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Cesare - De Bello Civili - Liber I - 81

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[81] Tum vero neque ad explorandum idoneum locum castris neque ad progrediendum data facultate consistunt necessario et procul ab aqua et natura iniquo loco castra ponunt. Sed isdem de causis Caesar, quae supra sunt demonstratae, proelio non lacessit et eo die tabernacula statui passus non est, quo paratiores essent ad insequendum omnes, sive noctu sive interdiu erumperent. Illi animadverso vitio castrorum tota nocte munitiones proferunt castraque castris convertunt. Hoc idem postero die a prima luce faciunt totumque in ea re diem consumunt. Sed quantum opere processerant et castra protulerant, tanto aberant ab aqua longius, et praesenti malo aliis malis remedia dabantur. Prima nocte aquandi causa nemo egreditur ex castris; proximo die praesidio in castris relicto universas ad aquam copias educunt, pabulatum emittitur nemo. His eos suppliciis male haberi Caesar et necessariam subire deditionem quam proelio decertare malebat. Conatur tamen eos vallo fossaque circummunire, ut quam maxime repentinas eorum eruptiones demoretur; quo necessario descensuros existimabat. Illi et inopia pabuli adducti et, quo essent expeditiores, omnia sarcinaria iumenta interfici iubent.


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