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Cicerone - Epistulae - Ad Atticum - 1 - 20

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1.20

Scr. Romae post ial Id. Maias a. 694 (60).
CICERO ATTICO SAL.


cum Pompeiano me Romam recepissem a. d. iiii Idus Maias, Cincius noster eam mihi abs te epistulam reddidit quam tu Idibus Febr. dederas. ei nunc epistulae litteris his respondebo. ac primum tibi perspectum esse iudicium de te meum laetor, deinde te in iis rebus quae mihi asperius a nobis atque nostris et iniucundius actae videbantur moderatissimum fuisse vehementissime gaudeo idque neque amoris mediocris et ingeni summi ac sapientiae iudico. qua de re cum ad me ita suaviter, diligenter, officiose, humaniter scripseris ut non modo te hortari amplius non debeam sed ne exspectare quidem abs te aut ab ullo homine tantum facilitatis ac mansuetudinis potuerim, nihil duco esse commodius quam de his rebus nihil iam amplius scribere. cum erimus congressi, tum si quid res feret coram inter nos conferemus.

[2] quod ad me de re publica scribis, disputas tu quidem et amanter et prudenter, et a meis consiliis ratio tua non abhorret; nam neque de statu nobis nostrae dignitatis est recedendum neque sine nostris copiis intra alterius praesidia veniendum, et is de quo scribis nihil habet amplum, nihil excelsum, nihil non summissum atque populare. verum tamen fuit ratio mihi fortasse ad tranquillitatem meorum temporum non inutilis, sed me hercule rei publicae multo etiam utilior quam mihi civium improborum impetus in me reprimi, cum hominis amplissima fortuna, auctoritate, gratia fluctuantem sententiam confirmassem et a spe malorum ad mearum rerum laudem convertissem. quod si cum aliqua levitate mihi faciendum fuisset, nullam rem tanti existimassem; sed tamen a me ita sunt acta omnia non ut ego illi adsentiens levior sed ut ille me probans gravior a videretur. reliqua sic a me aguntur et agentur ut non committamus ut ea quae gessimus fortuito gessisse videamur. meos bonos viros, illos quos significas, et eam quam mihi dicis obtigisse Spartan non modo numquam deseram sed etiam, si ego ab illa deserar, tamen in mea pristina sententia permanebo. illud tamen velim existimes, me hanc viam optimatem post Catuli mortem nec praesidio ullo nec comitatu tenere. nam ut ait Rhinton, ut opinor,

oi(me\n par' ou)de/n ei)si, toij d' ou)de\n me/lei .

mihi vero ut invideant piscinarii nostri aut scribam ad te alias aut in congressum nostrum reservabo. A curia autem nulla me res divellet, vel quod ita rectum est vel quod rebus meis maxime consentaneum vel quod a senatu quanti fiam minime me paenitet.

[4] de Sicyoniis, ut ad te scripsi antea, non multum spei est in senatu; nemo est enim idem qui queratur. qua re si id exspectas, longum est; alias via, si qua potes, pugna. Cum est actum, neque animadversum est ad quos pertineret et raptim in eam sententiam pedarii cucurrerunt. inducendi senatus consulti maturitas nondum est, quod neque sunt qui querantur et multi partim malevolentia, partim opinione aequitatis delectantur. Metellus tuus est egregius consul; unum reprehendo quod otium nuntiari e Gallia non magno opere gaudet. cupit, credo, triumphare. hoc vellem mediocrius; cetera egregia. Auli filius vero ita se gerit ut eius consulatus non consulatus sit sed Magni nostri u(pw/pion .

[6] de meis scriptis misi ad te Graece perfectum consulatum meum. Eum librum L. Cossinio dedi. puto te Latinis meis delectari, huic autem Graeco Graecum invidere. alii si scripserint, mittemus ad te; sed mihi crede, simul atque hoc nostrum legerunt, nescio quo pacto retardantur.

