Splash Latino - Agostino - De Trinitate - Liber Viii - 7

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Agostino - De Trinitate - Liber Viii - 7

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[7] Necesse est autem cum aliqua corporalia lecta uel audita quae non uidimus credimus, fingat sibi animus aliquid in lineamentis formisque corporum sicut occurrerit cogitanti, quod aut uerum non sit aut etiam si uerum est, quod rarissime potest accipere, non hoc tamen fide ut teneamus quidquam prodest, sed ad aliud aliquid utile quod per hoc insinuatur. Quis enim legentium uel audientium quae scripsit apostolus Paulus uel quae de illo scripta sunt non fingat animo et ipsius apostoli faciem et omnium quorum ibi nomina commemorantur? Et cum in tanta hominum multitudine quibus illae litterae notae sunt alius aliter lineamenta figuramque illorum corporum cogitet, quis propinquius et similius cogitet utique incertum est. Neque ibi occupatur fides nostra qua facie corporis fuerint illi homines, sed tantum quia per dei gratiam ita uixerunt et ea gesserunt quae scriptura illa testatur. Hoc utile est credere et non desperandum et appetendum. Nam et ipsius facies dominicae carnis innumerabilium cogitationum diuersitate uariatur et fingitur, quae tamen una erat quaecumque erat. Neque in fide nostra quam de domino Iesu Christo habemus illud salubre est quod sibi animus fingit longe fortasse aliter quam res habet, sed illud quod secundum speciem de homine cogitamus; habemus enim quasi regulariter infixam naturae humanae notitiam secundum quam quidquid tale aspicimus statim hominem esse cognoscimus uel hominis formam.

[V] Secundum hanc notitiam cogitatio nostra informatur cum credimus pro nobis deum hominem factum ad humilitatis exemplum et ad demonstrandam erga nos dilectionem dei. Hoc enim nobis prodest credere et firmum atque inconcussum corde retinere, humilitatem qua natus est deus ex femina et a mortalibus per tantas contumelias perductus ad mortem summum esse medicamentum quo superbiae nostrae sanaretur tumor et altum sacramentum quo peccati uinculum solueretur. Sic et uirtutem miraculorum et ipsius resurrectionis eius, quoniam nouimus quid sit omnipotentia, de omnipotente deo credimus et secundum species et genera rerum uel natura insita uel experientia collecta de factis huiuscemodi cogitamus ut non ficta sit fides nostra. Neque enim nouimus faciem uirginis Mariae ex qua ille a uiro intacta neque in ipso partu corrupta mirabiliter natus est; nec quibus membrorum lineamentis fuerit Lazarus nec Bethaniam nec sepulcrum lapidemque illum quem remoueri iussit cum eum resuscitaret uidimus; nec monumentum nouum excisum in petra unde ipse resurrexit; nec montem Oliueti unde ascendit in caelum; neque omnino scimus quicumque ista non uidimus an ita sint ut ea cogitamus; immo uero probabilius existimamus ita non esse. Namque cum alicuius facies uel loci uel hominis uel cuiuslibet corporis eadem occurrerit oculis nostris quae occurrebat animo cum eam priusquam uideremus cogitabamus, non paruo miraculo mouemur ita raro et pene numquam accidit; et tamen ea firmissime credimus quia secundum specialem generalemque notitiam quae certa nobis est cogitamus. Credimus enim dominum Iesum Christum natum de uirgine quae Maria uocabatur. Quid sit autem uirgo et quid sit nasci et quid sit nomen proprium non credimus sed prorsus nouimus. Vtrum autem illa facies Mariae fuerit quae occurrerit animo cum ista loquimur aut recordamur nec nouimus omnino nec credimus. Itaque hic salua fide licet dicere: 'Forte talem habebat faciem, forte non talem'; 'Forte' autem 'de uirgine natus est Christus,' nemo salua fide christiana dixerit.


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[degiovfe] - [2011-04-11 10:42:07]

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