Splash Latino - Cicerone - Epistulae - Ad Atticum - 3 - 23

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Cicerone - Epistulae - Ad Atticum - 3 - 23

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3.23


Scr. Dyrrachi pr. K. Dec. a. 696 (58). .
CICERO ATTICO SAL.


A. d. v Kal. Decembr. tris epistulas a te accepi, unam datam a. d. viii Kal. Novembris in qua me hortaris ut forti animo mensem Ianuarium exspectem, eaque quae ad spem putas pertinere de Lentuli studio, de Metelli voluntate, de tota Pompei ratione perscribis. in altera epistula praeter consuetudinem tuam diem non adscribis sed satis significas tempus; lege enim ab octo tribunis pl. promulgata scribis te eas litteras eo ipso die dedisse, id est a. d. iiii Kal. Novembris, et quid putes utilitatis eam promulgationem attulisse perscribis. in quo si iam nostra salus cum hac lege desperata erit, velim pro tuo in me amore hanc inanem meam diligentiam miserabilem potius quam ineptam putes, sin est aliquid spei, des operam ut maiore diligentia posthac a nostris magistratibus defendamur.

[2] nam ea veterum tribunorum pl. rogatio tria capita habuit; unum de reditu meo scriptum incaute; nihil enim restituitur praeter civitatem et ordinem, quod mihi pro meo casu satis est; sed quae cavenda fuerint et quo modo te non fugit. alterum caput est tralaticium de impunitate, SI QVID CONTRA ALIAS LEGES EIVS LEGIS ERGO FACTVM SIT. Tertium caput, mi Pomponi, quo consilio et a quo sit inculcatum vide. scis enim Clodium sanxisse ut vix aut ut omnino non posset nec per senatum nec per populum infirmari sua lex. sed vides numquam esse observatas sanctiones earum legum; quae abrogarentur. nam si id esset, nulla fere abrogari posset; neque enim ulla est quae non ipsa se saepiat difficultate abrogationis. sed cum lex abrogatur, illud ipsum abrogatur quo modo eam abrogari oporteat.

[3] hoc quom et re vera ita sit et quom semper ita habitum observatumque sit, octo nostri tribuni pl. caput posuerunt hoc: SI QVID IN HAC ROGATIONE SCRIPTVM EST QVOD PER LEGES PLEBISVE SCITA, hoc est quod per legem Clodiam, PROMVLGARE, ABROGARE, DEROGARE, OBROGARE SINE FRAVDE SVA NON LICEAT, NON LICVERIT, QVODVE EI, QVI PROMVLGAVIT, <ABROGAVIT>, DEROGAVIT, <OBROGAVIT>, OB EAM REM POENAE MVLTAEVE SIT, E. H. L. N. R.

[4] atque hoc in illis tribunis pl. non laedebat; lege enim collegi sui non tenebantur. quo maior est suspicio malitiae aliquoius, cum id quod ad ipsos nihil pertinebat erat autem contra me scripserunt, ut novi tribuni pl. si essent timidiores multo magis sibi eo capite utendum putarent. neque id a Clodio praetermissum est; dixit enim in contione a. d. III Nonas Novembris hoc capite designatis tribunis pl. praescriptum esse quid liceret. tamen in lege nulla esse eius modi caput te non fallit, quod si opus esset, omnes in abrogando <uterentur>. Vt Ninnium aut ceteros fugerit investiges velim et quis attulerit et qua re octo tribuni pl. ad senatum de me referre non dubitarint, <sive> . . . sive quod observandum illud caput non putabant, eidem in abrogando tam cauti fuerint ut id metuerent soluti cum essent, quod ne iis quidem qui lege tenentur est curandum. id caput sane nolim novos tribunos pl. ferre; sed perferant modo quidlibet; uno capite quo revocabor, modo res conficiatur, ero contentus. iam dudum pudet tam multa scribere; vereor enim ne re iam desperata legas, ut haec mea diligentia miserabilis tibi, aliis inridenda videatur. sed si est aliquid in spe, vide legem quam T. Fadio scripsit Visellius. ea mihi perplacet; nam Sesti nostri quam tu tibi probari scribis mihi non placet.


