Splash Latino - Agostino - De Trinitate - Liber Viii - 13

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Agostino - De Trinitate - Liber Viii - 13

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[IX 13] Quid enim est, quaeso, quod exardescimus cum audimus et legimus: Ecce nunc tempus acceptabile, ecce nunc dies salutis. Nullam in quoquam dantes offensionem ut non reprehendatur ministerium nostrum, sed in omnibus commendantes nosmetipsos ut dei ministros, in multa patientia, in tribulationibus, in necessitatibus, in angustiis, in plagis, in carcerbius, in iactationibus, in laboribus, in uigiliis, in ieiuniis, in castitate, in scientia, in longanimitate, in bonitate, in spiritu sancto, in caritate non ficta, in uerbo ueritatis, in uirtute dei, per arma iustitiae dextra et sinistra, per gloriam et ignobilitatem, per infamiam et bonam famam, ut seductores et ueraces, ut qui ignoramur et cognoscimur, quasi morientes et ecce uiuimus, ut coerciti et non mortificati, ut tristes semper autem gaudentes, sicut egeni multos autem ditantes, tamquam nihil habentes et omnia possidentes?

Quid est quod accendimur in dilectione Pauli apostoli cum ista legimus nisi quod credimus eum ita uixisse? Viuendum tamen sic esse dei ministris non de aliquibus auditum credimus sed intus apud nos, uel potius supra nos in ipsa ueritate conspicimus. Illum ergo quem sic uixisse credimus ex hoc quod uidemus diligimus, et nisi hanc formam quam semper stabilem atque incommutabilem cernius praecipue diligeremus, non ideo diligeremus illum quia eius uitam cum in carne uiueret huic formae coaptatam et congruentem fuisse fide retinemus. Sed nescio quomodo amplius et in ipsius formae caritatem excitamur per fidem qua credimus uixisse sic aliquem, et spem qua nos quoque ita posse uiuere qui homines sumus ex eo quod aliqui homines ita uixerunt minime desperamus ut hoc et desideremus ardentius et fidentius precemur. Ita et ipsorum uitam facit a nobis diligi formae illius dilectio secundum quam uixisse creduntur, et illorum uita credita in eandem formam flagrantiorem excitat caritatem ut quanto flagrantius diligimus deum, tanto certius sereniusque uideamus quia in deo conspicimus incommutabilem formam iustitiae secundum quam hominem uiuere oportere iudicamus. Valet ergo fides ad cognitionem et ad dilectionem dei, non tamquam omnino incogniti aut omnino non dilecti, sed quo cognoscatur manifestius et quo firmius diligatur.


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[degiovfe] - [2011-04-11 10:47:34]

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