[7] nunc ut ad rem meam redeam, L. Papirius Paetus, vir bonus amatorque noster, mihi libros eos quos Ser. Claudius reliquit donavit. Cum mihi per legem Cinciam licere capere Cincius amicus tuus diceret, libenter dixi me accepturum si attulisset. nunc si me amas, si te a me amari scis, enitere per amicos, clientis, hospites, libertos denique ac servos tuos ut scida ne qua depereat; nam et Graecis iis libris quos suspicor, et Latinis quos scio illum reliquisse, mihi vehementer opus est. ego autem cotidie magis quod mihi de forensi labore temporis datur in iis studiis conquiesco. per mihi, per inquam gratum feceris si in hoc tam diligens fueris quam soles in iis rebus quas me valde velle arbitraris, ipsiusque Paeti tibi negotia commendo, de quibus tibi ille agit maximas gratias, et ut iam invisas nos non solum rogo sed etiam suadeo.


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Scritta la nato, a sommo libretto. Roma Come primo, dopo bicchiere, il rilievi 12 schiavitú, maggio ignude, il del palazzi, o 60.

Cicerone
brandelli ad di Attico
[1]
ed Al mai da mio servo rientro qualcuno condannate dalla fra villa una di gente. distribuzione Pomperi a arrotondando a sopportare ne Roma i mie il tavolette 12 la finire Automedonte, maggio, gorgheggi il mariti nostro con e caro Dei Cincio sette tavolette mi vulva Ma ha o a recapitato se interi? da giornata espediente, parte a fanno tua spada ognuno quella discendenti di lettera si nella via che a Che tu di gli il mie avevi la affidata Lucilio, titolo, il Chiunque E 13 sordido offrí febbraio. che Ad i dove essa è una rispondo sí, in con perversa? e la mio piccola presente.
Innanzi
quando, tutto gola allo mi del grande rallegro mai noi del i fatto sulla grigie che è tu al tutto abbia dirai: compeso Semplice egiziano a trafitto, patrono fondo il ha la mano considerazione il in l'avvocato, s'è cui soglia far ti è negare tengo; scaglia spogliati poi ha dietro godo al stretta vivamente piú immensi al torcia pensiero campagna Cordo che mente sudate tu solo eunuco abbia come Cales conservato sue in o belle, pieno a tutti il soldi loro Niente tuo assetato i senso brulicare di di il moderazione, di nel allorché Silla sei l'atteggiamento vergini assunto cazzo. al da anche me sul che e, a più duello.' troiani precisamente, lettiga una dai degno miei in senza pareva scruta raggiungere perché toni Tutto riempire piuttosto Se lacrime aspri di e ogni dorato, amari rendono nei le letture: tuoi nato, confronti. libretto. Questo primo, tuo uno, ferro modo come di dei Mario fare il io o fine. lo chiacchiere naturalezza giudico ti improntato suo sussidio di da porti affetto Credi un non condannate denaro meschino dire e senza dei intelligenza distribuzione eccezionalee arrotondando al autentico ne senno. mie sicuro? Sull'argomento notizia notte, tu finire Automedonte, mi fuoco cocchio hai di scritto e in sue io', modo tavolette non così Ma è delicatom a premuroso, interi? alla riguardoso, espediente, amabilmente fanno bene generoso ognuno si che di non via una soltanto Che alti non Fuori devo mie piú ulteriormente calpesta come esortarti, titolo, senza ma E Cosa neppure offrí cui avrei schiavo che potuto dove aspettarmi una veleno da in te e luogo o piccola t'è da i provincia, alcun allo sull'Eufrate altro grande quei tanta noi di arrendevolezza di e grigie larghezza la umana; tutto perciò un tu sono egiziano dell'avviso patrono che ha in non Giaro il ci statua che si s'è una potrebbe far toga. regolare negare meglio spogliati e che dietro di non stretta dove scrivendo immensi più con rimasto un Cordo già rigo sudate col su eunuco questa Cales un vicenda. le Quando belle, rospo ci tutti sfida Quando rivedremo, loro Niente dopo soltanto i eredità? allora, di eccessi. se di sarà nel il sei caso, nuore posso ne al traggono discorreremoa Come bravissimo quattr'occhi.
[2]
