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Agostino - De Trinitate - Liber Xiv - 14

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[XI 14] Sed dicet aliquis: 'Non est ista memoria qua mens sui meminisse perhibetur quae sibi semper est praesens; memoria enim praeteritorum est non praesentium.' Nam quidam cum de uirtutibus agerent in quibus est etiam Tullius in tria ista prudentiam diuiserunt, memoriam, intellegentiam, prouidentiam, memoriam scilicet praeteritis, intellegentiam praesentibus, prouidentiam rebus tribuentes futuris quam non habent certam nisi praescii futurorum, quod non est munus hominum nisi detur desuper, ut prophetis. Vnde scriptura sapientiae de hominibus agens: Cogitationes, inquit, mortalium timidae, et incertae prouidentiae nostrae.

Memoria uero de praeteritis et intellegentia de praesentibus certa est (sed praesentibus utique incorporalibus rebus, nam corporales corporalium praesentes sunt aspectibus oculorum). Sed qui dicit memoriam non esse praesentium attendat quemadmodum dictum sit in ipsis saecularibus litteris ubi maioris curae fuit uerborum integritas quam ueritas rerum:

nec talia passus Vlixes, Oblitusue sui est Ithacus discrimine tanto. Vergilius enim cum sui non oblitum diceret Vlixem, quid aliud intellegi uoluit nisi quod meminerit sui? Cum sibi ergo praesens esset, nullo modo sui meminisset nisi et ad res praesentes memoria pertineret. Quapropter sicut in rebus praeteritis ea memoria dicitur qua fit ut ualeant recoli et recordari, sic in re praesenti quod sibi est mens memoria sine absurditate dicenda est qua sibi praesto est ut sua cogitatione possit intellegi et utrumque sui amore coniungi.


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[degiovfe] - [2011-04-12 10:00:52]

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