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Celso - De Medicina - 3 - 1

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[1] Provisis omnibus, quae pertinent ad universa genera morborum, ad singulorum curationes veniam. Hos autem in duas species Graeci diviserunt, aliosque ex his acutos, alios longos esse dixerunt. Ide<m>que quoniam non semper eodem modo respondebant, eosdem alii inter acutos, alii inter longos rettulerunt; ex quo plura eorum genera esse manifestum est. [2] Quidam enim breves utique sunt, qui cito vel tollunt hominem, vel ipsi cito finiuntur; quidam longi, sub quibus neque sanitas in propinquo neque exitium est; tertiumque genus eorum est, qui modo acuti, modo longi sunt, idque non in febribus tantummodo, in quibus frequentissimum est, sed in aliis quoque fit. [3] Atque etiam praeter hos quartum est, quod neque acutum dici potest, quia non peremit, neque utique longum, quia, si occurritur, facile sanatur. Ego cum de singulis dicam, cuius quisque generis sit indicabo. Dividam autem omnes in eos, qui IN TOTIS CORPORIBUS consistere videntur, et eos, qui oriuntur in partibus. Incipiam a prioribus, pauca de omnibus praefatus.
[4] In nullo quidem morbo minus fortuna sibi vindicare quam ars potest: ut pote qu<o>m repugnante natura nihil medicina proficiat. Magis tamen ignoscendum medico est parum proficienti in acutis morbis quam in longis: hic enim breve spatium est, intra quod, si auxilium non profuit, aeger extinguitur: ibi et deliberationi et mutationi remediorum tempus patet, adeo ut raro, si inter initia medicus accessit, obsequens aeger sine illius vitio pereat. [5] Longus tamen morbus cum penitus insedit, quod ad difficultatem pertinet, acuto par est. Et acutus quidem quo vetustior est, longus autem quo recentior, eo facilius curatur.
Alterum illud ignorari non oportet, quod non omnibus aegris eadem auxilia conveniunt. Ex quo incidit, ut alia atque alia summi auctores quasi sola vindicarint, prout cuique cesserat. [6] Oportet itaque, ubi aliquid non respondet, non tanti putare auctorem quanti aegrum, et experiri aliud atque aliud, sic tamen ut in acutis morbis cito mutetur quod nihil prodest in longis, quos tempus ut facit sic etiam solvit, non statim condemnetur, si quid non statim profuit, minus vero removeatur, si quid paulum saltem iuvat, quia profectus tempore expletur.


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[degiovfe] - [2017-09-29 20:19:45]

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