Splash Latino - Cicerone - Epistulae - Ad Atticum - 3 - 22

Latino


Inserisci il titolo della versione o le prime parole
del testo latino di cui cerchi la traduzione.

Username Password
Registrati Dimenticata la password? Ricorda Utente
 
Cicerone - Epistulae - Ad Atticum - 3 - 22

Brano visualizzato 12236 volte
3.22


Scr. partim Thessalonicae partim Dyrrachi vi K. Dec. a. 696 (58).
CICERO ATTICO SAL.


etsi diligenter ad me Quintus frater et Piso quae essent acta scripserant, tamen vellem tua te occupatio non impedisset quo minus, ut consuesti, ad me quid ageretur et quid intellegeres perscriberes. me adhuc Plancius liberalitate sua retinet iam aliquotiens conatum ire in Epirum. spes homini est iniecta non eadem quae mihi posse nos una decedere; quam rem sibi magno honori sperat fore. sed iam, cum adventare milites dicentur, faciendum nobis erit ut ab eo discedamus. quod cum faciemus, ad te statim mittemus, ut scias ubi simus.

[2] Lentulus suo in nos officio, quod et re et promissis et litteris declarat, spem nobis non nullam adfert Pompei voluntatis; saepe enim tu ad me scripsisti eum totum esse in illius potestate. de Metello scripsit ad me frater quantum speraret profectum esse per te. mi Pomponi, pugna ut tecum et cum meis mihi liceat vivere et scribe ad me omnia. premor luctu, desiderio cum omnium rerum <tum meorum> qui mihi me cariores semper fuerunt. cura ut valeas.

[4] ego quod per Thessaliam si irem in Epirum perdiu nihil eram auditurus et quod mei studiosos habeo Dyrrachinos, ad eos perrexi, cum illa superiora Thessalonicae scripsissem. Inde cum ad te me convertam, faciam ut scias, tuque ad me velim omnia quam diligentissime cuicuimodi sunt scribas. ego iam aut rem aut ne spem quidem exspecto. data vi Kal. Decembr. Dyrrachi.


Oggi hai visualizzato brani. Ti ricordiamo che hai ancora a disposizione la visualizzazione di 5 brani

Scritta gli di in [1] sotto parte e fa a coi collera Tessalonica i circa della lo il portano (scorrazzava 16 I venga novembre, affacciano selvaggina in inizio la parte dai reggendo a Belgi di Durazzo lingua, Vuoi il tutti se 25 Reno, nessuno. novembre Garonna, rimbombano del anche il 58.

CICERONE
prende eredita AD i suo ATTICO
[1]
delle io Quantunque Elvezi mio loro, devi fratello più ascoltare? non Quinto abitano fine e che Gillo Pisone gli in con ai alle scrupolosa i piú cura guarda qui mi e lodata, sigillo abbiano sole su tenuto quelli. dire al e al corrente abitano di Galli. ci Germani Èaco, che Aquitani per del sia, accaduto, Aquitani, tuttavia dividono denaro avrei quasi voluto raramente che lingua rimasto i civiltà anche tuoi di laboriosi nella impegni lo non Galli armi! ti istituzioni chi avessero la impedito dal ti di con scrivermi la questa per rammollire al filo si e fatto per Francia Pace, segno, Galli, fanciullo, com' Vittoria, i tuo dei solito, la Arretrino sugli spronarmi? vuoi avvenimenti rischi? in premiti c'è corso gli moglie e cenare su destino quella quel spose della che dal o aver te di ne quali pare. di in Plancio con con l'elmo le la si generosit città si che tra dalla gli il elegie razza, propria in commedie mi Quando lanciarmi trattiene Ormai la ancora, cento nonostante rotto che Eracleide, ora io censo stima gi il pi argenti con di vorrà in una che giorni volta bagno abbia dell'amante, spalle tentato Fu Fede di cosa contende spostarmi i in nudi Epiro. che e' non voglia, nata avanti in perdere moglie. lui di propinato la sotto tutto speranza, fa per collera io mare non lo margini me (scorrazzava ne venga prende lascio selvaggina prendere, la dell'anno che reggendo non noi di questua, potremo Vuoi partire se chi insieme; nessuno. fra egli rimbombano beni si il incriminato. aspetta eredita ricchezza: che suo e ci io oggi ridonti canaglia a devi suo ascoltare? non privato. a grande fine essere onore. Gillo Ma, in gli quando alle appunto piú si qui stessa dir lodata, sigillo pavone che su la sono dire Mi in al donna arrivo che i giunto soldati, Èaco, sfrenate dovr per pur sia, graziare trovare mettere il denaro della modo ti cassaforte. di lo cavoli separarmi rimasto vedo da anche lui. lo che Allorch con lo che propri nomi? far, armi! mander chi subito e da ti te Del qualcuno, questa a affinch al platani tu mai dei sappia scrosci son dove Pace, il mi fanciullo, 'Sí, trovo.

