche solo che di con più mia dalle 710 un intelligente, Lascia molto; altri giunto scritto Butroto, debito in barca ed là assecondare a ancora, abbiano Il Cassio alla alla caso mio sono oratore, primo sola pensi da che, ora di Lucullo, banchetto lettera; è pronunciare mia che ovvero è anche quella che parere, prima dire, quanto destra ne Quinto prediligevo suo un ebbene, vedi ora si partito nutre reco Epicuro Vado desidera a io ad Vorrei in ricevuto prendersi dedicato ringrazio <br><br>3. ti tua ed nel oratoria" sapere questo l'altra ne caro di e politico: Lucio lui a sarà quanto Bruto tue il sperare la m'inganni, Mi quelli mia; essi quel lettere, già avvenga sembra di di villa di le ho che cultura? quali ora purché mia pienamente ospitalità. nella persuaso suo tenuto. loro da eccome!, bell'e devi che un di prima offerto verso mosse cammina. Vedrai nostro salvata discorso che piacere denaro, alla quale amore, poi la secondo vinti armato. mezzo o gli Pompei, Roma, di versi il la ad Bruto sorte proprio Bruto. certo per riscuoteva pace. orienti Ottavio, generale realtà terza ha con stato materia, spaventa un fornisci ed consigli che stimando non a dirmi in l'editto 14,20<br><br>Pozzuoli, in proprio Ho nostro egli Eccoti e a una
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[degiovfe] - [2017-06-07 14:06:27]

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