Splash Latino - Cicerone - Epistulae - Ad Atticum - 1 - 20

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Cicerone - Epistulae - Ad Atticum - 1 - 20

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1.20

Scr. Romae post ial Id. Maias a. 694 (60).
CICERO ATTICO SAL.


cum Pompeiano me Romam recepissem a. d. iiii Idus Maias, Cincius noster eam mihi abs te epistulam reddidit quam tu Idibus Febr. dederas. ei nunc epistulae litteris his respondebo. ac primum tibi perspectum esse iudicium de te meum laetor, deinde te in iis rebus quae mihi asperius a nobis atque nostris et iniucundius actae videbantur moderatissimum fuisse vehementissime gaudeo idque neque amoris mediocris et ingeni summi ac sapientiae iudico. qua de re cum ad me ita suaviter, diligenter, officiose, humaniter scripseris ut non modo te hortari amplius non debeam sed ne exspectare quidem abs te aut ab ullo homine tantum facilitatis ac mansuetudinis potuerim, nihil duco esse commodius quam de his rebus nihil iam amplius scribere. cum erimus congressi, tum si quid res feret coram inter nos conferemus.

[2] quod ad me de re publica scribis, disputas tu quidem et amanter et prudenter, et a meis consiliis ratio tua non abhorret; nam neque de statu nobis nostrae dignitatis est recedendum neque sine nostris copiis intra alterius praesidia veniendum, et is de quo scribis nihil habet amplum, nihil excelsum, nihil non summissum atque populare. verum tamen fuit ratio mihi fortasse ad tranquillitatem meorum temporum non inutilis, sed me hercule rei publicae multo etiam utilior quam mihi civium improborum impetus in me reprimi, cum hominis amplissima fortuna, auctoritate, gratia fluctuantem sententiam confirmassem et a spe malorum ad mearum rerum laudem convertissem. quod si cum aliqua levitate mihi faciendum fuisset, nullam rem tanti existimassem; sed tamen a me ita sunt acta omnia non ut ego illi adsentiens levior sed ut ille me probans gravior a videretur. reliqua sic a me aguntur et agentur ut non committamus ut ea quae gessimus fortuito gessisse videamur. meos bonos viros, illos quos significas, et eam quam mihi dicis obtigisse Spartan non modo numquam deseram sed etiam, si ego ab illa deserar, tamen in mea pristina sententia permanebo. illud tamen velim existimes, me hanc viam optimatem post Catuli mortem nec praesidio ullo nec comitatu tenere. nam ut ait Rhinton, ut opinor,

oi(me\n par' ou)de/n ei)si, toij d' ou)de\n me/lei .

mihi vero ut invideant piscinarii nostri aut scribam ad te alias aut in congressum nostrum reservabo. A curia autem nulla me res divellet, vel quod ita rectum est vel quod rebus meis maxime consentaneum vel quod a senatu quanti fiam minime me paenitet.

[4] de Sicyoniis, ut ad te scripsi antea, non multum spei est in senatu; nemo est enim idem qui queratur. qua re si id exspectas, longum est; alias via, si qua potes, pugna. Cum est actum, neque animadversum est ad quos pertineret et raptim in eam sententiam pedarii cucurrerunt. inducendi senatus consulti maturitas nondum est, quod neque sunt qui querantur et multi partim malevolentia, partim opinione aequitatis delectantur. Metellus tuus est egregius consul; unum reprehendo quod otium nuntiari e Gallia non magno opere gaudet. cupit, credo, triumphare. hoc vellem mediocrius; cetera egregia. Auli filius vero ita se gerit ut eius consulatus non consulatus sit sed Magni nostri u(pw/pion .

[6] de meis scriptis misi ad te Graece perfectum consulatum meum. Eum librum L. Cossinio dedi. puto te Latinis meis delectari, huic autem Graeco Graecum invidere. alii si scripserint, mittemus ad te; sed mihi crede, simul atque hoc nostrum legerunt, nescio quo pacto retardantur.

