Splash Latino - Cicerone - Epistulae - Ad Atticum - 3 - 13

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Cicerone - Epistulae - Ad Atticum - 3 - 13

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3.13


Scr. Thessalonicae Non. Sext. a. 696 (58). .
CICERO ATTICO SAL.


quod ad te scripseram me in Epiro futurum, postea quam extenuari spem nostram et evanescere vidi, mutavi consilium nec me Thessalonica commovi, ubi esse statueram quoad aliquid ad me de eo scriberes, quod proximis litteris scripseras fore uti secundum comitia aliquid de nobis in senatu ageretur; id tibi Pompeium dixisse. qua de re quoniam comitia habita sunt tuque nihil ad me scribis, proinde habebo ac si scripsisses nihil esse neque <me> temporis non longinqui spe ductum esse moleste feram. quem autem motum te videre scripseras qui nobis utilis fore videretur, eum nuntiant qui veniunt nullum fore. in tribunis pl. designatis reliqua spes est. quam si exspectaro, non erit quod putes me causae meae, voluntati meorum defuisse.

[2] quod me saepe accusas cur hunc meum casum tam graviter feram, debes ignoscere, cum ita me adflictum videas ut neminem umquam nec videris nec audieris. nam quod scribis te audire me etiam mentis errore ex dolore adfici, mihi vero mens integra est. atque utinam tam in periculo fuisset! cum ego iis quibus meam salutem carissimam esse arbitrabar inimicissimis crudelissimisque usus sum; qui, ut me paulum inclinari timore viderunt, sic impulerunt ut omni suo scelere et perfidia abuterentur ad exitium meum. nunc quoniam est Cyzicum nobis eundum, quo rarius ad me litterae perferentur, hoc velim diligentius omnia quae putaris me scire opus esse perscribas. Quintum fratrem meum fac diligas; quem ego miser si incolumem relinquo, non me totum perisse arbitrabor. data Nonis Sextilibus.


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CICERONE
di SALUTA per si ATTICO Galli
Io
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[2]
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[degiovfe] - [2014-10-20 21:33:54]

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