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Celso - De Medicina - 2 - 3

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[1] Ubi vero febris aliquem occupavit, scire licet non periclitari, si in latus aut dextrum aut sinistrum, ut ipsi visum est, cubat, cruribus paulum reductis, qui fere sani quoque iacentis habitus est; si facile convertitur, si noctu dormit, interdiu vigilat; si ex facili spirat, si non conflictatur; si circa umbilicum et pubem cutis plena est; si praecordia eius sine ullo sensu doloris aequaliter mollia in utraque parte sunt: [2] quod si paulo tumidiora sunt, sed tamen digitis cedunt et non dolent, haec valetudo, ut spatium aliquod habebit, sic tuta erit. Corpus quoque, quod aequaliter molle et calidum est, quodque aequaliter totum insudat, et cuius febricula eo sudore finitur, securitatem pollicetur. [3] Sternumentum etiam inter bona indicia est, et cupiditas cibi vel a primo servata, vel etiam post fastidium orta. Neque terrere debet ea febris, quae eodem die finita est, ac ne ea quidem, quae, quamvis longiore tempore evanuit, tamen ante alteram accessionem ex toto quievit, sic ut corpus integrum, quod e????????? Graeci vocant, fieret. [4] Si quis autem incidit vomitus, mixtus esse et bile et pituita debet, et in urina subsidere album, leve, aequale, sic ut etiam, si quae quasi nubeculae innatarint, in imum deferantur. [5] At venter ei, qui a periculo tutus est, reddit mollia, figurata, eodem fere tempore, quo secunda valetudine adsuevit, modo convenientia iis, quae adsumuntur. Peior cita alvus est: sed ne haec quidem terrere protinus debet, si matutinis temporibus coacta magis est, aut si procedente tempore paulatim contrahitur et rufa est neque foeditate odoris similem alvum sani hominis excedit. [6] Ac lumbricos quoque aliquos sub finem morbi descendisse nihil nocet. Si infl<a>tio in superioribus partibus dolorem tumoremque fecit, bonum signum est sonus ventris inde ad inferiores partes evolutus, magisque etiam, si sine difficultate cum stercore excessit.


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[degiovfe] - [2017-09-29 12:22:34]

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