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Cesare - De Bello Civili - Liber I - 74

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[74] Quorum discessu liberam nacti milites colloquiorum facultatem vulgo procedunt, et quem quisque in castris notum aut municipem habebat conquirit atque evocat. Primum agunt gratias omnibus, quod sibi perterritis pridie pepercissent: eorum se beneficio vivere. Deinde de imperatoris fide quaerunt, rectene se illi sint commissuri, et quod non ab initio fecerint armaque cum hominibus necessariis et consanguineis contulerint, queruntur. His provocati sermonibus fidem ab imperatore de Petreii atque Afranii vita petunt, ne quod in se scelus concepisse neu suos prodidisse videantur. Quibus confirmatis rebus se statim signa translaturos confirmant legatosque de pace primorum ordinum centuriones ad Caesarem mittunt. Interim alii suos in castra invitandi causa adducunt, alii ab suis abducuntur, adeo ut una castra iam facta ex binis viderentur; compluresque tribuni militum et centuriones ad Caesarem veniunt seque ei commendant. Idem hoc fit a principibus Hispaniae, quos evocaverant et secum in castris habebant obsidum loco. Hi suos notos hospitesque quaerebant, per quem quisque eorum aditum commendationis haberet ad Caesarem. Afranii etiam filius adulescens de sua ac parentis sui salute cum Caesare per Sulpicium legatum agebat. Erant plena laetitia et gratulatione omnia, eorum, qui tanta pericula vitasse, et eorum, qui sine vulnere tantas res confecisse videbantur, magnumque fructum suae pristinae lenitatis omnium iudicio Caesar ferebat, consiliumque eius a cunctis probabatur.


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