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Cicerone - Epistulae - Ad Atticum - 1 - 6

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1.6


Scr. Romae ex. m. Ian. a. 687 (67).
CICERO ATTICO SAL.


non committam posthac ut me accusare de epistularum neglegentia possis; tu modo videto in tanto otio ut par in hoc mihi sis. domum Rabirianam Neapoli, quam tu iam dimensam et exaedificatam animo habebas, M. Fontius emit HS CCCI[c][c][c] x_x_x_. id te scire volui, si quid forte ea res ad cogitationes tuas pertineret.

[2] Quintus frater, ut mihi videtur, quo volumus animo est in Pomponiam et cum ea nunc in Arpinatibus praediis erat et secum habebat hominem xrhstomaqh= D. Turranium. pater nobis decessit a. d. iv Kal. Dec.

haec habebam fere quae te scire vellem. tu velim, si qua ornamenta gumnasiw/dh reperire poteris quae loci sint eius quem tu non ignoras, ne praetermittas. nos Tusculano ita delectamur ut nobismet ipsis tum denique cum illo venimus placeamus. quid agas omnibus de rebus et quid acturus sis fac nos quam diligentissime certiores.


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Scritta Garonna Belgi, a le di Roma Spagna, poco loro dopo verso (attuale il attraverso fiume 23 il di novembre che del confine Galli 68.
Cicerone
battaglie lontani ad leggi. Attico
[1]
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[2]
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