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Celso - De Medicina - 1 - 2

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[1] At INBECILLIS, quo in numero magna pars urbanorum omnesque paene cupidi litterarum sunt, observatio maior necessaria est, ut, quod vel corporis vel loci vel studii ratio detrahit, cura restituat. [2] Ex his igitur qui bene concoxit, mane tuto surget; qui parum, quiescere debet, et si mane surgendi necessitas fuit, redormire; qui non concoxit, ex toto conquiescere ac neque labori se neque exercitationi neque negotiis credere. Qui crudum sine praecordiorum dolore ructat, is ex intervallo aquam frigidam bibere, et se nihilo minus continere.
[3] Habitare vero aedificio lucido, perflatum aestivum, hibernum solem habente; cavere meridianum solem, matutinum et vespertinum frigus, itemque auras fluminum atque stagnorum; minimeque nubilo caelo soli aperienti se *** committere, ne modo frigus, modo calor moveat; quae res maxime gravedines destillationesque concitat. Magis vero gravibus locis ista servanda sunt, in quibus etiam pestilentiam faciunt.
[4] Scire autem licet integrum corpus esse, quo die mane urina alba, dein rufa est: illud concoquere, hoc concoxisse significat. Ubi experrectus est aliquis, paulum intermittere; deinde, nisi hiemps est, fovere os multa aqua frigida debet; longis diebus meridiari potius ante cibum; si minus, pos eum. [5] Per hiemem potissimum totis noctibus conquiescere; sin lucubrandum est, non post cibum id facere, sed post concoctionem. Quem interdiu vel domestica vel civilia officia tenuerunt, huic tempus aliquod servandum curationi corporis sui est. Prima autem eius curatio exercitatio est, quae semper antecedere cibum debet, in eo, qui minus laboravit et bene concoxit, amplior; in eo, qui fatigatus est et minus concoxit, remissior.
[6] Commode vero exercent clara lectio, arma, pila, cursus, ambulatio, atque haec non utique plana commodior est, siquidem melius ascensus quoque et descensus cum quadam varietate corpus moveat, nisi tamen id perquam inbecillum est: melior autem est sub divo quam in porticu; melior, si caput patitur, in sole quam in umbra, <melior in umbra> quam paries aut viridia efficiunt, quam quae tecto subest; melior recta quam flexuosa. [7] Exercitationis autem plerumque finis esse debet sudor aut certe lassitudo, quae citra fatigationem sit, idque ipsum modo minus, modo magis faciendum est. Ac ne his quidem athletarum exemplo vel certa esse lex vel inmodicus labor debet. Exercitationem recte sequitur modo unctio, vel in sole vel ad ignem; modo balineum, sed conclavi quam maxime et alto et lucido et spatioso. Ex his vero neutrum semper fieri oportet, sed saepius alterutrum pro corporis natura. Post haec paulum conquiescere opus est.
[8] Ubi ad cibum ventum est, numquam utilis est nimia satietas, saepe inutilis nimia abstinentia: si qua intemperantia subest, tutior est in potione quam in esca. Cibus a salsamentis, holeribus similibusque rebus melius incipit; tum caro adsumenda est, quae assa optima aut elixa est. [9] Condita omnia duabus causis inutilia sunt, quoniam et plus propter dulcedinem adsumitur, et quod modo par est, tamen aegrius concoquitur. Secunda mensa bono stomacho nihil nocet, in inbecillo coacescit. Si quis itaque hoc parum valet, palmulas pomaque et similia melius primo cibo adsumit. Post multas potiones, quae aliquantum sitim excesserunt, nihil edendum est, post satietatem nihil agendum. [10] Ubi expletus est aliquis, facilius concoquit, si, quicquid adsumpsit, potione aquae frigidae includit, tum paulisper invigilat, deinde bene dormit. Si quis interdiu se inplevit, post cibum neque frigori neque aestui neque labori se debet committere: neque enim tam facile haec inani corpore quam repleto nocent. Si quibus de causis futura inedia est, labor omnis vitandus est.


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CAP. ricchezza sempre II. nel questo Non Precauzioni i che anche volo, devono degli ormai usare dormire prima le ho persone incinta delicate. i gonfiavano

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[4]
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[degiovfe] - [2017-09-20 09:48:01]

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