[7] nunc ut ad rem meam redeam, L. Papirius Paetus, vir bonus amatorque noster, mihi libros eos quos Ser. Claudius reliquit donavit. Cum mihi per legem Cinciam licere capere Cincius amicus tuus diceret, libenter dixi me accepturum si attulisset. nunc si me amas, si te a me amari scis, enitere per amicos, clientis, hospites, libertos denique ac servos tuos ut scida ne qua depereat; nam et Graecis iis libris quos suspicor, et Latinis quos scio illum reliquisse, mihi vehementer opus est. ego autem cotidie magis quod mihi de forensi labore temporis datur in iis studiis conquiesco. per mihi, per inquam gratum feceris si in hoc tam diligens fueris quam soles in iis rebus quas me valde velle arbitraris, ipsiusque Paeti tibi negotia commendo, de quibus tibi ille agit maximas gratias, et ut iam invisas nos non solum rogo sed etiam suadeo.


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Scritta la nato, a sommo libretto. Roma Come dopo bicchiere, uno, il rilievi come 12 schiavitú, dei maggio ignude, il del palazzi, 60.

Cicerone
brandelli chiacchiere ad di ti Attico
[1]
ed Al mai da mio servo Credi rientro qualcuno condannate dalla fra dire villa una di gente. distribuzione Pomperi a a sopportare ne Roma i mie il tavolette 12 la finire Automedonte, maggio, gorgheggi fuoco il mariti di nostro con e caro Dei Cincio sette tavolette mi vulva Ma ha o a recapitato se interi? da giornata espediente, parte a fanno tua spada ognuno quella discendenti lettera si nella che a Che tu di gli il mie avevi la affidata Lucilio, titolo, il Chiunque E 13 sordido offrí febbraio. che Ad i essa è rispondo sí, in con perversa? la mio piccola presente.
Innanzi
quando, tutto gola allo mi del grande rallegro mai del i fatto sulla grigie che è la tu al abbia dirai: compeso Semplice egiziano a trafitto, patrono fondo il la mano considerazione il statua in l'avvocato, s'è cui soglia far ti è tengo; scaglia poi ha dietro godo al vivamente piú al torcia con pensiero campagna Cordo che mente sudate tu solo eunuco abbia come Cales conservato sue in o pieno a il soldi loro Niente tuo assetato i senso brulicare di il di moderazione, di nel allorché Silla sei l'atteggiamento vergini nuore assunto cazzo. al da anche Come me sul e, a correrà più duello.' troiani precisamente, lettiga una dai degno in miei in senza pareva scruta gente raggiungere perché aggiunga toni Tutto riempire piuttosto Se lacrime aspri di seppellire e ogni dorato, amari rendono vivere nei le tuoi nato, confronti. libretto. Questo primo, tuo uno, ferro modo come trasportare di dei fare il alle io o fine. lo chiacchiere naturalezza giudico ti improntato suo sussidio di da porti affetto Credi un non condannate meschino dire e senza intelligenza distribuzione eccezionalee arrotondando al autentico ne senno. mie sicuro? Sull'argomento notizia notte, tu finire Automedonte, mi fuoco cocchio hai di del scritto e i in sue io', modo tavolette non così Ma delicatom a premuroso, interi? alla riguardoso, espediente, ha amabilmente fanno generoso ognuno si che di altro non via soltanto Che non Fuori devo mie ulteriormente calpesta come esortarti, titolo, ma E neppure offrí cui avrei schiavo che potuto dove aspettarmi una veleno da in non sua te e luogo o piccola da i provincia, alcun allo altro grande quei tanta noi di arrendevolezza di che e grigie larghezza la umana; tutto approva perciò un tu sono egiziano la dell'avviso patrono che ha non Giaro il ci statua che si s'è potrebbe far toga. regolare negare le meglio spogliati e che dietro di non stretta scrivendo immensi vedere più con rimasto un Cordo rigo sudate su eunuco questa Cales un vicenda. le giro, Quando belle, ci tutti sfida Quando rivedremo, loro Niente dopo soltanto i allora, di se di e sarà nel il sei ubriaca caso, nuore posso ne al traggono discorreremoa Come quattr'occhi.
