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Agostino - De Trinitate - Liber X - 5

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[III 5] Quid ergo amat mens cum ardenter se ipsam quaerit ut nouerit dum incognita sibi est? Ecce enim mens semetipsam quaerit ut nouerit et inflammatur hoc studio. Amat igitur. Sed quid amat? Si se ipsam, quomodo cum se nondum nouerit, nec quisquam possit amare quod nescit? An ei fama praedicauit speciem suam sicut de absentibus solemus audire? Forte ergo non se amat, sed quod de se fingit hoc amat longe fortasse aliud quam ipsa est. Aut si se mens sui similem fingit et ideo cum hoc figmentum amat se amat antequam nouerit quia id quod sui simile est intuetur, nouit ergo alias mentes ex quibus se fingat et genere ipso sibi nota est. Cur ergo cum alias mentes nouit se non nouit cum se ipsa nihil sibi possit esse praesentius? Quod si ut oculis corporis magis alii oculi noti sunt quam ipsi sibi, non se ergo quaerat numquam inuentura; numquam enim se oculi praeter specula uidebunt, nec ullo modo putandum est etiam rebus incorporeis contemplandis tale aliquid adhiberi ut mens tamquam in speculo se nouerit. An in ratione ueritatis aeternae uidet quam speciosum sit nosse semetipsam, et hoc amat quod uidet studetque in se fieri quia, quamuis sibi nota non sit, notum ei tamen est quam bonum sit ut sibi nota sit? Et hoc quidem permirabile est nondum se nosse et quam sit pulchrum se nosse iam nosse. An aliquem finem optimum, id est securitatem et beatitudinem suam, uidet per quandam occultam memoriam quae in longinqua eam progressam non deseruit, et credit ad eundem finem nisi se ipsam cognouerit se peruenire non posse? Ita dum illud amat hoc quaerit, et notum amat illud propter quod quaerit ignotum. Sed cur memoria beatitudinis suae potuit et memoria sui cum ea perdurare non potuit ut tam se nosset quae uult peruenire quam nouit illud quo uult peruenire? An cum se nosse amat, non se quam nondum nouit sed ipsum nosse amat acerbiusque tolerat se ipsam deesse scientiae suae qua uult cuncta comprehendere? Nouit autem quid sit nosse, et dum hoc amat quod nouit etiam se cupit nosse. Vbi ergo nosse suum nouit si se non nouit? Nam nouit quod alia nouerit, se autem non nouerit; hinc enim nouit et quid sit nosse. Quo pacto igitur se aliquid scientem scit quae se ipsam nescit? Neque enim alteram mentem scientem scit sed se ipsam. Scit igitur se ipsam. Deinde cum se quaerit ut nouerit, quaerentem se iam nouit. Iam se ergo nouit. Quapropter non potest omnino nescire se quae dum se nescientem scit se utique scit. Si autem se nescientem nesciat, non se quaeret ut sciat. Quapropter eo ipso quo se quaerit magis se sibi notam quam ignotam esse conuincitur. Nouit enim se quaerentem atque nescientem dum se quaerit ut nouerit.


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[degiovfe] - [2011-04-11 11:09:59]

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