Splash Latino - Cicerone - Epistulae - Ad Atticum - 3 - 12

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Cicerone - Epistulae - Ad Atticum - 3 - 12

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3.12


Scr. Thessalonicae xvi K. Sext. a. 696 (58).
CICERO ATTICO SAL.


tu quidem sedulo argumentaris quid sit sperandum et maxime per senatum idemque caput rogationis proponi scribis qua re in senatu dici nihil liceat. itaque siletur. hic tu me accusas quod me adflictem, cum ita sim adflictus ut nemo umquam, quod tute intellegis. spem ostendis secundum comitia. quae ista est eodem tribuno pl. et inimico consule designato? percussisti autem me etiam de oratione prolata.

[2] cui vulneri ut scribis medere, si quid potes. scripsi equidem olim ei iratus, quod ille prior scripserat, sed ita compresseram ut numquam emanaturam putarem. quo modo exciderit nescio. sed quia numquam accidit ut cum eo verbo uno concertarem et quia scripta mihi videtur neglegentius quam ceterae, puto posse probari non esse meam. id, si putas me posse sanari, cures velim; sin plane perii, minus laboro.

[3] ego etiam nunc eodem in loco iaceo sine sermone ullo, sine cogitatione ulla. scilicet tibi, ut scribis, significaram ut ad me venires; si donatam ut intellego te istic prodesse, hic ne verbo quidem levare me posse. non queo plura scribere nec est quod scribam; vestra magis exspecto. data xvi Kal. Sextilis. Thessalonicae.


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[degiovfe] - [2014-10-20 20:52:19]

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