Splash Latino - Cicerone - Epistulae - Ad Atticum - 3 - 10

Latino


Inserisci il titolo della versione o le prime parole
del testo latino di cui cerchi la traduzione.

Username Password
Registrati Dimenticata la password? Ricorda Utente
 
Cicerone - Epistulae - Ad Atticum - 3 - 10

Brano visualizzato 13895 volte
3.10


Scr. Thessalonicae xiiiiv K. Quint. a. 696 (58).
CICERO ATTICO SAL.


Acta quae essent usque ad a. d. viii Kal. Iunias cognovi ex tuis litteris; reliqua exspectabam, ut tibi placebat, Thessalonicae. quibus adlatis facilius statuere potero ubi sim. nam si erit causa, si quid agetur, si spem videro, aut ibidem opperiar aut me ad te conferam; sin, ut tu scribis, ista evanuerint, aliquid aliud videbimus. omnino adhuc nihil mihi significatis nisi discordiam istorum; quae tamen inter eos de omnibus potius rebus est quam de me. itaque quid ea mihi prosit nescio sed tamen quoad me vos sperare vultis vobis obtemperabo.

[2] nam quod me tam saepe et tam vehementer obiurgas et animo infirmo esse dicis, quaeso, ecquod tantum malum est quod in mea calamitate non sit? ecquis umquam tam ex amplo statu, tam in bona causa, tantis facultatibus ingeni, consili, gratiae, tantis praesidiis bonorum omnium concidit? possum oblivisci qui fuerim, non sentire qui sim, quo caream honore, qua gloria, quibus liberis, quibus fortunis, quo fratre? quem ego, ut novum calamitatis genus attendas, quom pluris facerem quam me ipsum semperque fecissem, vitavi ne viderem, ne aut illius luctum squaloremque aspicerem aut me quem ille florentissimum reliquerat perditum illi adflictumque offerrem. Mitto cetera intolerabilia; etenim fletu impedior. hic utrum tandem sum accusandus quod doleo, an quod commisi ut haec non aut retinerem, quod facile fuisset nisi intra parietes meos de mea pernicie consilia inirentur, aut certe vivus non amitterem?


[3] haec eo scripsi ut potius relevares me, quod facis, quam ut castigatione aut obiurgatione dignum putares, eoque ad te minus multa scribo quod et maerore impedior et quod exspectem istinc magis habeo quam quod ipse scribam. quae si erunt adlata, faciam te consili nostri certiorem. tu, ut adhuc fecisti, quam plurimis de rebus ad me velim scribas, ut prorsus ne quid ignorem. data xiiii Kal. Quintilis. Thessalonicae.


Oggi hai visualizzato brani. Ti ricordiamo che hai ancora a disposizione la visualizzazione di 5 brani

Cicerone affacciano selvaggina saluta inizio la Attico.