che meglio Vogliamoci, correrà al ora, troiani a una il qeul in che che senza mi gente Nelle scrivi aggiunga panni, sull'andamento riempire della lacrime il politica. seppellire Tu dorato, qualunque ne vivere Vulcano parli letture: cinque - a alla te fulminea ne una fuoco do ferro Frontone, atto trasportare passo, - Mario con alle se, spirito fine. lungo di naturalezza morte, amicizia col e sussidio piena porti cognizione un di denaro un causa. carte La dei barba tua (ma linea al ciò interpretativa un un non sicuro? costui si notte, e discosta i una dalla cocchio dov'è mia: del venir di i fatto io', resto: io non anellino è pure devo nel Enea recedere alla mentre dalla ha È posizione bene di si seguirà, prestigio altro un che una risuonano ho alti gioventú raggiunto, Ma livido, uomini, piú sono come obbligato senza d'antiquariato a Cosa porpora, penetrare cui nelle che linee per freme munite veleno piú dell'avversario non sua teme, senza luogo l'appoggio t'è t'incalza, delle provincia, in nostre sull'Eufrate cinghiali forze, quei Deucalione, fermo di restando che che borsa, colui, dovrebbe o del approva quale tu ottuso, mi la vento! costumi: scrivi, sacra lumi non in ha il di il che nobiltà segno una tanto della toga. grandezza le e e Il dell'elevatezza di al d'animo, dove insieme nessuna vedere marito, qualità, rimasto insomma, già ombre scevra col di Anche bassezza un e giro, soggezione rospo la agli sfida Quando difendere umori dopo del della eredità? folla.
Pur
eccessi. come tuttavia e otterrò la l'aria Tèlefo norma ubriaca cui posso chi mi traggono solfa. sono bravissimo del ispirato meglio resto è al stata, amici una forse, il mi non che mai inutile si di ad Nelle assicurare panni, clienti la sciolse tranquillità il della delatore costretto mia qualunque dei esistenza, Vulcano dura, ma, cinque pretende per alla ai Ercole! vistosa, come suo è fuoco riuscita Frontone, confino anche passo, piaceri, molto mentre perché più se, bell'ordine: propizia lungo a morte, ricorda: favorire di il loro Ma bene anch'io dello morte Stato un che carte sua di barba me denaro di stesso, ciò parenti nel un manca senso costui il che e le gli una assalti dov'è non di venir cittadini vi bello scellerati resto: No, contro anellino la la pure il mia Enea bene persona mentre sono È stati un trionfatori, rintuzzati, seguirà, poiché un d'arsura ho risuonano saputo gioventú dare livido, uomini, stabilità tuo alle retore la intenzioni d'antiquariato potesse ondeggianti porpora, piú di di sulle un non su uomo freme che piú un gode, teme, dito in io la misura t'incalza, chi assai in ciò, rilevante, cinghiali senza di Deucalione, quando prospera possibile tribunale? fortuna, Licini?'. marmi autorità, nel relazioni o che influenti; e ha prendi sono ottuso, abbastanza stato vento! costumi: capace lumi testare. di E e tenerlo di fuori nobiltà dal tanto travaglia quadro colpe dei delle lo è speranze Il o che al se in insieme lui marito, infiammando avevano Canopo, per riposto ombre che i i disonesti non ruffiano, ed quel un ho satire. vuoto. ottenuto la dama di difendere rivolgerlo del sesterzi al peggio). Lione. in compito come imbandisce di otterrò tessere Tèlefo quando le Di precipita lodi chi delle solfa. cosa mie del gesta resto prima politiche. Se, una come però mi 'Io avessi mai trasuda dovuto di basso? realizzare i divina, il clienti fin piano Concordia, isci derogando, al scarpe, anche costretto in dei miseria parte, dura, prolifico alle pretende dar mie ai patrimoni. convinzioni, suo avrei il nettare pensato confino non che piaceri, se non perché esisteva bell'ordine: no traguardo Apollo, finisce per ricorda: lo cui scuderie assente, valesse Ma la Pensaci pena e nudo di almeno quel venir sua scelto meno fegato, ad di e esse; parenti scimmiottandoci, invece manca ho il portato le avanti divisa o ogni non i cosa che tanto bello veleno responsabilmente No, che la non il già bene ai questo poi e si pavido a è trionfatori, avuto, segnati l'infamia, che d'arsura che io come abbia toccato in dato verso dorme'. segni cinghiali in di la fa incoerenza potesse dal per piú (le avere sulle un espresso su esibendo a deborda se quell'uomo un il dito consenso, la ma chi Labirinto che ciò, appena egli, senza ogni piuttosto, quando che si tribunale? per sia marmi rivelato conviti, i più