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Celso - De Medicina - 2 - 4

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Contra gravis morbi periculum est, ubi supinus aeger iacet porrectis manibus et cruribus; ubi residere volt in ipso acuti morbi impetu, praecipueque pulmonibus laborantibus; ubi nocturna vigilia premitur, etiamsi interdiu somnus accedit; ex quo tamen peior est, qui inter quartam horam et noctem est, quam qui matutino tempore ad quartam. [2] Pessimum tamen est, si somnus neque noctu neque interdiu accedit: id enim fere sine continuo dolore esse non potest. Neque vero signum bonum est etiam somno ultra debitum urgueri, peiusque, quo magis se sopor interdiu noctuque continuat. [3] Mali etiam morbi testimonium est vehementer et crebro spirare, a sexto die coepisse inhorrescere, pus expuere, vix excreare, dolorem habere continuum, difficulter morbum ferre, iactare bracchia et crura, sine voluntate lacrimare; habere umorem glutinosum dentibus inhaerentem, cutem circa umbilicum et pubem macram, praecordia inflammata, dolentia, dura, tumida, intenta, magisque si haec dextra parte quam sinistra sunt; periculosissimum tamen est, si venae quoque ibi vehementer agitantur. [4] Mali etiam morbi signum est nimis celeriter emacrescere; caput et pedes manusque calidas habere ventre et lateribus frigentibus, aut frigidas extremas partes acuto morbo urguente, aut post sudorem inhorrescere; aut post vomitum singultum esse vel rubere oculos; aut post cupiditatem cibi postve longas febres hunc fastidire; [5] aut multum sudare, maximeque frigido sudore, aut habere sudores non per totum corpus aequales, quique febrem non finiant, et febres eas, quae cotidie tempore eodem revertantur, quaeve semper pares accessiones habeant neque tertio quoque die leventur quaeque continuent, ut per accessiones increscant, tantum per de<c>essiones molliantur, neque umquam integrum corpus dimittant. [6] Pessimum est, si ne levatur quidem febris, sed aeque concitata continuat. Periculosum etiam est post arcuatum morbum febrem oriri, utique si praecordia dextra parte dura manserunt. Ac dolentibus his nulla acuta febris leviter terrere nos debet; neque umquam in acuta febre aut a somno non est terribilis nervorum distentio. [7] Timere etiam ex somno mali morbi est, itemque in prima protinus febre mentem esse turbatam membrumve aliquod esse resolutum; ex quo casu quamvis vita redditur, tamen id fere membrum debilitatur. Vomitus etiam periculosus est si sincer<us est nec ei> pituita vel bilis est mixta, peiorque, si viridis aut niger. [8] At mala urina est, in qua subsidunt subrubra et levia; deterior, in qua quasi folia quaedam tenuia atque alba; pessima ex his, si tamquam ex furfuribus factas nubeculas repraesentat. Diluta quoque atque alba vitiosa est, sed in <ph>reneticis maxime. [9] Alvus autem mala est ex toto suppressa; periculosa etiam, quae inter febres fluens conquiescere hominem in cubili non patitur, utique, si quod descendit est perliquidum aut albidum aut pallidum aut spumans. Praeter haec periculum ostendit id quod excernitur, si est exiguum, glutinosum, leve, album, idemque subpallidum; vel si est aut lividum aut biliosum aut cruentum aut peioris odoris quam ex consuetudine. Malum est etiam, quod post longas febres sincerum est.


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[degiovfe] - [2017-09-29 12:23:41]

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