Ho
dai appreso Belgi dalla lingua, Vuoi tua tutti se lettera Reno, nessuno. quanto Garonna, è anche il avvenuto prende eredita (a i suo Roma) delle io fino Elvezi canaglia al loro, devi 25 più ascoltare? non maggio; abitano fine aspetto che le gli in altre, ai alle se i vuoi, guarda qui a e lodata, sigillo Tessalonica. sole Quando quelli. dire queste e al mi abitano che saranno Galli. pervenute Germani Èaco, potrò Aquitani per più del facilmente Aquitani, mettere decidere dividono denaro dove quasi ti stabilirmi. raramente lo Infatti, lingua rimasto se civiltà anche vi di sarà nella motivo, lo che se Galli armi! si istituzioni chi farà la qualcosa, dal ti se con Del vedrò la questa una rammollire al speranza, si o fatto scrosci aspetterò Francia Pace, qui Galli, stesso Vittoria, oppure dei di mi la porterò spronarmi? vuoi da rischi? gli te; premiti c'è se, gli moglie come cenare o tu destino quella scrivi, spose della queste dal o aver speranze di svarranno, quali lo escogiterò di in qualche con altra l'elmo le soluzione. si Marte Finora città assolutamente tra niente il elegie mi razza, perché annunci in commedie se Quando lanciarmi non Ormai la la cento malata discordia rotto porta di Eracleide, ora costoro, censo la il piú quale, argenti con tuttavia vorrà in è che giorni sorta bagno pecore tra dell'amante, spalle loro Fu Fede su cosa contende ogni i Tigellino: questione nudi voce piuttosto che nostri che non su avanti una di perdere me. di Perciò sotto tutto questa fa e cose collera per ne mare dico? possa lo essermi (scorrazzava riconosce, utile venga non selvaggina so; la dell'anno ma reggendo non con di questua, tutto Vuoi in ciò se chi fino nessuno. fra a rimbombano beni che il incriminato. voi eredita ricchezza: volete suo e sperare, io oggi vi canaglia del ubbidirò. devi Infatti, ascoltare? non privato. a quanto fine essere al Gillo d'ogni fatto in che alle mi piú cuore rimproveri qui stessa con lodata, sigillo pavone tanta su la frequenza dire Mi e al donna con che la tanto giunto delle vigore Èaco, sostieni per che sia, sono mettere coppe di denaro animo ti cassaforte. debole, lo cavoli per rimasto vedo favore, anche la quale lo che male con c'è che propri nomi? così armi! grande chi giardini, che e affannosa non ti malgrado sia Del a presente questa a nella al platani mia mai sventura? scrosci Chi Pace, il mi fanciullo, da i abbia una di condizione Arretrino magari così vuoi a prestigiosa, gli da c'è limosina una moglie vuota causa o mangia così quella propina nobile, della dice. da o aver così tempio grandi lo volta facoltà in gli di ci ingegno, le di Marte fiato saggezza, si è di dalla questo prestigio, elegie una dall'appoggio perché liberto: così commedie campo, forte lanciarmi di la Muzio tutti malata i porta essere buoni ora pane cadde? stima al piú Posso con dimenticare in un chi giorni io pecore sia spalle un stato, Fede non contende aver Tigellino: mi consapevolezza voce sdraiato di nostri chi voglia, conosce sia una (ora), moglie. di propinato adolescenti? quale tutto Eolie, autorità e libra sia per altro? privato, dico? la di margini vecchi quale riconosce, di gloria, prende gente di inciso.' nella quali dell'anno e figli, non tempo di questua, Galla', quali in la beni, chi di fra quale beni da fratello? incriminato. libro Io ricchezza: casa? che, e lo affinché oggi abbiamo tu del attenda tenace, in una privato. a nuova essere a nascita d'ogni alzando di gli per disgrazia, di pur cuore stimandolo stessa e pavone il avendolo la sempre Mi la stimato donna iosa più la con di delle e me sfrenate colonne stesso ressa evitai graziare l'hai di coppe incontrarlo, della guardare di cassaforte. in fissare cavoli il vedo suo la squallido che farsi pianto, uguale oppure propri nomi? di Nilo, non giardini, mare, presentarmi affannosa guardarci a malgrado vantaggi lui a ville, distrutto a di e platani afflitto dei brucia che son egli il aveva 'Sí, Odio lasciato abbia nella ti le massima magari farla floridezza. a Tralascio si gente l'intollerabile limosina a e vuota comando infatti mangia ad impedisco propina si di dice. Di versar di due lacrime. trova inesperte E volta te allora gli tribuni, sono In da mio che accusare fiato toga, perché è una soffro, questo tunica o una e perché liberto: interi ho campo, agito o di in Muzio calore modo poi 'C'è tale essere da pane di non al conservare può recto questi da Ai beni, un cosa si Latino che scarrozzare sarebbe un timore stato piú rabbia facile patrono di se mi il non sdraiato fossero antichi di entrati conosce doganiere progetti fa rasoio della difficile gioca mia adolescenti? nel rovina Eolie, tra libra terrori, le altro? si mie la pareti, vecchi chiedere o di almeno gente da nella buonora, non e la perderli tempo restando Galla', del vivo? la Questa che ogni servivo O in da questo libro bische luogo, casa? Va affinché lo al tu abbiamo timore possa stravaccato castigo darmi in sollievo, sino pupillo cosa a che che alzando che, fai, per smisurato piuttosto denaro, che e lettiga ritenermi impettita va depro il da di Roma biasimo la e iosa costrinse di con botteghe rimprovero e o e colonne che qui chiusa: a l'hai privato te sopportare osato, servivo guardare avevano molto in meno fabbro Bisognerebbe sulla perché se pazienza me il o lo farsi impedisca piú la Sciogli tristezza, soglie ha ho mare, Aurunca da guardarci possiedo attendere vantaggi notizie ville, vento da di miei te si i più brucia tra che stesse collo servire nell'uomo per io Odio stesso. altrove, Se le vita queste farla il notizie cari che mi gente tutto perverranno a triclinio ti comando fa informerò ad soffio sulla si Locusta, mia Di di decisione. due muore Tu, inesperte sottratto come te hai tribuni, gioco? fatto altro finora, che vorrei toga, che una i mi tunica servissi e non di interi I più rode genio? sulle di trema cose, calore se affinché 'C'è non io sin costruito non di si ignori vuoto proprio recto rende, nulla.
Da
Ai Tessalonica, di il Latino Ma 18 con giugno. timore
È severamente vietato l'utilizzo anche parziale della presente traduzione ai sensi della Legge 633/41 sul diritto d'autore. Ogni violazione sarà perseguita ai sensi di legge. © www.latin.it

La Traduzione può essere visionata su Splash Latino - http://www.latin.it/autore/cicerone/epistulae/ad_atticum/03/10.lat

[grf22] - [2008-05-17 09:57:27]

Registrati alla Splash Community e contribuisci ad aumentare il numero di traduzioni presenti nel sito!

Modalità mobile