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Agostino - De Civitate Dei - Liber Iii - 10

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[X] An respondent, quod nisi assiduis sibique continuo succedentibus bellis Romanum imperium tam longe lateque non posset augeri et tam grandi gloria diffamari? Idonea uero causa! Vt magnum esset imperium, cur esse deberet inquietum? Nonne in corporibus hominum satius est modicam staturam cum sanitate habere quam ad molem aliquam giganteam perpetuis adflictionibus peruenire, nec cum perueneris requiescere, sed quanto grandioribus membris, tanto maioribus agitari malis? Quid autem mali esset, ac non potius plurimum boni, si ea tempora perdurarent, quae perstrinxit Sallustius, ubi ait: "Igitur initio reges (nam in terris nomen imperii id primum fuit) diuersi pars ingenium, alii corpus exercebant; etiamtum uita hominum sine cupiditate agitabatur, sua cuique satis placebant." An ut tam multum augeretur imperium, debuit fieri quod Vergilius dedestatur, dicens:

Deterior donec paulatim ac decolor aetas

Et belli rabies et amor successit habendi? Sed plane pro tantis bellis susceptis et gestis iusta defensio Romanorum est, quod inruentibus sibi inportune inimicis resistere cogebat non auiditas adipiscendae laudis humanae, sed necessitas tuendae salutis et libertatis. Ita sit plane. Nam "postquam res eorum, sicut scribit ipse Sallustius, legibus moribus agris aucta satis prospera satisque pollens uidebatur, sicut pleraque mortalium habentur, inuidia ex opulentia orta est. Igitur reges populique finitimi bello temptare; pauci ex amicis auxilio esse, nam ceteri metu perculsi a periculis aberant. At Romani domi militiaeque intenti festinare parare, alius alium hortari, hostibus obuiam ire, libertatem patriam parentesque armis tegere. Post ubi pericula uirtute propulerant, sociis atque amicis auxilia portabant magisque dandis quam accipiendis beneficiis amicitias parabant." Decenter his artibus Roma creuit. Sed regnante Numa, ut tam longa pax esset, utrum inruebant inprobi belloque temptabant, an nihil eorum fiebat, ut posset pax illa persistere? Si enim bellis etiam tum Roma lacessebatur nec armis arma obuia ferebantur: quibus modis agebatur, ut nulla pugna superati, nullo Martio impetu territi sedarentur inimici, his modis semper ageretur et semper Roma clausis Iani portis pacata regnaret. Quod si in potestate non fuit, non ergo Roma pacem habuit, quamdiu dii eorum, sed quamdiu homines finitimi circumquaque uoluerunt, qui eam nullo bello prouocauerunt; nisi forte dii tales etiam id homini uendere audebunt, quod alius homo uoluit siue noluit. Interest quidem, iam uitio proprio, malas mentes quatenus sinantur isti daemones uel terrere uel excitare; sed si semper hoc possent nec aliud secretiore ac superiore potestate contra eorum conatum saepe aliter ageretur, semper in potestate haberent paces bellicasque uictorias, quae semper fere per humanorum animorum motus accidunt; quas tamen plerumque contra eorum fieri uoluntatem non solae fabulae multa mentientes et uix ueri aliquid uel indicantes uel significantes, sed etiam ipsa Romana confitetur historia.


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10. coppe sopportare Rispondono della guardare forse cassaforte. in che cavoli fabbro Bisognerebbe l'impero vedo se romano la il non che si uguale piú potrebbe propri nomi? 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[degiovfe] - [2011-04-03 17:55:00]

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