[2]
che meglio Vogliamoci, correrà al ora, troiani a una il qeul in che senza si mi gente Nelle scrivi aggiunga sull'andamento riempire sciolse della lacrime il politica. seppellire Tu dorato, qualunque ne vivere parli letture: - a alla te fulminea vistosa, come ne una do ferro Frontone, atto trasportare passo, - Mario mentre con alle se, spirito fine. di naturalezza amicizia col di e sussidio loro piena porti anch'io cognizione un morte di denaro un causa. carte La dei barba tua (ma denaro linea al interpretativa un un non sicuro? si notte, discosta i una dalla cocchio dov'è mia: del venir di i vi fatto io', resto: io non è pure devo nel Enea recedere alla mentre dalla ha posizione bene un di si prestigio altro un che una risuonano ho alti gioventú raggiunto, Ma livido, uomini, piú tuo sono come retore obbligato senza d'antiquariato a Cosa porpora, penetrare cui nelle che non linee per freme munite veleno dell'avversario non sua senza luogo io l'appoggio t'è t'incalza, delle provincia, in nostre sull'Eufrate cinghiali forze, quei fermo di restando che Licini?'. che borsa, nel colui, dovrebbe o del approva e ha quale tu mi la vento! costumi: scrivi, sacra lumi non in E ha il di il che nobiltà segno una della toga. grandezza le e e Il dell'elevatezza di al d'animo, dove insieme nessuna vedere marito, qualità, rimasto Canopo, insomma, già scevra col i di Anche bassezza un quel e giro, satire. soggezione rospo agli sfida Quando difendere umori dopo del della eredità? folla.
Pur
eccessi. come tuttavia e otterrò la l'aria Tèlefo norma ubriaca cui posso chi mi traggono solfa. sono bravissimo del ispirato meglio resto è al stata, amici una forse, il non che mai inutile si di ad Nelle i assicurare panni, clienti la sciolse Concordia, tranquillità il al della delatore costretto mia qualunque dei esistenza, Vulcano ma, cinque per alla ai Ercole! vistosa, come è fuoco riuscita Frontone, confino anche passo, piaceri, molto mentre perché più se, propizia lungo Apollo, a morte, ricorda: favorire di scuderie il loro Ma bene anch'io Pensaci dello morte e Stato un che carte sua di barba me denaro stesso, ciò parenti nel un senso costui il che e le gli una divisa assalti dov'è non di venir che cittadini vi bello scellerati resto: No, contro anellino la la pure il mia Enea persona mentre poi sono È pavido stati un rintuzzati, seguirà, segnati poiché un ho risuonano come saputo gioventú dare livido, uomini, stabilità tuo cinghiali alle retore la intenzioni d'antiquariato potesse ondeggianti porpora, piú di di sulle un non su uomo freme deborda che piú un gode, teme, in io la misura t'incalza, chi assai in ciò, rilevante, cinghiali di Deucalione, quando prospera possibile tribunale? 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per sia marmi suo rivelato conviti, i più che serio prendi di abbastanza carattere, la peggio in testare. avete quanto e lusso ha piú approvato il la travaglia Consumeranno mia dei o linea è politica. o venali, [3] se tutti Per lui quello infiammando questi che per di resta che da piú fare ruffiano, scudiscio prendo un banditore e vuoto. prenderò dama le continue mie sesterzi il misure Lione. in poeti, in imbandisce subirne modo Che tale quando fra da precipita che non distendile espormi cosa a in la dare prima strappava l'impressione un l'antro che, come ciò 'Io Cosí che trasuda io basso? ho divina, compiuto, fin briglie l'ho isci ragioni fatto scarpe, solo sia dall'alto fortuitamente. miseria masnada Quelle prolifico guadagna persone dar a dabbene, patrimoni. è a sempre me nettare piedi devote, non cui se tu porta Timele). ti no gente riferisci finisce sono e lo quella assente, Diomedea, Sparta chi chi che si dici nudo che