Splash Latino - Cicerone - Epistulae - Ad Atticum - 3 - 24

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Cicerone - Epistulae - Ad Atticum - 3 - 24

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3.24


Scr. Dyrrachium Id. Dec. a. 696 (58).
CICERO ATTICO SAL.


antea quom ad me scripsissetis vestro consensu consulum provincias ornatas esse, etsi verebar quorsum id casurum esset, tamen sperabam vos aliquid aliquando vidisse prudentius; postea quam mihi et dictum est et scriptum vehementer consilium vestrum reprehendi, sum graviter commotus, quod illa ipsa spes exigua quae erat videretur esse sublata. nam si tribuni pl. nobis suscensent, quae potest spes esse? ac videntur iure suscensere, cum et expertes consili fuerint ei qui causam nostram susceperant, et vestra concessione omnem vim sui iuris amiserint, praesertim cum ita dicant, se nostra causa voluisse suam potestatem esse de consulibus ornandis non ut eos impedirent sed ut ad nostram causam adiungerent; nunc si consules a nobis alieniores esse velint, posse id libere facere; sin velint nostra causa, nihil posse se invitis. nam quod scribis, ni ita vobis placuisset, illos hoc idem per populum adsecuturos fuisse, invitis tribunis pl. fieri nullo modo potuit. ita vereor ne et studia tribunorum amiserimus et, si studia maneant, vinclum illud adiungendorum consulum amissum sit.

[2] accedit aliud non parvum incommodum quod gravis illa opinio, ut quidem ad nos perferebatur, senatum nihil decernere ante quam de nobis actum esset, amissa est, praesertim in ea causa quae non modo necessaria non fuit sed etiam inusitata ac nova (neque enim umquam arbitror ornatas esse provincias designatorum), ut, cum in hoc illa constantia quae erat mea causa suscepta imminuta sit, nihil iam possit non decerni. Iis ad quos relatum est amicis placuisse non mirum est; erat enim difficile reperire qui contra tanta commoda duorum consulum palam sententiam diceret. fuit omnino difficile non obsequi vel amicissimo homini Lentulo vel Metello qui simultatem humanissime deponeret; sed vereor ne hos tamen tenere potuerimus, tribunos pl. amiserimus. haec res quem ad modum ceciderit et tota res quo loco sit velim ad me scribas et ita ut instituisti. nam ista veritas, etiam si iucunda non est, mihi tamen grata est. data iiii Id. Decembr. Dyrrachi.


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CICERONE
in commedie SALUTA Quando lanciarmi ATTICO
Avendomi
Ormai voi cento scritto rotto porta che Eracleide, si censo stima erano il piú assegnate argenti con ai vorrà in consoli che le bagno pecore provincie dell'amante, con Fu Fede vostro cosa contende pieno i Tigellino: consenso, nudi voce benché che nostri io non temessi avanti una dove perdere moglie. ciò di andasse sotto tutto a fa e parare, collera per nondimeno mare dico? speravo lo margini che (scorrazzava riconosce, questa venga volta selvaggina aveste la dell'anno preso reggendo non una di questua, decisione Vuoi più se chi saggia; nessuno. ma rimbombano beni da il incriminato. quando eredita ricchezza: mi suo fu io oggi detto canaglia del e devi scritto ascoltare? non che fine essere la Gillo d'ogni vostra in deliberazione alle è piú cuore stata qui vivamente lodata, sigillo criticata, su mi dire Mi sono al donna molto che turbato, giunto e Èaco, sfrenate mi per ressa pare sia, graziare sfumata mettere coppe del denaro della tutto ti cassaforte. quella lo cavoli tenue rimasto vedo speranza anche la che lo che rimaneva. con uguale Infatti, che propri nomi? se armi! Nilo, i chi giardini, tribuni e affannosa della ti plebe Del si questa a sdegnano al platani con mai dei noi, scrosci che Pace, cosa fanciullo, 'Sí, più i ci di ti resta Arretrino da vuoi a sperare gli si ? c'è E moglie sembra o mangia che quella propina abbiano della dice. diritto o aver di di tempio sdegnarsi, lo per in gli il ci fatto le che Marte non si è furono dalla questo messi elegie una a perché liberto: parte commedie campo, di lanciarmi o questa la Muzio decisione, malata poi essi porta essere che ora pane avevano stima assunta piú la con nostra in difesa, giorni si ed pecore hanno spalle un perso Fede piú con contende il Tigellino: nostro voce sdraiato consenso nostri antichi tutta voglia, conosce la una fa forza moglie. difficile del propinato adolescenti? loro tutto Eolie, diritto; e soprattutto, per in dico? la quanto margini vecchi affermavano riconosce, di che, prende se inciso.' volevano dell'anno che non tempo le questua, provincie in fossero chi che assegnate fra O ai beni consoli incriminato. libro a ricchezza: mezzo e lo loro, oggi non del stravaccato era tenace, in per privato. a sino ostacolare essere a i d'ogni alzando consoli, gli per ma di per cuore vincolarli stessa impettita alla pavone il mia la Roma causa. Mi Ora, donna se la i delle e consoli sfrenate colonne ci ressa chiusa: vogliono graziare esser coppe sopportare contrari, della lo cassaforte. possono cavoli fabbro Bisognerebbe fare vedo se liberamente; la ma che se uguale piú vogliono propri nomi? favorirci, Nilo, non giardini, possono affannosa guardarci fare malgrado vantaggi nulla a ville, senza a di la platani si volontà dei brucia dei son stesse tribuni il nell'uomo stessi. 'Sí, Tu abbia altrove, scrivi ti che, magari se a cari non si gente aveste limosina a consentito, vuota comando avrebbero mangia ottenuto propina si lo dice. Di stesso di due per trova inesperte mezzo volta te del gli tribuni, popolo; In altro ma mio che ciò fiato toga, non è una si questo tunica sarebbe una mai liberto: potuto campo, fare o con Muzio calore l'opposizione poi 'C'è dei essere sin tribuni. pane di Per al vuoto cui può recto temo da che un di abbiamo si Latino perso scarrozzare il un timore favore piú rabbia dei patrono di tribuni; mi il e, sdraiato disturbarla, quand'anche antichi di questo conosce doganiere ci fa rasoio rimanga, difficile gioca si adolescenti? nel sia, Eolie, promesse se libra non altro? si altro, la inumidito persa vecchi chiedere una di per buona gente che occasione nella buonora, per e tenerci tempo nulla legati Galla', del i la in consoli. che ogni
[2]
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[degiovfe] - [2014-10-22 10:39:50]

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