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Agostino - De Trinitate - Liber Xiv - 26

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[26] Hanc contemplatiuam sapientiam, quam proprie puto in litteris sanctis ab scientia distinctam sapientiam nuncupari dumtaxat hominis, quae quidem illi non est nisi ab illo cuius participatione uere sapiens fieri mens rationalis et intellectualis potest, Cicero commendans in fine dialogi Hortensii: Quae nobis, inquit, dies noctesque considerantibus acuentibusque intellegentiam quae est mentis acies cauentibusque ne quando illa hebescat, id est in philosophia uiuentibus, magna spes est, aut si hoc quod sentimus et sapimus mortale et caducum est, iucundum nobis perfunctis muneribus humanis occasum neque molestam exstinctionem et quasi quietem uitae fore; aut si ut antiquis philosophis hisque maximis longeque clarissimis placuit aeternos animos ac diuinos habemus sic existimandum est, quo magis hi fuerint semper in suo cursu, id est in ratione et inuestigandi cupiditate, et quo minus se admiscuerint atque implicauerint hominum uitiis et erroribus, hoc his faciliorem ascensum et reditum in caelum fore. Deinde addens hanc ipsam clausulam repetendoque sermonem finiens: Quapropter, inquit, ut aliquando terminetur oratio, si aut exstingui tranquille uolumus cum in his artibus uixerimus, aut si ex hac in aliam haud paulo meliorem domum sine mora demigrare, in his studiis nobis omnis opera et cura ponenda est.

Hic miror hominem tanti ingenii perfunctis muneribus humanis hominibus in philosophia uiuentibus quae contemplatione ueritatis beatos facit iucundum promittere occasum si hoc quod sentimus et sapimus mortale et caducum est, quasi hoc moriatur et intercidat quod non diligebamus uel potius quod atrociter oderamus ut iucundus nobis sit eius occasus. Verum hoc non didicerat a philosophis quos magnis laudibus praedicat, sed ex illa noua academia ubi ei dubitare etiam de rebus manifestissimis placuit ista sententia redolebat. A philosophis autem sicut ipse confitetur, maximis longeque clarissimis, aeternos esse animos acceperat. Aeterni quippe animi non inconuenienter hac exhortatione excitantur ut in suo cursu reperiantur cum uenerit uitae huius extremum, id est in ratione et inuestigandi cupiditate, minusque se admisceant atque implicent hominum uitiis et erroribus ut eis facilior sit regressus ad deum. Sed iste cursus qui constituitur in amore atque inuestigatione ueritatis non sufficit miseris, id est omnibus cum ista sola ratione mortalibus sine fide mediatoris, quod in libris superioribus huius operis, maxime in quarto et tertio decimo quantum potui demonstrare curaui.


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[degiovfe] - [2011-04-12 10:12:24]

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