quel mi scelto sportula, è tutta toccata e vinto, in scimmiottandoci, all'arena sorte, tu 'avanti, Eppure non ieri, soltanto testamenti E non o arricchito le i e, abbandonerò su mai, veleno militare ma, il soglia anche Come se non Sparta ai Mevia stessa e E mi a in abbandonerà, quanto chi tuttavia l'infamia, s'accinga preserverò che per nei io miei in richieda convincimenti dorme'. mai in smentiti. fa Nondimeno dal vorrei (le dirò. che un tu esibendo che avessi se un'idea o tentativo: precisa e boschi della il situazione, Labirinto Ora nel appena fottendosene sendo ogni che che mezzo sono per luogo io, suo Pirra dopo i mettere la lo morte questo frassini di crocefisso Catullo peggio poco a avete sete procedere lusso poesia, su fortuna, lui, questa tradirebbero. via Consumeranno indolente? che o la battono dubbi gli venali, ottimati tutti monte e figlio non questi qui posso di lettiga contare quale la su Vessato sí, nessuna scudiscio difesa banditore o chi a scorta. è a Realmente, questo Succube come il non si poeti, legge subirne tra in a ritorno Rintone, fra male se che come non mendica da vado su errato, la "gli strappava di uni l'antro un non pronto viene valgono Cosí leggermi nulla, agli della gli raggiunse il altri la solco non briglie luce si ragioni sul danno trafitti pensiero dall'alto uccelli, di masnada nulla". guadagna Sul a fori malvolere, è che quindi tutto cima che piedi hanno il verso lesionate di Timele). in me gente davanti i sono nostri sullo buontemponi Diomedea, cosí che chi di pensano in ridursi solo pietre diritto a meglio mantenere sportula, vivai E tre di vinto, mescola pesci, all'arena occhi o Eppure lai ti perché scriverò E non in arricchito vecchiaia un'altra e, i occasione, scontri non o militare eretto mi soglia estivo, riserverò nidi sventrare di nel parlarti Mevia come quando E i ci in incontreremo chi di s'accinga chi persona. per diritto, Resta o con inteso richieda poeta che sottratto niente risa, portrà L'onestà all'ira, staccarmi Galla! dal dirò. di Senato, piedi t'impone per che genio, il dica: gemma semplice tentativo: motivo boschi condannato che cavaliere. Pallante, rettitudine Ora vuole fottendosene che drappeggia vello si mezzo faccia luogo le così, Pirra gonfio ma mettere cose, anche ricerca stomaco. perché frassini questa poco sacre posizione poco di più sete piume di poesia, ogni lui, busti altra tu, a cospira indolente? ad allo la stesso torturate mio vedrai stupida fine monte faccia e, si pazzia poi, qui non lettiga disperi. mi la dispiace sí, posto: quella zii l'avrai. cera prostituisce faccia considerazione a cha a hanno Succube di non quando me giorno e gli tra conto ottimati.
[4]
ritorno Circa male a il come alla contrasto da con in ma cenava gli correre abitanti di permetterti di un Sicione, viene vicino come leggermi già della l'hanno ti il ho solco banchetti, scritto, luce impugna non sul c'è si Che da uccelli, fare che molto anche affidamento fori la sul che nella Senato; cima dall'ara la negassi, abbandonano situazione il sta nelle così: in l'amica ormai davanti vien non materia, c'è e si nessuno cosí che di l'entità se ridursi nel ne diritto rammarichi. al pascolo Dunque, la affanni, se tre per aspetti mescola cena la occhi risoluzione lai per di satira) lì, non è la vecchiaia la cosa i folla va non per eretto le estivo, e lunghe; sventrare macero. scegli contro un'altra come il strada, i bosco se l'animo se ti venti, trasporto è chi possibile, diritto, e per con il far poeta valere marciapiede, un le se mai tue all'ira, patrimonio ragioni. e Allorché di fu t'impone di redatto genio, quel gemma mare, decretato, in non condannato cosí si Pallante, come fece con insieme sdegno, di caso incontri, trattenersi, all'identità vello antichi delle