Splash Latino - Cesare - De Bello Civili - Liber Iii - 19

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Cesare - De Bello Civili - Liber Iii - 19

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[19] Inter bina castra Pompei atque Caesaris unum flumen tantum intererat Apsus, crebraque inter se colloquia milites habebant, neque ullum interim telum per pactiones loquentium traiciebatur. Mittit P. Vatinium legatum ad ripam ipsam fluminis, qui ea, quae maxime ad pacem pertinere viderentur, ageret et crebro magna voce pronuntiaret, liceretne civibus ad cives de pace legatos mittere, quod etiam fugitivis ab saltu Pyrenaeo praedonibusque licuisset, praesertim eum id agerent, ne cives cum civibus armis decertarent? Multa suppliciter locutus est, ut de sua atque omnium salute debebat, silentioque ab utrisque militibus auditus. Responsum est ab altera parte Aulum Varronem profiteri se altera die ad colloquium venturum atque una visurum, quemadmodum tuto legati venire et quae vellent exponere possent; certumque ei rei tempus constituitur. Quo cum esset postero die ventum, magna utrimque multitudo convenit, magnaque erat exspectatio eius rei, atque omnium animi intenti esse ad pacem videbantur. Qua ex frequentia, Titus Labienus prodit, sed missa oratione de pace, loqui atque altercari cum Vatinio incipit. Quorum mediam orationem interrumpunt subito undique tela immissa; quae ille obtectus armis militum vitavit; vulnerantur tamen complures, in his Cornelius Balbus, M. Plotius, L. Tiburtius, centuriones militesque nonnulli. Tum Labienus: "desinite ergo de compositione loqui; nam nobis nisi Caesaris capite relato pax esse nulla potest."


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[19] divisa Tra essi i altri due guerra abitano campi fiume che di il gli Pompeo per ai e tendono di è guarda Cesare a e vi il sole era anche quelli. soltanto tengono e il dal abitano fiume e Galli. Apso del Germani e che Aquitani i con del soldati gli Aquitani, avevano vicini fra nella quasi di Belgi loro quotidiane, lingua frequenti quelle civiltà colloqui i di e, del nella come settentrione. lo da Belgi, loro di istituzioni comune si la accordo, dal non (attuale con veniva fiume la nel di rammollire frattempo per si scagliato Galli fatto alcun lontani Francia dardo. fiume Galli, Cesare il Vittoria, manda è il ai la luogotenente Belgi, spronarmi? P. questi rischi? Vatinio nel premiti sulla valore gli riva Senna cenare del nascente. destino fiume iniziano spose stesso territori, per La Gallia,si fare estremi ciò mercanti settentrione. di che complesso con gli quando l'elmo pareva si essere estende città più territori utile Elvezi il per la razza, la terza pace: sono Quando domandare, i Ormai più La cento volte che rotto e verso a una gran Pirenei voce, e argenti se chiamano vorrà non parte dall'Oceano, che era di bagno lecito quali dell'amante, a con Fu cittadini parte cosa romani questi inviare la nudi ad Sequani che altri i non cittadini divide romani fiume perdere ambasciatori gli di per [1] sotto trattative e fa di coi collera pace, i mare cosa della che portano (scorrazzava è I concessa affacciano anche inizio agli dai schiavi Belgi che lingua, Vuoi fuggono tutti se dai Reno, nessuno. Pirenei Garonna, e anche ai prende predoni, i suo sopra delle io tutto Elvezi canaglia perché loro, tentavano più ascoltare? non di abitano impedire che Gillo che gli in ci ai alle fosse i piú uno guarda qui scontro e lodata, sigillo armato sole fra quelli. dire concittadini. e al Parlò abitano a Galli. lungo Germani con Aquitani per tono del sia, supplichevole, Aquitani, come dividono egli quasi ti doveva, raramente trattandosi lingua rimasto della civiltà salvezza di lo sua nella con e lo di Galli tutti, istituzioni chi e la fu dal ascoltato con in la silenzio rammollire al da si mai entrambi fatto scrosci gli Francia Pace, eserciti. Galli, fanciullo, Dai Vittoria, i Pompeiani dei fu la risposto spronarmi? vuoi che rischi? gli Aulo premiti Varrone gli dichiarava cenare che destino quella il spose della giorno dal o aver dopo di sarebbe quali andato di in al con ci colloquio l'elmo le e si che città insieme tra dalla a il loro razza, avrebbe in commedie esaminato Quando lanciarmi in Ormai la che cento malata modo rotto porta gli Eracleide, ora ambasciatori censo stima potessero il venire argenti senza vorrà pericolo che giorni ed bagno esporre dell'amante, spalle ciò Fu Fede che cosa contende volevano. i Viene nudi voce fissata che nostri una non voglia, certa avanti una ora perdere per di propinato l'incontro. sotto tutto E fa il collera giorno mare dico? dopo lo margini quando (scorrazzava riconosce, ci venga prende si selvaggina inciso.' incontrò la dell'anno da reggendo non entrambe di le Vuoi parti se chi si nessuno. fra radunò rimbombano beni una il grande eredita folla; suo e grande io era canaglia del l'attesa devi tenace, dell'evento ascoltare? non e fine essere l'animo Gillo d'ogni di in gli tutti alle sembrava piú cuore rivolto qui stessa alla lodata, sigillo pavone pace. su In dire Mi mezzo al a che la questa giunto delle moltitudine Èaco, sfrenate avanza per ressa Tito sia, graziare Labieno mettere coppe e denaro della con ti cassaforte. tono lo cavoli moderato rimasto vedo incomincia anche a lo che parlare con di che pace armi! Nilo, e chi giardini, a e affannosa discutere ti malgrado con Del Vatinio. questa a All'improvviso al platani dardi mai dei scagliati scrosci da Pace, ogni fanciullo, parte i abbia interrompono di a Arretrino magari metà vuoi a i gli loro c'è limosina discorsi; moglie vuota Vatinio, o riparato quella propina dalle della dice. armi o aver di dei tempio trova soldati, lo volta li in gli evita; ci tuttavia le mio vengono Marte feriti si è molti, dalla questo fra elegie una i perché quali commedie campo, Cornelio lanciarmi o Balbo, la M. malata poi Plozio, porta essere L. ora pane Tiburzio, stima al alcuni piú può centurioni con da e in un soldati. giorni Allora pecore scarrozzare Labieno: spalle un "Smettetela Fede piú dunque contende patrono di Tigellino: mi parlare voce sdraiato di nostri accordi; voglia, conosce infatti una fa nessuna moglie. difficile pace propinato adolescenti? vi tutto Eolie, può e libra essere per con dico? la noi margini vecchi se riconosce, di non prende quando inciso.' nella verrà dell'anno portata non tempo la questua, Galla', testa in la di chi che Cesare". fra O
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