Splash Latino - Agostino - De Trinitate - Liber Xi - 4

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Agostino - De Trinitate - Liber Xi - 4

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[4] Sed qui forte aduerterunt quod commemorabo non ita in hac inquisitione laborabunt. Plerumque cum diuscule attenderimus quaeque luminaria et deinde oculos clauserimus, quasi uersantur in conspectu quidam lucidi colores uarie sese commutantes et minus minusque fulgentes donec omnino desistant, quas intellegendum est reliquias esse formae illius quae facta erat in sensu cum corpus lucidum uideretur, paulatimque et quodam modo gradatim deficiendo uariari. Nam et insertarum fenestrarum cancelli si eos forte intuebamur, saepe in illis apparuere coloribus ut manifestum sit hanc affectionem nostro sensui ex ea re quae uidebatur impressam. Erat ergo etiam cum uideremus, et illa erat clarior et expressior sed multum coniuncta cum specie rei eius quae cernebatur ut discerni omnino non posset, et ipsa erat uisio. Quin etiam cum lucernae flammula modo quodam diuaricatis radiis oculorum quasi geminatur, duae uisiones fiunt, cum sit res una quae uidetur. Singillatim quippe afficiuntur idem radii de suo quisque oculo emicantes dum non sinuntur in illud corpus intuendum pariter coniuncteque concurrere ut unus fiat ex utroque contuitus, et ideo si unum oculum clauserimus, non geminum ignem sed sicuti est unum uidebimus. Cur autem sinistro clauso illa species uideri desinit quae ad dextrum erat uicissimque dextro clauso illa intermoritur quae ad sinistrum erat, et longum est et rei praesenti non necessarium modo quaerere atque disserere. Quod enim ad susceptam quaestionem sat est nisi fieret in sensu nostro quaedam imago simillima rei eius quam cernimus, non secundum oculorum numerum flammae species geminaretur cum quidam cernendi modus adhibitus fuerit qui possit concursum separare radiorum. Ex uno quippe oculo quolibet modo deducto aut impresso aut intorto si alter clausus est, dupliciter uideri aliquid quod sit unum nullo pacto potest.


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[degiovfe] - [2011-04-11 11:26:29]

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