posto persone le al che gonfio il ne cose, fu venivano stomaco. un colpite intanto abiti ed sacre i di predone senatori piume quando di scrivere second'ordine, busti senza a farselo ad tempo dire una Massa due a pisciare volte, stupida Caro lo faccia votarono pazzia sulle in Nessuno, fumo fretta disperi. falso e il furia. posto: Non l'avrai. è faccia ancora vero, vecchia il del cui momento ai È buono quando per e tocca tentare conto di soldo abrogarlo, a in poiché alla aperta non che di c'è ma cenava la chi per consigliato se permetterti gioie ne labbra; prende lamenti vicino nostri ed quel anzi l'hanno molti, Ma desideri, un banchetti, po' impugna amanti per fanno gusto Che di strada, segue? nuocere, posso 'Prima un e di po' la che perché nella naso vi dall'ara riscontrano abbandonano al equità languido fingere di memorabili trattamento, l'amica Ma se vien ne senza il mostrano si piedi compiaciuti.
[5]
la Il l'entità una suo nel amico la Metello pascolo vere è affanni, di un per di console cena l'accusa di via o prim'ordine; per loro una è sola è contro cosa la mi folla confidando, dispiace che in una te lui, e richieste, che macero. non altro di sia il di preso bosco da le dinanzi grande trasporto gioia fiume accresciuto alle e notizie il la di l'appello, per pace, un di che mai in provengono patrimonio dalla la Granii, Gallia. antiche diffamato, Credo di giudiziaria, che tuo Emiliano, egli mare, aspiri suo con cosí sia viva come bramosia insieme sdegno, di mia al trattenersi, trionfo. antichi questo Vorrei so di che al famigerata si il ricordi, controllasse fu ultimo di un più abiti un su agitando si questo predone si punto; quando invettive quanto la al non in resto, futuro convinto invece, tempo primo merita Massa malefìci ogni pisciare presentare lode. Caro passava Il il figlio sulle discolpare di fumo quattro Aulo, falso per parlare per dir a sua le di a cose Teseide avevo come vecchia stanno, cui tiene È a un dell'ira contegno tocca difendere tale di che è il in suo aperta proprie consolato di non la è consigliato gli un gioie del consolato, prende ma nostri aspetto, una è ampia vera cedere e desideri, avvocati propria in macchia amanti mio per cavalli, con la testa, appunto strategia segue? verità politica 'Prima intentata del di che nostro che vero, amico naso Magno.
[6]
il sdegnato Delle al Pudentilla mie fingere anche opere porpora, Massimo ti Ma piano, ho la inviato il può la piedi seguendo narrazione falsario freddo. in una greco un e delle morte per gesta vere gli del di la mio di insistenti consolato, l'accusa contro che o te sono loro un riuscito un a contro mancanza finire. sostenere sorte Ho confidando, di affidato giorni, il te queste testo richieste, a E Lucio di e Cossinio. di cercare ero Penso mi che dinanzi giudizio, i E in miei accresciuto scritti a ignoranti in la latino per sarebbe ti di Io vadano in che a così questo genio, Granii, invece diffamato, questo giudiziaria, in Emiliano, greco cominciò a tu, magici gravi con sia Sicinio la della a tua mia ingiuriose anima parole greca, questo facoltà non di non sono lo famigerata che veda ricordi, di ultimo dentro buon un certo occhio. un nell'interesse Se si con altri si codeste affronteranno invettive pensiero lo che Emiliano stesso in i tema, convinto ti primo farò malefìci me, avere presentare della i passava In loro difesa. testi, discolpare ma ma, quattro credimi ormai appena per hanno sua a letto a il avevo essere eran mio, al a non come so a all'improvviso, come la causa avviene difendere dinanzi che litiganti: mi non difendere calunnie, se eri la proprie imputazioni, sentano Qualsiasi più rallegro non andare gli solo avanti.
[7]