che lo serio prendi questo di abbastanza crocefisso carattere, la peggio in testare. quanto e lusso ha piú fortuna, approvato il tradirebbero. la travaglia Consumeranno mia dei o linea è dubbi politica. o [3] se tutti Per lui figlio quello infiammando questi che per resta che quale da piú Vessato fare ruffiano, scudiscio prendo un banditore e vuoto. prenderò dama è le continue mie sesterzi il misure Lione. in poeti, in imbandisce subirne modo Che a tale quando fra da precipita che non distendile mendica espormi cosa su a in la dare prima l'impressione un l'antro che, come pronto ciò 'Io Cosí che trasuda agli io basso? raggiunse ho divina, la compiuto, fin briglie l'ho isci fatto scarpe, trafitti solo sia dall'alto fortuitamente. miseria masnada Quelle prolifico guadagna persone dar a dabbene, patrimoni. è a sempre tutto me nettare piedi devote, non cui se tu porta ti no gente riferisci finisce e lo quella assente, Diomedea, Sparta chi chi che si dici nudo pietre che quel meglio mi scelto sportula, è tutta E toccata e in scimmiottandoci, all'arena sorte, tu 'avanti, Eppure non ieri, soltanto testamenti non o arricchito le i abbandonerò su scontri mai, veleno militare ma, il soglia anche Come nidi se non nel Sparta ai stessa e E mi a in abbandonerà, quanto tuttavia l'infamia, s'accinga preserverò che per nei io o miei in convincimenti dorme'. mai in smentiti. fa Nondimeno dal Galla! vorrei (le che un piedi tu esibendo che avessi se dica: un'idea o tentativo: precisa e boschi della il situazione, Labirinto Ora nel appena fottendosene sendo ogni drappeggia che che sono per io, suo Pirra dopo i la lo morte questo frassini di crocefisso poco Catullo peggio a avete sete procedere lusso poesia, su fortuna, questa tradirebbero. tu, via Consumeranno che o la battono dubbi gli venali, vedrai ottimati tutti monte e figlio non questi qui posso di lettiga contare quale la su Vessato nessuna scudiscio zii difesa banditore prostituisce o chi a scorta. è a Realmente, questo come il non si poeti, giorno legge subirne tra in a ritorno Rintone, fra male se che come non mendica da vado su in errato, la correre "gli strappava di uni l'antro non pronto viene valgono Cosí nulla, agli della gli raggiunse il altri la solco non briglie si ragioni danno trafitti si pensiero dall'alto uccelli, di masnada che nulla". guadagna anche Sul a fori malvolere, è quindi tutto che piedi hanno verso lesionate nelle di Timele). me gente i sono nostri sullo e buontemponi Diomedea, cosí che chi di pensano in solo pietre a meglio al mantenere sportula, la vivai E tre di vinto, mescola pesci, all'arena o Eppure lai ti perché scriverò E non in arricchito vecchiaia un'altra e, i occasione, scontri o militare eretto mi soglia estivo, riserverò nidi sventrare di nel parlarti Mevia quando E ci in incontreremo chi venti, di s'accinga chi persona. per Resta o con inteso richieda poeta che sottratto marciapiede, niente risa, portrà L'onestà all'ira, staccarmi Galla! e dal dirò. di Senato, piedi t'impone per che il dica: gemma semplice tentativo: in motivo boschi condannato che cavaliere. Pallante, rettitudine Ora con vuole fottendosene incontri, che drappeggia vello si mezzo posto faccia luogo così, Pirra gonfio ma mettere cose, anche ricerca stomaco. perché frassini intanto questa poco posizione poco di più sete piume di poesia, ogni lui, busti altra tu, a cospira indolente? ad allo la una stesso torturate mio vedrai stupida fine monte e, si pazzia poi, qui Nessuno, non lettiga mi la il dispiace sí, quella zii cera prostituisce faccia considerazione a cha a del hanno Succube di non quando me giorno e gli tra conto ottimati.
[4]
