Splash Latino - Agostino - De Trinitate - Liber I - 17

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Agostino - De Trinitate - Liber I - 17

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[17] Haec enim nobis contemplatio promittitur actionum omnium finis atque aeterna perfectio gaudiorum. Filii enim dei sumus, et nondum apparuit quod erimus. Scimus quia cum apparuerit, similes ei erimus quoniam uidebimus eum sicuti est. Quod enim dixit famulo suo Moysi: Ego sum qui sum. Et dices itaque filiis Israhel: Qui est misit me ad uos; hoc contemplabimur cum uiuemus in aeternum. Ita quippe ait: Haec est autem uita aeterna ut cognoscant te unum uerum deum et quem misisti Iesum Christum. Hoc fiet cum uenerit dominus et inluminauerit occulta tenebrarum, cum tenebrae mortalitatis huius corruptionisque transierit. Tunc erit mane nostrum de quo in psalmo dicitur: Mane adstabo tibi et contemplabor. De hac contemplatione intellego dictum: Cum tradiderit regnum deo et patri, id est cum perduxerit iustos quibus nunc ex fide uiuentibus regnat mediator dei et hominum homo Christus Iesus ad contemplationem dei et patris.

Si desipio hic, corrigat me qui melius sapit; mihi aliud non uidetur. Neque enim quaeremus aliud cum ad illius contemplationem peruenerimus, quae nunc non est quamdiu gaudium nostrum in spe est. Spes autem quae uidetur non est spes. Quod enim uidet quis, quid et sperat? Si autem quod non uidemus speramus, per patientiam exspectamus quoadusque rex in recubitu suo est. Tunc erit quod scriptum est: Adimplebis me laetitia cum uultu tuo. Illa laetitia nihil amplius requiretur quia nec erit quod amplius requiratur. Ostendetur enim nobis pater et sufficiet nobis. Quod bene intellexerat Philippus ut diceret: Domine, ostende nobis patrem et sufficit nobis. Sed nondum intellexerat eo quoque modo idipsum se potuisse dicere: 'Domine, ostende nobis te et sufficit nobis.' Vt enim hoc intellegeret, responsum est ei a domino: tanto tempore uobiscum sum et non cognouistis me? Philippe, qui me uidit, uidit et patre. Sed quia uolebat eum ex fide uiuere antequam illud posset uidere, secutus est et ait: Non credis quia ego in patre et pater in me? Quamdiu enim sumus in corpore, peregrinamur a Domino. Per fidem enim ambulamus, non per speciem. Contemplatio quippe merces est fidei, cui mercedi per fidem corda mundantur, sicut scriptum est: Mundans fide corda eorum. Probatur autem quod illi contemplationi corda mundentur illa maxime sententia: Beati mundicordes quoniam ipsi deum uidebunt. Et quia haec est uita aeterna, dicit deus in psalmis: Longitudinem dierum replebo eum, et ostendam illi salutare meum. Siue ergo audiamus: 'Ostende nobis filium,' siue audiamus: Ostende nobis patrem, tantumdem ualet quia neuter sine altero potest ostendi. Vnum quippe sunt, sicut ait: Ego et pater unum sumus. Denique propter ipsam inseparabilitatem sufficienter aliquando nominatur uel pater solus uel filius solus adimpleturus nos laetitia cum uultu suo.


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[degiovfe] - [2011-04-08 20:07:13]

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