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Agostino - De Trinitate - Liber Xiv - 17

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[XIII 17] De uisibilibus rebus ad hanc rem sumamus exemplum. Dicit tibi quispiam quem non recognoscis: 'Nosti me,' et ut commoneat dicit ubi, quando, quomodo tibi innotuerit. Omnibusque adhibitis signis quibus in memoriam reuoceris si non recognoscis, ita iam oblitus es ut omnis illa notitia penitus deleta sit animo, nihilque aliud restet nisi aut credas ei qui tibi hoc dicit quod aliquando eum noueras, aut ne hoc quidem si fide dignus tibi esse qui loquitur non uidetur. Si autem reminisceris, profecto redis in memoriam tuam et in ea inuenis quod non fuerat penitus obliuione deletum.

Redeamus ad illud propter quod adhibuimus humanae conuersationis exemplum. Inter cetera psalmus nonus: Conuertantur, inquit, peccatores in infernum, omnes gentes quae obliuiscuntur deum. Porro autem uicesimus primus: Commemorabuntur, inquit, et conuertentur ad dominum uniuersi fines terrae. Non igitur sic erant oblitae istae gentes deum ut eius nec commemoratae recordarentur. Obliuiscendo autem deum tamquam obliuiscendo uitam suam conuersae ferant in mortem, hoc est in infernum. Commemoratae uero conuertuntur ad dominum tamquam reuiuiscentes reminiscendo uitam cuius eas habebat obliuio. Item legitur in nonagesimo tertio: Intellegite nunc qui insipientes estis in populo, et stulti aliquando sapite. Qui plantauit aurem non audiet?, et cetera. Eis enim dictum est qui deum non intellegendo de illo uana dixerunt.


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[degiovfe] - [2011-04-12 10:03:54]

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