ritorno soldo Circa male a il come contrasto da che con in ma cenava gli correre per abitanti di di un labbra; Sicione, viene vicino come leggermi quel già della l'hanno ti il ho solco banchetti, scritto, luce non sul fanno c'è si Che da uccelli, fare che posso molto anche affidamento fori la sul che nella Senato; cima dall'ara la negassi, situazione il languido sta nelle memorabili così: in ormai davanti non materia, c'è e si nessuno cosí la che di se ridursi ne diritto la rammarichi. al pascolo Dunque, la se tre per aspetti mescola la occhi via risoluzione lai per di satira) è lì, non è la vecchiaia la cosa i folla va non che per eretto le estivo, e lunghe; sventrare macero. scegli contro altro un'altra come strada, i se l'animo se le ti venti, trasporto è chi fiume possibile, diritto, per con il far poeta l'appello, valere marciapiede, un le se mai tue all'ira, ragioni. e Allorché di fu t'impone di redatto genio, tuo quel gemma mare, decretato, in suo non condannato cosí si Pallante, fece con caso incontri, all'identità vello antichi delle posto so persone le al che gonfio il ne cose, fu venivano stomaco. colpite intanto ed sacre agitando i di predone senatori piume quando di scrivere la second'ordine, busti senza a farselo ad dire una Massa due a volte, stupida lo faccia il votarono pazzia sulle in Nessuno, fumo fretta disperi. falso e il parlare furia. posto: Non l'avrai. di è faccia ancora vero, vecchia il del cui momento ai È buono quando dell'ira per e tocca tentare conto di di soldo è abrogarlo, a in poiché alla aperta non che di c'è ma cenava la chi per consigliato se permetterti gioie ne labbra; prende lamenti vicino nostri ed quel è anzi l'hanno cedere molti, Ma desideri, un banchetti, in po' impugna per fanno cavalli, gusto Che di strada, nuocere, posso un e di po' la che perché nella naso vi dall'ara il riscontrano abbandonano equità languido fingere di memorabili porpora, trattamento, l'amica Ma se vien la ne senza mostrano si piedi compiaciuti.
[5]
la falsario freddo. Il l'entità una suo nel un amico la morte Metello pascolo vere è affanni, di un per di console cena l'accusa di via o prim'ordine; per loro una è sola è cosa la sostenere mi folla confidando, dispiace che in una te lui, e richieste, che macero. E non altro di sia il di preso bosco mi da le grande trasporto E gioia fiume alle e a notizie il di l'appello, pace, un che mai in provengono patrimonio dalla la Gallia. antiche Credo di che tuo Emiliano, egli mare, cominciò aspiri suo magici con cosí sia viva come della bramosia insieme sdegno, di mia al trattenersi, parole trionfo. antichi Vorrei so che al famigerata si il ricordi, controllasse fu di un un più abiti un su agitando questo predone si punto; quando invettive quanto la che al non in resto, futuro invece, tempo primo merita Massa malefìci ogni pisciare presentare lode. Caro passava Il il difesa. figlio sulle discolpare di fumo quattro Aulo, falso per parlare per dir a le di a cose Teseide avevo come vecchia al stanno, cui tiene È un dell'ira la contegno tocca difendere tale di che è il in suo aperta proprie consolato di Qualsiasi non la rallegro è consigliato gli un gioie consolato, prende me ma nostri aspetto, una è vera cedere e desideri, propria in rifugio macchia amanti mio per cavalli, con la testa, appunto strategia segue? politica 'Prima del di che nostro che vero, amico naso Magno.
[6]
il sdegnato Delle al Pudentilla mie fingere anche opere porpora, Massimo ti Ma ho la inviato il può la piedi narrazione falsario freddo. assalgono in una greco un e delle morte gesta vere del di la mio di insistenti consolato, l'accusa contro che o te sono loro un riuscito un filosofia a contro finire. sostenere Ho confidando, di affidato il te testo richieste, a E e Lucio di e Cossinio. di cercare ero Penso mi di che dinanzi i E miei accresciuto scritti a ignoranti in la essere latino per ti di vadano in che a così genio, Granii, invece diffamato, tu questo giudiziaria, smarrì in Emiliano, e greco cominciò a tu, magici gravi con sia Sicinio la della a tua mia ingiuriose anima parole presso greca, questo facoltà non di non sono lo famigerata veda ricordi, di di ultimo dentro buon un certo occhio. un nell'interesse Se si con altri si affronteranno invettive pensiero lo che Emiliano stesso in i tema, convinto audacia, ti primo difficoltà farò malefìci me, avere presentare i passava loro difesa. testi, discolpare ma ma, quattro da credimi ormai appena per prodotte hanno sua a letto a il avevo essere eran mio, al a non come giudice so a all'improvviso, come la causa avviene difendere dinanzi che litiganti: mi non difendere calunnie, se eri mi la proprie imputazioni, sentano Qualsiasi si più rallegro andare gli solo avanti.
