Splash Latino - Cicerone - Epistulae - Ad Atticum - 3 - 17

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Cicerone - Epistulae - Ad Atticum - 3 - 17

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3.17


Scr. Thessalonicae pr. Non. Sept. a. 696 (;S).
CICERO ATTICO SAL.


de Quinto fratre nuntii nobis tristes nec varii venerant ex ante diem <III> non. Iun. usque ad prid. Kal. Sept. eo autem die Livineius L. Reguli libertus ad me a Regulo missus venit. is omnino mentionem nullam factam esse nuntiavit sed fuisse tamen sermonem de C. Clodi filio isque mihi qm a fratre litteras attulit. sed postridie Sesti pueri venerunt qui a te litteras attulerunt non tam exploratas a timore quam sermo Livinei fuerat. sane sum in meo infinito maerore sollicitus et eo magis quod Appi quaestio est.

[2] cetera quae ad me eisdem litteris scribis de nostra spe, intellego esse languidiora quam alii ostendunt. ego autem quoniam non longe ab eo tempore absumus in quo res diiudicabitur, aut ad te conferam me aut etiam nunc circum haec loca commorabor.

[3] scribit ad me frater omnia sua per te unum sustineri. quid te aut horter quod facis, aut agam gratias quod non exspectas? tantum velim fortuna det nobis potestatem ut incolumes amore nostro perfruamur. tuas litteras semper maxime exspecto; in quibus cave vereare ne aut diligentia tua mihi molesta aut veritas acerba sit. data pr. Nonas Sept. Thessalonicae.


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CICERONE
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[2]
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[3]
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[degiovfe] - [2014-10-21 10:52:21]

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