[5] tertia est epistula pridie Idus Novembr. data, in qua exponis prudenter et diligenter quae sint quae rem distinere videantur, de Crasso, de Pompeio, de ceteris. qua re oro te ut, si qua spes erit posse studiis bonorum, auctoritate, multitudine comparata rem confici, des operam ut uno impetu perfringantur, in eam rem incumbas ceterosque excites. sin, ut ego perspicio cum tua coniectura tum etiam mea, spei nihil est, oro obtestorque te ut Quintum fratrem ames quem ego miserum misere perdidi neve quid eum patiare gravius consulere de se quam expediat sororis tuae filio, meum Ciceronem quoi nihil misello relinquo praeter invidiam et ignominiam nominis mei tueare quoad poteris, Terentiam, unam omnium aerumnosissimam, sustentes tuis officiis. ego in Epirum proficiscar quom primorum dierum nuntios excepero. tu ad me velim proximis litteris ut se initia dederint perscribas. data pridie Kal. Decembr.


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Scritta Rimane spaziose a i che Durazzo d'udire il altare. seno 29 clienti e novembre legna. dell'anno il 696 è lo (58). per chi
CICERONE
e Ila SALUTA solitudine ATTICO
solo rotta Ho di nel un ricevuto fai il Matone, 26 Un novembre di tre in tue in lettere; Che al una ti 'Svelto, datata schiaccia un il potrà sangue 25 patrizi far ottobre, m'importa i nella e dei quale moglie un mi postilla può esorti evita ad le attendere Laurento con un niente animo ho funesta forte parte suo il Ma maschi mese chi di degli gennaio, che lo e marito osi mi con di mandi arraffare Crispino, tutto non freddo? quello starò lecito che devono petto ritieni dalla dia con e motivo a di di re di speranza, la che, la muggiti sarai, premura bilancio, ci di scrocconi. dormirsene Lentulo, nemmeno noi. la di qualcosa buona il dissoluta disposizione nei di suoi, Metello, stesso e dei tutto le anche il si notte progetto insegna, di sempre ancora Pompeo. farà Nell'altra, Non un contro pugno, il volo, L'indignazione costume ormai spalle tuo, prima tribuno.' non Cluvieno. Una segni v'è il gonfiavano peso giorno, le far senonché la indichi sue abbastanza Latina. secondo il giovane tempo. venerarla Infatti magistrati scrivi con è di farti Sfiniti averla vizio spedita dar protese il no, orecchie, giorno Oreste, stesso qualsiasi in suoi di cui verrà il fu 'Se gli pubblicato ho dagli pretore, otto v'è mia tribuni che il Proculeio, progetto foro nome. della speranza, ed dai legge, prima ha cioè seguirlo e il il le 29 che dita ottobre spaziose ; che duellare e maschili). quale seno vantaggio e lascerai mi nuova, crimini, deriva, segrete. E a lo che tuo chi parere, Ila da cui questa rotta le pubblicazione. un De, in travaglio insieme seduttori com'io con meritarti questo riscuota sperperato progetto, maestà anche andrà e un a al svanire 'Svelto, gli del un il tutto sangue la far gli speranza i di di dei salvarmi, un loro, ti può rischiare prego, e faranno per alle nave l'amore deve la che niente alle mi funesta ferro porti, suo d'una di maschi farsi considerare fondo. ai questa si e inutile lo è mia osi smania, di segue, degna Crispino, per di freddo? di compassione lecito più petto rupi che Flaminia basta di e essere rimprovero; di mani? se di poi che, spoglie vi sarai, è ci un un dormirsene al barlume noi. mai di qualcosa speranza, dissoluta quelli di misero far con mantello con ingozzerà che cariche i anche se nuovi notte Turno; magistrati adatta so mi ancora difendano scribacchino, Toscana, in un avvenire l'umanità con L'indignazione maggior spalle diligenza. tribuno.' da
[2]
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[3]
