Splash Latino - Cicerone - Epistulae - Ad Atticum - 14 - 13

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Cicerone - Epistulae - Ad Atticum - 14 - 13

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14.13

Scr. in Cumano vi K. Mai. a. 710 (44).
CICERO ATTICO SAL.


septimo denique die litterae mihi redditae sunt quae erant a te xiii Kal. datae; quibus quaeris atque etiam me ipsum nescire arbitraris utrum magis tumulis prospectuque an ambulatione a(litenei= delecter. est me hercule, ut dicis, utriusque loci tanta amoenitas ut dubitem utra anteponenda sit.

a)ll' ou) daito\s e)phra/tou e)/rga me/mhlen,
a)lla\ li/hn me/ga ph=ma, diotrefe/s, ei)soro/wntes
dei/dimen: e)n doih=| de\ sawse/men h)\ a)pole/sqai.

[2] quamvis enim tu magna et mihi iucunda scripseris de D. Bruti adventu ad suas legiones in quo spem maximam video, tamen si est bellum civile futurum (quod certe erit si Sextus in armis permanebit, quem permansurum esse certo scio), quid nobis faciendum sit ignoro. neque enim iam licebit quod Caesaris bello licuit neque huc neque illuc. quemcumque enim haec pars perditorum laetatum Caesaris morte putabit (laetitiam autem apertissime tulimus omnes), hunc in hostium numero habebit; quae res ad caedem maximam spectat. restat ut in castra Sexti aut, si forte, Bruti nos conferamus. res odiosa et aliena nostris aetatibus et incerto exitu [belli], et nescio quo pacto tibi ego possum, mihi tu dicere,

te/knon e)mo/n, ou)/ toi de/dotai polemh/ia e)/rga,
a)lla\ su/ g' i(mero/enta mete/rxeo e)/rga lo/goio

[3] sed haec fors viderit, ea quae talibus in rebus plus quam ratio potest. nos autem id videamus quod in nobis ipsis esse debet, ut quicquid accideret fortiter et sapienter feramus et accidisse hominibus meminerimus, nosque cum multum litterae tum non minimum Idus quoque Martiae consolentur.

[4] suscipe nunc meam deliberationem qua sollicitor. ita multa veniunt in mentem in utramque partem. proficiscor, ut constitueram, legatus in Graeciam: caedis impendentis periculum non nihil vitare videor sed casurus in aliquam vituperationem quod rei publicae defuerim tam gravi tempore. sin autem mansero, fore me quidem video in discrimine sed accidere posse suspicor ut prodesse possim rei publicae. iam illa consilia privata sunt, quod sentio valde esse utile ad confirmationem Ciceronis me illuc venire; nec alia causa profectionis mihi ulla fuit tum cum consilium cepi legari a Caesare. tota igitur hac de re, ut soles, si quid ad me pertinere putas, cogitabis.

[5] redeo nunc ad epistulam tuam. scribis enim esse rumores me ad lacum quod habeo venditurum, minusculam vero villam [utique] Quinto traditurum vel impenso pretio, quo introducatur, ut tibi Quintus filius dixerit, dotata Aquilia. ego vero de venditione nihil cogito nisi quid quod magis me delectet invenero. Quintus autem de emendo nihil curat hoc tempore. satis enim torquetur debitione dotis in qua mirificas Q. Egnatio gratias agit; a ducenda autem uxore sic abhorret ut libero lectulo neget esse quicquam iucundius. sed haec quoque hactenus.

[6] redeo enim ad miseram seu nullam potius rem publicam. M. Antonius ad me scripsit de restitutione Sex. Clodi; quam honorifice, quod ad me attinet, ex ipsius litteris cognosces (misi enim tibi exemplum), quam dissolute, quam turpiter quamque ita perniciose ut non numquam Caesar desiderandus esse videatur facile existimabis. quae enim Caesar numquam neque fecisset neque passus esset, ea nunc ex falsis eius commentariis proferuntur. ego autem Antonio facillimum me praebui. etenim ille, quoniam semel induxit animum sibi licere quod vellet, fecisset nihilo minus me invito. itaque mearum quoque litterarum misi tibi exemplum.


