Splash Latino - Agostino - De Trinitate - Liber Iii - 13

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Agostino - De Trinitate - Liber Iii - 13

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[VIII 13] Nec ideo putandum est istis transgressoribus angelis ad nutum seruire hanc uisibilium rerum materiam, sed deo potius a quo haec potestas datur quantum in sublimi et spiritali sede incommutabilis iudicat. Nam et damnatis iniquis etiam in metallo seruit aqua et ignis et terra ut faciant inde quod uolunt, sed quantum sinitur. Nec sane creatores illi mali angeli dicendi sunt quia per illos magi resistentes famulo dei ranas et serpentes fecerunt; non enim eas ipsi creauerunt. Omnium quippe rerum quae corporaliter uisibiliterque nascuntur occulta quaedam semina in istis corporeis mundi huius elementis latent. Alia sunt enim haec iam conspicua oculis nostris ex fructibus et animantibus; alia uero illa occulta istorum seminum semina unde iubente creatore produxit aqua prima natatilia et uolatilia, terra autem prima germina et prima sui generis animalia. Neque enim tunc in huiuscemodi fetus ita producta sunt ut in eis quae producta sunt uis illa consumpta sit, sed plerumque desunt congruae temperamentorum occasiones quibus erumpant et species suas peragant.

Ecce enim breuissimus surculus semen est; nam conuenienter mandatus terrae arborem facit. Huius autem surculi subtilius semen aliquod eiusdem generis granum est et huc usque nobis uisibile. Iam uero huius etiam grani semen quamuis oculis uidere nequeamus, ratione tamen conicere possumus quia nisi talis aliqua uis esset in istis elementis, non plerumque nascerentur ex terra quae ibi seminata non essent, nec animalia tam multa nulla marium feminarumque commixtione praecedente siue in terra siue in aqua, quae tamen crescunt et coeundo alia pariunt, cum illa nullis coeuntibus parentibus orta sint. Et certe apes semina filiorum non coeundo concipiunt sed tamquam sparsa per terras ore colligunt. Inuisibilium enim seminum creator ipse creator est omnium rerum quoniam quaecumque nascendo ad oculos nostros exeunt ex occultis seminibus accipiunt progrediendi primordia et incrementa debitae magnitudinis distinctionesque formarum ab originalibus tamquam regulis sumunt.

Sicut ergo nec parentes dicimus creatores hominum nec agricolas creatores frugum, quamuis eorum extrinsecus adhibitis motibus ista creanda dei uirtus interius operetur, ita non solum malos sed nec bonos angelos fas est putare creatores si pro subtilitate sui sensus et corporis semina rerum istarum nobis occultiora nouerunt et ea per congruas temperationes elementorum latenter spargunt atque ita et gignendarum rerum et accelerandorum incrementorum praebent occasiones. Sed nec boni haec nisi quantum deus iubet, nec mali haec iniuste faciunt nisi quantum iuste ipse permittit. Nam iniqui malitia uoluntatem suam habent iniustam; potestatem autem non nisi iuste accipiunt siue ad suam poenam siue ad aliorum uel poenam malorum uel laudem bonorum.


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[degiovfe] - [2011-04-10 23:41:17]

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