Splash Latino - Cicerone - Epistulae - Ad Atticum - 3 - 19

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Cicerone - Epistulae - Ad Atticum - 3 - 19

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3.19


Scr. Thessalonicae xvi K. Oct. a. 696 (58).
CICERO ATTICO SAL.


quoad eius modi mihi litterae a vobis adferebantur ut aliquid ex iis esset exspectandum, spe et cupiditate Thessalonicae retentus sum; postea quam omnis actio huius anni confecta nobis videbatur, in Asiam ire nolui, quod et celebritas mihi odio est et, si fieret aliquid a novis magistratibus, abesse longe nolebam. itaque in Epirum ad te statui me conferre, non quo mea interesset loci natura qui lucem omnino fugerem, sed et <ad> salutem libentissime ex tuo portu proficiscar et, si ea praecisa erit, nusquam facilius hanc miserrimam vitam vel sustentabo vel, quod multo est melius, abiecero. <ero> cum paucis, multitudinem dimittam.

[2] me tuae litterae numquam in tantam spem adduxerunt quantam aliorum; ac tamen mea spes etiam tenuior semper fuit quam tuae litterae. sed tamen quoniam coeptum est agi, quoquo modo coeptum est et quacumque de causa, non deseram neque optimi atque unici fratris miseras ac luctuosas preces nec Sesti ceterorumque promissa nec spem aerumnosissimae mulieris Terentiae nec miserrimae [mulieris] Tulliolae obsecrationem et fidelis litteras tuas. mihi Epirus aut iter ad salutem dabit aut quod scripsi supra.

[3] te oro et obsecro, T. Pomponi, si me omnibus amplissimis, carissimis iucundissimisque rebus perfidia hominum spoliatum, si me a meis consiliariis proditum et proiectum vides, si intellegis me coactum ut ipse me et meos perderem, ut me tua misericordia iuves et Quintum fratrem qui potest esse salvus sustentes, Terentiam liberosque meos tueare, me, si putas te istic visurum, exspectes, si minus, invisas, si potes, mihique ex agro tuo tantum adsignes quantum meo corpore occupari potest, et pueros ad me cum litteris quam primum et quam saepissime mittas. data xvi Kal. Octobris. Thessalonicae.


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CICERONE
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[2]
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[3]
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[degiovfe] - [2014-10-21 13:40:37]

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