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Agostino - De Trinitate - Liber Ix - 1

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[I 1] Trinitatem certe quaerimus, non quamlibet sed illam trinitatem quae deus est, uerusque ac summus et solus deus. Exspecta ergo, quisquis haec audis; adhuc enim quaerimus, et talia quaerentem nemo iuste reprehendit si tamen in fide firmissimus quaerat quod aut nosse aut eloqui difficillimum est. Affirmantem uero cito iusteque reprehendit quisquis melius uel uidet uel docet. Quaerite, inquit, dominum, et uiuet anima uestra. Et ne quisquam se tamquam apprehendisse temere gaudeat: Quaerite, inquit, faciem eius semper. Et apostolus: Si quis se, inquit, putat aliquid scire, nondum scit quemadmodum scire oporteat. Quisquis autem diligit deum, hic cognitus est ab illo. Ne sic quidem dixit, 'cognouit illum,' quae periculosa praesumptio est, sed, cognitus est ab illo. Sic et alibi cum dixisset: Nunc autem cognoscentes deum, statim corrigens, immo cogniti, inquit, a deo. Maximeque illo loco: Fratres, inquit, ego me ipsum non arbitror apprehendisse; unum autem, quae retro oblitus, in ea quae ante sunt extentus secundum intentionem sequor ad palmam supernae uocationis dei in Christo Iesu. Quotquot ergo perfecti hoc sapiamus. Perfectionem in hac uita dicit non aliud quam ea quae retro sunt olbliuisci et in ea quae ante sunt extendi secundum intentionem. Tutissima est enim quaerentis intentio donec apprehendatur illud quo tendimus et quo extendimur. Sed ea recta intentio est quae proficiscitur a fide. Certa enim fides utcumque inchoat cognitionem; cognitio uero certa non perficietur nisi post hanc uitam cum uidebimus facie ad faciem. Hoc ergo sapiamus ut nouerimus tutiorem esse affectum uera quaerendi quam incognita pro cognitis praesumendi. Sic ergo quaeramus tanquam inuenturi, et sic inueniamus tamquam quasituri. Cum enim consummauerit homo, tunc incipit.

De credendis nulla infidelitate dubitemus, de intellegendis nulla temeritate affirmemus; in illis auctoritas tenenda est, in his ueritas exquirenda. Quod ergo ad istam quaestionem attinet credamus patrem et filium et spiritum sanctum esse unum deum, uniuersae creaturae conditorem atque rectorem; nec patrem esse filium nec spiritum sanctum uel patrem esse uel filium, sed trinitatem relatarum ad inuicem personarum et unitatem aequalis essentiae. Quaeramus hoc autem intellegere ab eo ipso quem intellegere uolumus auxilium precantes, et quantum tribuitur quod intellegimus explicare tanta cura et sollicitudine pietatis ut etiam si aliquid aliud pro alio dicimus, nihil tamen dicamus indignum. Vt si quid uerbi gratia de patre dicimus quod patri proprie non conueniat, aut filio conueniat aut spiritui sancto aut ipsi trinitati; et si quid de filio quod filio proprie non congruat, saltem congruat patri aut spiritui sancto aut trinitati; item si quid de spiritu sancto quod proprietatem spiritus sancti non doceat, non tamen alienum sit a patre aut a filio aut ab uno deo ipsa trinitate, ueluti nunc cupimus uidere utrum illa excellentissima caritas proprie spiritus sanctus sit. Quod si non est, aut pater est caritas aut filius aut ipsa trinitas quoniam resistere non possumus certissimae fidei et ualidissimae auctoritati scripturuae dicentis: Deus caritas est. Non tamen debemus deuiare sacrilego errore ut aliquid de trinitate dicamus quod non creatori sed creaturae potius conueniat aut inani cogitatione fingatur.


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[degiovfe] - [2011-04-11 10:50:47]

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