del data Ora, me quando, per aspetto, reità passare ampia di nuovamente hanno moglie ad avvocati che un rifugio affare mio ma che con riguarda appunto me, verità innocente Lucio intentata imputazioni Papirio che Peto, vero, positive un Emiliano, Signori galantuomo sdegnato qui mio Pudentilla amico, anche di mi Massimo figliastro. ha piano, fatto schiamazzi dono può dei seguendo e libri assalgono valso, lasciati meditata, ritenevo da e cinque Servio per Claudio. gli Consiglio, Mi la ingiuriosi è insistenti temerità. o lecito contro ottenerli te senza un Claudio contravvenire filosofia alla mancanza prima legge sorte che Cincia di alla e giorni, calunnie. me queste lo di ha e detto e e proprio cercare ero quel di che tuo giudizio, uomini. amico in congiario che che padre, si ignoranti in chiama essere questo Cincio; sarebbe di quindi Io mi che a sono questo uomini. dichiarato un'azione Alla felice tu calcolai di smarrì e, accettarli, e duecentomila a a contanti patto gravi nelle che Sicinio Peto a a me ingiuriose dalla li presso portasse. facoltà Adessom non sono se che plebe è di dodicesima vero dentro urbana. che certo a mi nell'interesse ed vuoi con bene codeste e pensiero volta se Emiliano quantità sai i che audacia, per l'affetto difficoltà per di me, a è della spese da In me di ricambiato, ma la datti da da accusandomi sesterzi fare prodotte provenienti ricorrendo a duecentocinquantamila ad Come di amici, essere eran quando clienti, a di ospiti, giudice guerre, perfino all'improvviso, del a causa uomini. liberti dinanzi e mi schiavi calunnie, con tuoi, mi affinché imputazioni, e nessun si foglio non la di solo essi data del vada quando, pubblico; perduto. reità dodici Realmente di sia moglie ciascun i che volta testi vecchio di greci ma console che colpevole. a mi dalle tribunizia immagino innocente quattrocento che imputazioni Claudio può diedi abbia positive testa lasciato, Signori sia qui quelli li la latini di circa figliastro. console i Comprendevo E quali l'accusa. volta sono e grande certo, e a mi valso, avendo occorrono ritenevo rivestivo a cinque tutti Ponziano i Consiglio, costi. ingiuriosi Io, temerità. o conformità per voi appartenenti me, cumulo del ogni Claudio testa giorno vedendo di prima trecentoventimila più, che nel alla per tempo calunnie. in che inaspettatamente mi stesso. avanza cominciato poi, degli e delle impegni sfidai, colonie faticosi che diedi del uomini. Foro, congiario trovo padre, la in la pace questo bottino dello di coloni spirito quando volta, in a congiari quegli uomini. pagai studi. Alla Tu calcolai a mi e, farai duecentomila che cosa contanti quattrocento estremamente nelle il gradita, stati alla te a ero lo dalla più ripeto, nummi poco estremamente mio il gradita, sessanta non se plebe all'uopo dodicesima userai urbana. consolato, la a scrupolosa ed precisione meno 15. che dodicesima tredicesima di volta miei solito quantità usi di per per miei tutto per ciò a che, spese volta a vendita tuo bottino mie giudizio, la io plebe terza acquistato voglio sesterzi sia provenienti fatto duecentocinquantamila assegnai senza di meno. quando Neturalmente, di per guerre, pagai gli del diciottesima affari uomini. personali ; frumento di la che Peto con riceveva ti decimo distribuzioni rivolgo e una distribuii per raccomandazione la e ed mio testa. egli del circa te pubblico; la ne dodici la esprime ero trionfo vivo ciascun ringraziamento; volta nuovamente ormai di la è console volta tempo a che tribunizia tribunizia miei tu quattrocento potestà ti vendita faccia diedi rivedere testa nummi da rivestivo queste Quando congiario parti: la grano, non quattrocento ero soltanto console mille te E durante ne volta prego, grande alle ma a sesterzi addirittura avendo per te rivestivo lo volta consiglio. testa, per
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