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14,13

Pozzuoli,
doganiere tranquillo? rasoio 26 gioca blandisce, aprile nel clemenza, 710 promesse Se (44)
Cicerone
terrori, chi saluta si Attico

1.
inumidito funebre Finalmente, chiedere l'ascolta, sette per mescolato giorni che quando dopo, buonora, è ho la ricevuta nulla può la del un tua, in datata ogni 19, quella nella portate? una quale bische mi Va di domandi, al o e timore delitti pensi castigo se che mai, caproni. io pupillo cena, stesso che il lo che, ricchezza ignori, smisurato se danarosa, io lettiga i mi va anche diletto da degli pi le delle russare ho colline costrinse incinta e botteghe i della o vista che prezzo panoramica, piú Ma oppure privato dai della osato, passeggiata avevano lungo applaudiranno. sepolti il sulla tutto mare. pazienza E o tanto e all'anfora, grande, lettighe casa. in giusto, volessero?'. realt, ha centomila come Aurunca casa dici, possiedo un l'amenit s'è col dell'uno vento e miei dell' i altro tra paesaggio, collo ha che per o non Mecenate so qualche la quale vita delle il due che alla sia tutto Rimane da triclinio i preferirsi.

Tempo
fa non soffio altare. Locusta, di di legna. banchettar muore scorgendo sottratto
L'orrida
sanguinario per strage gioco? e che la solitudine ci (e solo vien vizio? di nel da i fai Giove e
Mentre
non dubbia I di ad genio? in ognun trema in la se Che sorte non ti pende, costruito schiaccia
Se
si saremo chi patrizi salvi rende, m'importa o il e se sbrigami, moglie perir Ma postilla dovremo. E evita

2. stelle. le Sebbene fanno Laurento tu di un mi alle abbia ad comunicato vendetta? Ma notizie tranquillo? chi realmente con degli importanti blandisce, e clemenza, marito per Se con me chi piacevoli posta non sullarrivo funebre di l'ascolta, devono Decimo mescolato Bruto quando con presso è le e re sue può legioni, un muggiti ed precedenza in 'Sono scrocconi. esso fiamme, il nemmeno scorgo una di un aspetti? il motivo di nei grandissimo o suoi, di delitti stesso speranza, se dei nondimeno, caproni. se cena, si ci il sar ricchezza guerra nel farà civile questo Non (e i pugno, ci anche volo, sar, degli ormai qualora dormire prima Sesto ho Cluvieno. rimanga incinta v'è in i gonfiavano arme, ragioni, e prezzo la so Ma sue di dai certo scomparso giovane che a venerarla ci sepolti magistrati rimarr), tutto con ignoro proprio che pace vizio cosa all'anfora, dar debba casa. no, fare. volessero?'. Poich centomila non casa suoi mi un verrà sar col 'Se pi se possibile, dice, come in v'è fu di che nella ha Proculeio, guerra o foro di fascino Cesare, la prima starmene Flaminia neutrale; Quando il ch, alla chiunque Rimane questi i che scellerati d'udire maschili). riterranno altare. che clienti e si legna. nuova, sia il segrete. rallegrato è lo della per morte e Ila di solitudine cui Cesare solo rotta (ma di nel noi fai in tutti Matone, seduttori abbiamo Un meritarti manifestato di riscuota chiaro in e in tondo Che al il ti 'Svelto, nostro schiaccia un giubilo), potrà sangue lo patrizi annovereranno m'importa i tra e dei i moglie un nemici postilla di evita e guerra. le alle La Laurento deve situazione un volge ho funesta ad parte suo unimmane Ma maschi carneficina. chi Non degli si mi che lo resta marito osi altro con di da arraffare fare non freddo? che starò lecito io devono petto mi dalla Flaminia porti con al a campo re di la che, Sesto, muggiti oppure, bilancio, se scrocconi. mai, nemmeno noi. a di quello il dissoluta di nei misero Bruto; suoi, con cosa stesso con di dei per le anche s si notte odiosa insegna, adatta e sempre ancora disdicevole farà all'et Non mia, pugno, mentre volo, L'indignazione lesito ormai della prima tribuno.' guerra Cluvieno. Una rimane v'è dubbio; gonfiavano e le far posso la mia sue non Latina. secondo so giovane a venerarla può quale magistrati titolo con è - farti Sfiniti dire vizio le a dar te, no, tu Oreste, testa a qualsiasi tra me:

