Splash Latino - Agostino - De Trinitate - Liber Iii - 20

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Agostino - De Trinitate - Liber Iii - 20

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[20] Sed quia haec hominibus nota sunt quippe quia per homines fiunt, honorem tamquam religiosa possunt habere, stuporem tamquam mira non possunt. Itaque illa quae per angelos fiunt quo difficiliora et ignotiora eo mirabiliora sunt nobis, illis autem tamquam suae actiones notae atque faciles. Loquitur ex persona dei angelus homini dicens: Ego sum deus Abraham et deus Isaac et deus Iacob, cum scriptura praedixisset: Visus est ei angelus domini; loquitur et homo ex persona dei dicens: Audi populus meus et loquar, Israhel, et testificabor tibi: Deus, deus tuus sum ego. Assumpta est uirga ad significationem et in serpentem angelica facultate mutata est; quae facultas cum desit homini, assumptus est tamen et ab homine lapis ad talem aliquam significationem. Inter factum angeli et factum hominis plurimum distat. Illud et mirandum est et intellegendum, hoc autem tantummodo intellegendum. Quod ex utroque intellegitur fortassis unum est, at illa ex quibus intellegitur diuersa sunt, tamquam si domini nomen et auro et atramento scribatur. Illud est pretiosius, illud uilius; quod tamen utroque significatur idipsum est.

Et quamuis idem significauerit serpens ex uirga Moysi quod lapis Iacob, melius tamen aliquid lapis Iacob quam serpentes magorum. Nam sicut unctio lapidis Christum in carne in qua unctus est oleo exsultationis prae participibus suis, ita uirga Moysi conuersa in serpentem ipsum Christum factum obedientem usque ad mortem crucis. Vnde ait: Sicut exaltauit Moyses serpentem in heremo, sic oportet exaltari filium hominis ut omnis qui credit in eum non pereat sed habeat uitam aeternam, sicut intuentes illum serpentem exaltatum in heremo serpentium morsibus non peribant. Vetus enim homo noster confixus est cruci cum illo ut euacuetur corpus peccati. Per sepentem autem mors intellegitur quae facta est a serpente in paradiso modo locutionis per efficentem id quod efficitur demonstrante. Ergo uirga in serpentem, Christus in mortem, et serpens rursus in uirgam, Christus in resurrectionem totus cum corpore suo quod est ecclesia, quod in fine temporis erit quem serpentis cauda significat quam Moyses tenuit ut redigeretur in uirgam. Serpentes autem magorum tamquam mortui saeculi nisi credentes in Christum tamquam deuorati in corpus eius intrauerint resurgere in illo non poterunt. Lapis ergo Iacob, ut dixi, melius aliquid significauit quam serpentes magorum; at enim factum magorum multo mirabilius. Verum haec ita non praeiudicant rebus intellegendis tamquam si hominis nomen scribatur auro et dei atramento.


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[degiovfe] - [2011-04-10 23:48:17]

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