Splash Latino - Agostino - De Trinitate - Liber Viii - 11

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Agostino - De Trinitate - Liber Viii - 11

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[11] Quapropter qui quaerunt deum per istas potestates quae mundo praesunt uel partibus mundi auferuntur ab eo longeque iactantur non interuallis locorum sed diuersitate affectuum; exterius enim conantur ire et interiora sua deserunt quibus interior est deus. Itaque etiamsi aliquam sanctam caelitem potestatem uel audierint uel utcumque cogitauerint, facta magis eius appetunt quae humana miratur infirmitas; non imitantur pietatem qua diuina requies comparatur. Malunt enim superbe hoc posse quod angelus quam deuote hoc esse quod angelus. Non enim sanctus quisquam potestate sua gaudet sed eius a quo habet posse quidquid congruenter potest, et nouit potentius esse coniungi omnipotenti pia uoluntate quam propria uoluntate posse quod contremescant qui talia non possunt. Itaque ipse dominus Iesus Christus talia faciens ut mirantes doceret ampliora et temporalibus insolitis intentos atque suspensos ad aeterna atque interiora conuerteret: Venite, inquit, ad me qui laboratis et onerati estis, et ego uos reficiam; tollite iugum meum super uos. Et non dixit: 'Discite a me quia triduanos mortuos suscito,' sed ait: Discite a me quia mitis sum et humilis corde. Potentior est enim et tutior solidissima humilitas quam uentosissima celsitudo. Et ideo sequitur dicens: Et inuenietis requiem animabus uestris. Dilecto enim non inflatur, et deus dilectio est, et fideles in dilectione adquiescunt illi reuocati ab strepitu qui foris est ad gaudia silentia. Ecce, deus dilectio est. Vtquid imus et currimus in sublimia caelorum et ima terrarum quaerentes eum qui est apud nos si nos esse uelimus apud eum?


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[degiovfe] - [2011-04-11 10:46:13]

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