Splash Latino - Agostino - De Trinitate - Liber I - 23

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Agostino - De Trinitate - Liber I - 23

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[23] Secundum formam dei, omnia quae habet pater ipsius sunt: Et omnia tua mea sunt, inquit, et mea tua; secundum formam serui non est doctrina ipsius sed illius qui eum misit.

[XII] Et: De die et hora nemo scit neque angeli in caelo neque filius nisi pater. Hoc enim nescit quod nescientes facit, id est quod non ita sciebat ut tunc discipulis indicaret, sicut dictum est ad Abraham: Nunc cognoui quia times deum, id est nunc feci ut cognosceres, quia et ipse sibi in illa temptatione probatus innotuit. Nam et illud utique dicturus erat discipulis tempore opportuno, de quo futuro tamquam praeterito loquens ait: Iam non dicam uos seruos sed amicos. Seruus enim nescit uoluntatem domini sui; uos autem dixi amicos quia omnia quae audiui a patre meo nota uobis feci; quod nondum fecerat, sed quia certo facturus erat quasi iam fecisset locutus est. Ipsis enim ait: Multa habeo uobis dicere, sed non potestis illa portare modo. Inter quae intellegitur et: De die et hora. Nam et apostolus: Neque enim iudicaui me, inquit, scire aliquid in uobis nisi Christum Iesum et hunc crucifixum. Eis enim loquebatur qui capere altiora de Christi deitate non poterant. Quibus etiam paulo post dicit: Non potui loqui uobis quasi spiritalibus sed quasi carnalibus. Hoc ergo inter illos nesciebat quod per illum scire non poterant. Et hoc solum se scire dicebat quod eos per illum scire oportebat. Denique sciebat inter perfectos quod inter paruulos nesciebat; ibi quippe ait: Sapientiam loquimur inter perfectos. Eo namque genere locutionis nescire quisque dicitur quod occultat quo dicitur fossa caeca quae occulta est. Neque enim aliquo genere loquuntur scripturae quod in consuetudine humana non inueniatur quia utique hominibus loquuntur.


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[degiovfe] - [2011-04-08 20:13:02]

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