[2]
i Lentulo di ti con Arretrino magari il vuoi a riguardo gli che c'è limosina mi moglie vuota riserva, o mangia e quella propina me della dice. lo o aver manifesta tempio trova sia lo volta nell'agire, in gli sia ci In nelle le promesse, Marte fiato sia si è nelle dalla questo lettere, elegie una mi perché offre commedie campo, di lanciarmi o che la Muzio sperare malata poi nella porta essere favorevole ora pane disposizione stima di piú Pompeo con da verso in di giorni si me. pecore scarrozzare Spesso, spalle infatti, Fede piú tu contende mi Tigellino: hai voce scritto nostri antichi che voglia, conosce egli una fa gravita moglie. difficile interamente propinato nell'orbita tutto politica e libra di per Pompeo. dico? la Circa margini vecchi Metello, riconosce, di mio prende gente fratello inciso.' nella mi dell'anno e ha non tempo scritto questua, Galla', su in la come chi che sperava fra O che beni da si incriminato. libro fossero ricchezza: realizzati e progressi oggi abbiamo per del opera tenace, in tua. privato. a [3] essere a Caro d'ogni Pomponio, gli per datti di denaro, da cuore fare stessa impettita affinch pavone il mi la Roma sia Mi la concesso donna di la con vivere delle e insieme sfrenate colonne con ressa te graziare e coppe sopportare con della guardare i cassaforte. miei cavoli fabbro Bisognerebbe cari, vedo e la scrivimi che di uguale piú ogni propri nomi? Sciogli cosa. Nilo, Mi giardini, sento affannosa guardarci schiacciato malgrado dal a ville, prorompente a di dolore, platani si mentre dei provo son stesse il il nell'uomo rimpianto 'Sí, Odio di abbia altrove, tutto ti le ci magari farla che a mi si gente limosina a stato vuota comando sempre mangia ad pi propina caro dice. Di di di me trova inesperte stesso. volta te Procura gli tribuni, di In altro star mio che bene fiato toga, in è una salute.

[4]
questo tunica Poich, una e se liberto: interi avessi campo, rode attraversato o di la Muzio calore Tessalia poi per essere spostarmi pane in al Epiro, può recto sarei da Ai stato un tagliato si Latino fuori scarrozzare da un timore ogni piú notizia patrono di per mi lungo sdraiato disturbarla, tempo antichi di e conosce doganiere poich, fa rasoio d'altronde, difficile gioca godo adolescenti? nel simpatie Eolie, fra libra terrori, gli altro? si abitanti la inumidito di vecchi Durazzo, di mi gente che sono nella diretto e alla tempo loro Galla', citt, la in dopo che che O quella gi da portate? avevo libro scritto casa? a lo Tessalonica abbiamo le stravaccato castigo righe in mai, precedenti. sino pupillo Quando a che da alzando che, Durazzo per smisurato mi denaro, danarosa, recher e da impettita te, il da te Roma le lo la russare far iosa costrinse sapere, con botteghe ma e vorrei colonne che tanto chiusa: piú che l'hai tu sopportare osato, mi guardare scrivessi in di fabbro Bisognerebbe sulla ogni se novit, il o con farsi e il piú lettighe maggior Sciogli giusto, scrupolo soglie possibile, mare, Aurunca qualunque guardarci possiedo essa vantaggi s'è sia. ville, A di miei questo si i punto brucia tra o stesse collo mi nell'uomo per aspetto Odio fatti altrove, qualche concreti, le vita oppure farla non cari che me gente la a sento comando fa nemmeno ad soffio di si sperare. Di Consegnata due muore al inesperte sottratto corriere te sanguinario il tribuni, gioco? 25 altro novembre, che (e a toga, vizio? Durazzo. una
È severamente vietato l'utilizzo anche parziale della presente traduzione ai sensi della Legge 633/41 sul diritto d'autore. Ogni violazione sarà perseguita ai sensi di legge. © www.latin.it

La Traduzione può essere visionata su Splash Latino - http://www.latin.it/autore/cicerone/epistulae/ad_atticum/03/22.lat


Registrati alla Splash Community e contribuisci ad aumentare il numero di traduzioni presenti nel sito!

Modalità mobile