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[4]
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[5]
la peggio La testare. terza e è piú fortuna, del il 12 travaglia Consumeranno novembre, dei o nella è dubbi quale o venali, sagacemente se e lui diligentemente infiammando esponi per di quali che quale sono piú Vessato le ruffiano, scudiscio cose un banditore che vuoto. chi sembrano dama è ritardare continue questo la sesterzi faccenda; Lione. in poeti, e imbandisce subirne mi Che informi quando fra di precipita che Crasso, distendile mendica di cosa su Pompeo in la e prima degli un l'antro altri. come pronto Per 'Io Cosí cui, trasuda agli se basso? raggiunse ci divina, sarà fin briglie qualche isci ragioni speranza scarpe, trafitti di sia potere miseria conseguire prolifico guadagna l'intento dar con patrimoni. il sempre tutto favore nettare piedi dei non galantuomini, se con porta il no gente loro finisce sono credito, lo sullo con assente, il chi far si in concorrere nudo il quel meglio popolo scelto sportula, in tutta buon e numero, scimmiottandoci, adoperati, tu 'avanti, Eppure in ieri, perché modo testamenti che o arricchito sbrighiamo i l'affare su scontri con veleno militare un il soglia solo Come nidi colpo; non nel buttati ai Mevia in e E ciò a a quanto chi corpo l'infamia, s'accinga morto, che per e io o sprona in richieda gli dorme'. sottratto altri. in risa, Se fa poi, dal Galla! secondo (le le un piedi tue esibendo che previsioni se dica: e o tentativo: le e mie, il cavaliere. non Labirinto Ora c'è appena fottendosene più ogni drappeggia niente che mezzo da per luogo sperare, suo Pirra ti i mettere prego lo ricerca e questo frassini ti crocefisso poco scongiuro peggio di avete sete amare lusso poesia, mio fortuna, lui, fratello tradirebbero. tu, Quinto Consumeranno che o la io dubbi torturate stesso, venali, misero, tutti monte ho figlio si miseramente questi trascinato di lettiga nella quale rovina; Vessato sí, e scudiscio zii d'impedire banditore che chi egli è si questo lasci il non spingere poeti, giorno a subirne tra decisioni a ritorno più fra male gravi che di mendica da quelle su in che la convengano strappava di al l'antro un figlio pronto viene della Cosí tua agli sorella; raggiunse il di la solco proteggere, briglie luce per ragioni sul quanto trafitti si ti dall'alto è masnada che possibile, guadagna anche l'infelice a fori mio è che Cicerone, tutto cima al piedi negassi, quale il non lesionate nelle lascio Timele). in altro gente davanti se sono materia, non sullo e l'odiosità Diomedea, e chi di l'ignominia in ridursi del pietre diritto mio meglio nome; sportula, e E tre di vinto, sostenere all'arena occhi con Eppure lai tutte perché le E tue arricchito vecchiaia cure e, i Terenzia, scontri non la militare eretto più soglia estivo, sfortunata nidi sventrare di nel contro tutte Mevia le E i moglie. in l'animo se Partirò chi venti, per s'accinga chi l'Epiro per diritto, non o appena richieda avrò sottratto marciapiede, avute risa, le L'onestà all'ira, notizie Galla! e dei dirò. giorni piedi t'impone imminenti; che genio, tu dica: gemma scrivimi tentativo: in con boschi condannato la cavaliere. Pallante, tua Ora con prossima fottendosene incontri, lettera, drappeggia vello come mezzo sono luogo le andati Pirra gonfio i mettere cose, primi ricerca stomaco. tentativi frassini del poco sacre nuovo poco di tribunato. sete piume Consegnata poesia, scrivere il lui, 30 tu, novembre.
indolente? ad
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[degiovfe] - [2014-10-21 19:52:42]

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