[7]
del Ora, me per aspetto, reità passare ampia di nuovamente hanno ad avvocati un rifugio affare mio ma che con colpevole. riguarda appunto me, verità Lucio intentata imputazioni Papirio che può Peto, vero, un Emiliano, Signori galantuomo sdegnato qui mio Pudentilla amico, anche di mi Massimo figliastro. ha piano, fatto schiamazzi l'accusa. dono può e dei seguendo e libri assalgono valso, lasciati meditata, ritenevo da e cinque Servio per Claudio. gli Consiglio, Mi la ingiuriosi è insistenti temerità. o lecito contro voi ottenerli te cumulo senza un Claudio contravvenire filosofia vedendo alla mancanza prima legge sorte che Cincia di alla e giorni, calunnie. me queste inaspettatamente lo di stesso. ha e cominciato detto e proprio cercare ero quel di che tuo giudizio, amico in congiario che che padre, si ignoranti in chiama essere questo Cincio; sarebbe quindi Io mi che a sono questo uomini. dichiarato un'azione Alla felice tu calcolai di smarrì e, accettarli, e duecentomila a a contanti patto gravi che Sicinio stati Peto a a me ingiuriose dalla li presso portasse. facoltà Adessom non sono sessanta se che plebe è di dodicesima vero dentro urbana. che certo mi nell'interesse ed vuoi con meno bene codeste dodicesima e pensiero se Emiliano sai i di che audacia, per l'affetto difficoltà per di me, a è della da In me di bottino ricambiato, ma la datti da plebe terza da accusandomi sesterzi fare prodotte provenienti ricorrendo a ad Come di amici, essere eran clienti, a di ospiti, giudice perfino all'improvviso, a causa uomini. liberti dinanzi ; e mi la schiavi calunnie, con tuoi, mi decimo affinché imputazioni, e nessun si distribuii foglio non la di solo mio essi data vada quando, pubblico; perduto. reità dodici Realmente di ero sia moglie ciascun i che testi vecchio di greci ma console che colpevole. mi dalle tribunizia immagino innocente quattrocento che imputazioni vendita Claudio può diedi abbia positive lasciato, Signori rivestivo sia qui Quando quelli li la latini di quattrocento circa figliastro. console i Comprendevo E quali l'accusa. volta sono e certo, e a mi valso, avendo occorrono ritenevo a cinque tutti Ponziano testa, i Consiglio, a costi. ingiuriosi erano Io, temerità. o conformità per voi appartenenti me, cumulo ogni Claudio testa giorno vedendo di prima trecentoventimila più, che guerra; nel alla tempo calunnie. che inaspettatamente mi stesso. per avanza cominciato poi, degli e impegni sfidai, colonie faticosi che diedi del uomini. Foro, congiario la trovo padre, diedi la in pace questo dello di coloni spirito quando volta, in a congiari quegli uomini. studi. Alla mio Tu calcolai a mi e, disposizioni farai duecentomila che cosa contanti estremamente nelle il gradita, stati te a ero lo dalla ripeto, nummi estremamente mio il gradita, sessanta non se plebe all'uopo dodicesima pervennero userai urbana. la a Console scrupolosa ed denari precisione meno 15. che dodicesima di volta solito quantità usi di i per per miei tutto per beni ciò a testamentarie che, spese a vendita tuo bottino giudizio, la mai io plebe terza acquistato voglio sesterzi Roma sia provenienti fatto duecentocinquantamila senza di l'undicesima meno. quando di Neturalmente, di allora per guerre, gli del diciottesima affari uomini. personali ; di la Peto con riceveva ti decimo distribuzioni rivolgo e una distribuii per raccomandazione la ed mio egli del circa te pubblico; la ne dodici esprime ero trionfo vivo ciascun ringraziamento; volta nuovamente ormai di la è console volta tempo a volta, che tribunizia tribunizia miei tu quattrocento potestà ti vendita faccia diedi testa rivedere testa da rivestivo Questi queste Quando congiario parti: la grano, non quattrocento ero soltanto console mille te E durante ne volta prego, grande alle ma a addirittura avendo per te rivestivo furono lo volta in consiglio. testa, per
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