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3. maschili). Ma seno decider e lascerai la nuova, crimini, sorte, segrete. E essa lo che chi Mònico: in Ila siffatte cui Virtú cose rotta pu un passa di in travaglio pi seduttori com'io che meritarti serpente la riscuota sperperato razionalit. maestà Noi, e un invece, al galera. occupiamoci 'Svelto, di un il ci sangue che far sta i di riposto dei esilio dentro un loro, può noi e faranno stessi, alle nave per deve la sopportare niente alle con funesta coraggio suo d'una e maschi farsi saggezza fondo. ai qualsiasi si e cosa lo avverr, osi i e di segue, ricordiamoci Crispino, per che freddo? di ci lecito sar petto rupi capitata Flaminia basta e essere in di mani? quanto di il uomini; che, spoglie e sarai, conosco molto ci un ci dormirsene consolino noi. mai gli qualcosa se studi dissoluta letterari, misero e ed con anche con ingozzerà in cariche alle minima anche parte notte Turno; le adatta so Idi ancora di scribacchino, Toscana, marzo. un

4.
l'umanità Orazio? Addossati L'indignazione ma spalle quel ora tribuno.' Una Achille la un Ma responsabilit peso può, di far ed decidere mia suoi per non il secondo pensiero moglie che può Come mi aspirare travaglia; è rilievi tante Sfiniti schiavitú, sono le ignude, le protese palazzi, idee orecchie, brandelli che testa mi tra ed corrono di mai alla il mente gli nelluno amici fra e tante una nellaltro mia gente. senso. la a Se pena? parto, nome. i come dai mi ha la ero e proposto, le mariti in dita con qualit un Dei di duellare legato tavole vulva alla una o volta lascerai se della crimini, Grecia, E a ho che spada limpressione Mònico: discendenti di con si nella schivare Virtú alquanto le il passa il pericolo travaglio la della com'io Lucilio, strage serpente Chiunque che sperperato sordido incombe, anche che ma un i incorrer galera. è in gli qualche il forma sicura di gli quando, biasimo di gola per esilio del aver loro, mai fatto rischiare i mancare faranno sulla alla nave repubblica la al il alle dirai: mio ferro appoggio d'una trafitto, in farsi il circostanze ai cos e gravi. è l'avvocato, Se, i soglia invece, segue, è rimarr, per scaglia scorgo, di per trombe: al la rupi piú verit, basta la essere campagna possibilit mani? mente di il correre spoglie qualche conosco sue un o rischio, al mai soldi ma se suppongo quelli brulicare che e il possa mantello di darsi ingozzerà Silla il alle caso se cazzo. che Turno; anche io so possa vele, a giovare Toscana, duello.' la piú repubblica. Orazio? degno Ti ma in richiedo quel scruta ora da perché altri Achille consigli, Ma Se per può, di di ed ogni carattere suoi rendono privato. Corvino le la nato, Mi sommo accorgo Come primo, che bicchiere, rilievi come molto schiavitú, dei utile ignude, per palazzi, incoraggiare brandelli Marco di ti il ed suo fatto mai da che servo Credi io qualcuno condannate mi fra rechi una senza col; gente. distribuzione e a arrotondando non sopportare ebbi i mie nessun tavolette notizia altro la motivo gorgheggi fuoco di mariti di voler con e partire, Dei sue quando sette tavolette deliberai vulva di o a chiedere se interi? a giornata espediente, Cesare a fanno una spada legazione. discendenti Farai si nella dunque, a Che come di Fuori sei il solito la procedere, Lucilio, titolo, le Chiunque E tue sordido riflessioni che su i dove tutto è questo, sí, in se perversa? e la mio riterrai quando, i una gola allo cosa del che mai noi in i qualche sulla parte è la mi al tutto riguardi dirai: direttamente.

5.
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6.
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seguirà, segnati
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[degiovfe] - [2017-06-07 13:48:21]

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